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SCONTRO SULLA GIUSTIZIA

Lettera di Napolitano al Csm:
"No a pareri sulla costituzionalità"

Il presidente della Repubblica scrive all'organo di autogoverno della magistratura: "L'espressione di un parere non interferisce con le funzioni del Parlamento"

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mancino e napolitano Roma, 1 luglio 2008 - "L'espressione di un parere del Csm non interferisce con le funzioni proprie ed esclusive del Parlamento". È quanto sottolinea il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una lettera inviata al vicepresidente del Csm, Nicola Mancino. La lettera è stata letta dallo stesso Mancino in apertura del plenum nel quale Palazzo dei Marescialli dovrà esaminare il parere sul decreto sicurezza, inerente anche la norma blocca-processi.

 

"Non può suscitare sorpresa o scandalo - aggiunge Napolitano - il fatto che il Csm formuli un parere, diretto al Ministro della Giustizia, su un progetto di legge di assai notevole incidenza su materie di diretto interesse del Csm stesso. Si tratta infatti di una facoltà attribuitagli espressamente dalla legge n.194 del 1958, il cui esercizio si è consolidato in una costante prassi istituzionale".

 

I disegni di legge su cui il Csm è chiamato a dare pareri, ricorda il Capo dello Stato, "sono quelli 'concernenti l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della giustizia e ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materiè. I pareri sono dunque destinati a rilevare e segnalare le ricadute che le normative proposte all'esame del Parlamento si presume possano concretamente avere sullo svolgimento della funzione giurisdizionale".

 

Quindi, "così correttamente intesa - si legge ancora nella lettera di Napolitano - l'espressione di un parere del Csm non interferisce, altra mia preoccupazione già espressa nel passato, con le funzioni proprie ed esclusive del Parlamento: anche quando - sottolinea il Presidente della Repubblica - come nel caso dei decreti legge, per evidenti vincoli temporali, tale parere non abbia modo di esprimersi prima che il Parlamento abbia iniziato a discutere e deliberare".

 

Il Capo dello Stato con questa lettera esprime la sua "piena comprensione" per il "disagio" manifestato da Mancino "dinanzi alla violazione, in fase istruttoria, di quella regola di riservatezza che andrebbe rigorosamente osservata da parte di tutti i componenti del Csm e delle sue commissioni nel corso della preparazione e discussione di atti impegnativi e di particolare delicatezza. Il suo severo richiamo al rispetto di tale regola - scrive Napolitano a Mancino - è da me fortemente condiviso".

 

Il Presidente della Repubblica, inoltre, sottolinea che "non può esservi dubbio od equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, come è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni".

 

"Confido che nell'odierno dibattito e nelle deliberazioni che lo concluderanno - aggiunge il Capo dello Stato - non si dia adito a confusioni e quindi a facili polemiche in proposito. La distinzione dei ruoli e il rispetto reciproco, il senso del limite e un costante sforzo di leale cooperazione, sono condizioni essenziali - osserva Napolitano - ai fini della tutela e della valorizzazione di ciascuna istituzione, delle sue prerogative e facoltà".










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