Ora è il tempo dei processi e della delusione, com’è normale che sia. Ma sarebbe un errore buttare a mare tutto: in settembre scattano le qualificazioni mondiali. Si può ripartire dallo straordinario Chiellini di Vienna. Si deve ripartire da Donadoni che non può essere giubilato perché De Rossi e Di Natale hanno sbagliato i rigori... di Xavier Jacobelli
Niente da fare: la maledizione degli Europei si accanisce contro l’Italia. Ai rigori gli azzurri erano diventati campioni del mondo, due anni fa a Berlino; ai rigori sono stati buttati fuori ieri sera a Vienna nei quarti di finale della competizione che non vincono da quarant’anni.
La ruota gira e stavolta tocca a noi uscire di scena nel modo più beffardo, mentre la Spagna si gode la prima, pesantissima vittoria sull’ex bestia nera che da 88 anni non batteva in una gara ufficiale. E anche se il successo è arrivato ai rigori, la sostanza non cambia.
E’ passata la squadra che ha meritato di più. E’ la legge del calcio: De Rossi e Di Natale hanno sbagliato e questi sono errori senza appello. Peccato, perché gli azzurri hanno sprecato una grande occasione, prima di tutto per colpa loro. Durante i tempi regolamentari, la partita è stata terribilmente brutta e noiosa, molto al di sotto delle attese che avevano preceduto questo quarto di finale. La Spagna ha avuto paura dell’Italia, l’Italia ha avuto paura della Spagna. Risultato: primo tempo da sbadigli, con manifesta e inconcludente superiorità territoriale iberica.
Due sussulti nella ripresa: Casillas che respinge la palla gol di Camoranesi, Buffon che rischia l’autogol sul tiro di Senna. Nei supplementari, la musica è cambiata, ma di poco.
E, purtroppo, non per merito di Toni, autentica, pesantissima palla al piede della Nazionale. L’impegno profuso dal bomber del Bayern è stato inversamente proporzionale al rendimento: la vera jattura dell’Italia è stata ritrovarsi con il fantasma dell’ex viola in questa fase finale degli Europei. Se Toni deve essere il terminale d’attacco e il terminale è spento, non c’è verso di passare. Tant’è vero che, in quattro partite, non c’è stato un attaccante di Donadoni capace di segnare un gol.
Per fortuna del ct, Aragones era andato nel pallone prima dei supplementari, togliendo incredibilmente Torres. Alla fine, il verdetto del campo è stato implacabile, tremendo, giusto. L’Italia senza Pirlo è una squadra che gioca al buio. Il milanista è unico nel suo genere: se non c’è, la Nazionale batte in testa.
Ora è il tempo dei processi e della delusione, com’è normale che sia. Ma sarebbe un errore buttare a mare tutto: in settembre scattano le qualificazioni mondiali. Si può ripartire dallo straordinario Chiellini di Vienna. Si deve ripartire da Donadoni che non può essere giubilato perché De Rossi e Di Natale hanno sbagliato i rigori. Donadoni merita di restare. Se Abete cambia, sbaglia.
di Xavier Jacobelli
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