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Di Pietro: "Berlusconi fa il magnaccia"
Il Pdl insorge, lungo silenzio del Pd

Il leader dell'Italia dei valori attacca il premier dopo le nuove conversazioni telefoniche con Agostino Saccà: "E' più impegnato a piazzare veline che a fare lo statista". L'avvocato Ghedini: "Agiremo in giudizio". Il portavoce Bonaiuti: "Linguaggio rozzo"

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Antonio Di Pietro Roma, 28 giugno 2008 - La 'furia' di Antonio Di Pietro contro il premier Silvio Berlusconi non conosce riposo settimanale. Anzi, il leader dell'Italia dei Valori, nella sua terra natale per il weekend, convoca i cronisti a Campobasso e dichiara senza remore: "Le intercettazioni che loro vogliono limitare ci fanno vedere un capo del governo che fa un lavoro più da magnaccia, impegnato a piazzare le veline che parlavano troppo, che da statista".

 

Non si fa attendere la reazione del governo e della maggioranza che annuncia una querela per diffamazione nei confronti dell'ex pm e chiede al Pd di prendere le distanze dal suo alleato. E il partito di Walter Veltroni in qualche modo lo fa non mettendo bocca nella polemica anti-Cavaliere innescata da Di Pietro con un silenzio rotto solo in serata da una nota di Anna Finocchiaro che denuncia lo squallore che emerge dalle intercettazioni pubblicate in questi giorni.

 

Difeso soltanto dal suo partito, Di Pietro dovrà fare i conti anche con la querela annunciata dall'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini: "E' del tutto evidente la portata diffamatoria che trascende di gran lunga ogni critica politica e per la quale saranno espedite tutte le azioni giudiziarie conseguenti", fa sapere il deputato del Pdl in un comunicato. E il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi, difende il suo leader: "Il centrodestra ha la coda di paglia e attacca Di Pietro che ha l'unica colpa di chiamare le cose col loro nome".

 

Il governo assegna al suo portavoce Paolo Bonaiuti la replica a Di Pietro che viene tacciato di usare un "linguaggio rozzo e volgare al di fuori della politica" e proprio "soltanto dell'osteria. Ma come può - si chiede il sottosegretario alla presidenza del Consiglio - un partito democratico che si definisce la nuova sinistra accettare e seguire questa degenerazione?".

 

E difatti il Pd non segue, restando fuori da una polemica che, si fa notare in ambienti democratici, "non abbiamo creato noi" e restando critico rispetto alla nuova ondata di intercettazioni pubblicate sui giornali. Il silenzio del 'loft' è rotto in serata solo da una nota del presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro che rileva come "il mondo che emerge dalle intercettazioni, al di là del rilievo che esse hanno da un punto di vista penale, colpisce per il degrado e per il ruolo affidato alle figure femminili, lontano mille miglia dalla realtà delle donne che incontriamo ogni giorno in Italia. E' una vicenda squallida", dice Finocchiaro aggiungendo un suggerimento che, pur senza nominarlo, sembra indirizzato proprio a Di Pietro e alle sue esternazioni odierne: "Anche la politica deve dare segnali in tal senso, anche evitando di usare un linguaggio truculento e offensivi".

 

Prende le distanze da Di Pietro anche il Prc con l'ex segretario Franco Giordano che sottolinea come l'antiberlusconismo dell'ex pm sia "una scorciatoia" e non nasconde il timore che anche il Pd possa seguirla. Interviene nel dibattito anche la Lega: "Di Pietro non fa altro che acchiappare i voti in libera uscita dal Partito Democratico, usando gli strumenti che gli sono propri", afferma il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli. "Il problema - prosegue il leghista - non è quello che che dice Di Pietro, il vero problema è Veltroni e la sua gestione del Pd, che sta trasformando anche di Pietro in un leader...".










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