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DA DAGOSPIA

La compagna di Cecchi Gori accusa:
Vittorio plagiato dalla maga del giudice

La deposizione di Mara Meis rilasciata alla Procura di Perugia lo scorso 7 marzo porta alla luce i rapporti tra il produttore cinematografico, tutt'ora in carcere, e il giudice Luisanna Figliolia

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Vittorio Cecchi Gori e Mara Meis Roma, 2 giugno 2008 - "E' stato montato un castello di carte" secondo l'avvocato Ugo Stile, uno dei legali che insieme all'avvocato Efisio Figus Diaz, difende il giudice romano Luisanna Figliolia, che lo scorso 30 giugno, davanti al gip di Perugia, Claudia Matteini, ha respinto tutte le accuse mosse nei suoi confronti negando di essersi interessata alle vicende giudiziarie del produttore cinematografico Vittorio Cecchi Gori. Il pubblico ministero, Sergio Sottani, al termine della lunga udienza durata oltre 8 ore, ha depositato oggi nuovi atti.

 

"La Figliolia - ha affermato l'avv. Ugo Stile - ha respinto e confutato tutti gli addebiti". In particolare, in merito alle numerose elargizioni che, secondo la Procura perugina, il giudice romano avrebbe costretto o comunque indotto Vittorio Cecchi Gori a dare nei suoi confronti, Figliolia ha negato oggi di aver mai ricevuto una collana in regalo dal produttore cinematografico. Ha ammesso invece di aver ricevuto in dono una borsa, definita dalla Figliolia un regalo di scarso valore economico e comunque contraccambiato, come anche il pagamento della cena di una festa di compleanno.

 

In merito poi al contratto di lavoro che secondo la tesi accusatoria la Figliolia avrebbe indotto o costretto Cecchi Gori a stipulare a favore del marito, il legale del giudice romano ha sottolineato che l'accordo era stato stipulato "prima che ci fossero rapporti stretti fra la Figliolia e Cecchi Gori". "Un contratto di notevole impegno professionale - ha proseguito il legale - riguardante una consulenza a tutto campo e che prevedeva una retribuzione corrispondente all'impegno ma che, per quanto riguarda i pagamenti da parte di Cecchi Gori non sono mai stati erogati se non in minima parte: 180mila euro in un anno a fronte dei 100mila al mese previsti".

 

Il giudice per le indagini preliminari di Perugia, Claudia Matteini, si è riservata di decidere sulla richiesta di sospensione dall'esercizio della professione di magistrato avanzata dalla Procura della Repubblica del capoluogo umbro nei confronti del giudice romano, Luisanna Figliolia, indagata per concussione nei confronti del produttore cinematografico Vittorio Cecchi Gori e di abuso d'ufficio. L'udienza, cominciata la mattina di lunedì scorso a palazzo di Giustizia intorno alle 11, si è conclusa in tarda serata dopo diverse sospensioni.

 

LA DEPOSIZIONE DI MARA MEIS

 

"Conosco il sig. Vittorio Cecchi Gori dal settembre del 2005 quando in occasione del primo incontro di lavoro mi sono recata presso la sua abitazione, presentata da un comune amico. A questo primo incontro ha fatto seguito un periodo di assidua frequentazione dovuta al fatto che il Cecchi Gori dal primo momento mi ha corteggiato, fino a quando é iniziata la nostra stabile relazione. Da fine ottobre dello stesso anno abbiamo convissuto a casa sua, presso Palazzo Borghese.

 

Per un anno e mezzo la nostra relazione si è evoluta normalmente, avevamo progetti a lungo termine che sarebbero dovuti essere coronati dal matrimonio e da figli. Abbiamo, tuttavia cominciato ad avere seri problemi dal marzo dell'anno 2007. In tale data, infatti, é entrata nella nostra vita. la dott.ssa Luisanna Figliolia. Devo precisare che il Cecchi Gori Vittorio era assillato dalle sue vicissitudini giudiziarie e il suo segretario sig. Lattari, tramite un conoscente, sig. Sergio Briganti. avendo sentito dire che vi era un magistrato in grado di aiutare a risolvere tali vicissitudini, contattò il marito della Figliolia, tale Bologna Luciano che, come rappresentato dal Briganti, sarebbe dovuto essere il tramite necessario per "arrivare al Giudice".

 

Ricordo che Vittorio Cecchi Gori subì un intervento chirurgico in data 2 marzo e una decina di giorni dopo, verso le ore diciotto, venne in casa il dott. Luciano Bologna. Dopo tale primo colloquio, la sera successiva venne in casa il sig. Sergio Brigranti a dire che il Bologna poteva interessarsi delle sue vicende ma chiedeva un contratto di consulenza di 100.000 euro mensili. Cecchi Gori accettò e dopo un paio di giorni vi fu l'incontro che terminò con la firma sul contratto di consulenza che prevedeva un emolumento mensile di 100.000 euro a cui è necessario aggiungere vari benefit del tipo macchina con autista, spese per propri autonomi spostamenti e l'utilizzo della casa di Londra, per prassi usufruiti.

 

II 3 marzo 2007, presso il notaio Renato Votta, Vittorio Cecchi Gori attribuiva una procura generale al Bologna per la cura delle sue società. La sera successiva alla firma dai contratto, i coniugi Bologna-Figliolia vennero a cena a casa e la dott.ssa Figliolia cominciò à frequentare Palazzo Borghese sempre più assiduamente fino a rappresentare una presenza quotidiana.

 

La dott.ssa Figliolia rassicurava Vittorio tutti i giorni affermando che era stato vittima di una macchinazione, che "lo avevano messo in mezzo" e che lei lo avrebbe aiutato a fare giustizia. Tanto bastava a rendere contento Vittorio della sua presenza. Proprio per perseguire il suo "intento di giustizia" ottenne da Vittorio di poter interagire con tutti gli avvocati, i quali, dopo i primi colloqui, mostrarono chiari segni di insofferenza dovuti alla presenza ed alla ingerenza di un Giudice nel loro lavoro.

 

Questi avvocati erano i legali storici di Cecchi Gori: avv. Gaetano Franchina, avv. Maurizio Canfora, avv. Patrizia Del Nostro, avv. Antonio Conte, avv. Giosuè Naso, nonché Sergio Scicchitano, di più recente nomina ma sempre precedente all'arrivo in casa della Figliolia. I primi tre, proprio per queste ingerenze, rinunciarono ai loro mandati. L'avv. Naso fu revocato proprio per pressione della Figliolia e contro la volontà di Vittorio. Tra i professionisti che si interessavano di seguire le vicende legali vi era anche la dott.ssa Saitta che operava coma consulente e per la quale, sempre su enorme pressione della Figliolia vi fu la revoca del mandato. In particolare proprio con riferimento alla dott.ssa Saitta ricordo che, in occasione di un viaggio a Londra, in data 28 aprile 2007, di ritorno da una cena, la dott.sa Figliolia esercitò una continua pressione, insieme alla maga ed al marito affinché lui "cacciasse a calci” la Saitta perché era inadeguata ed incompetente. Ricordo che Vittorio non voleva assolutamente privarsi della Saitta, provocando l'ira della Figliolia.

 

Che intende per maga?

 

La maga è la sig.ra Maria Giulia Dominici e si accompagnava spessissimo alla Figliolia. Noi della casa la soprannominavamo la maga perché lei assumeva di possedere doti soprannaturali. Abbiamo fatto la sua conoscenza in data 22 aprile 2007 allorché la Figliolia la condusse in casa nostra presentandola come la sua miglior amica. Il giorno di Pasqua, la dott.ssa Figliolia ci comunicò che la maga aveva parlato con la madre di Vittorio e che la stessa aveva comunicato di "stare bene e che voleva bene al figlio e che gli stava sempre vicino".

 

I successivi messaggi della madre, intermediati dalla maga, erano quelli di lasciarmi per tornare con la moglie. La maga forniva indicazioni anche sui più vari aspetti della vita, anche professionale, interpellando i morti e fornendo la loro versione. In occasione della discussione londinese, in merito alla dott.ssa Saitta, la maga per verificare quanto affermato dalla Figliolia, diceva di dover consultare la madre di Vittorio ma di non riuscirci in quanto la mia presenza faceva da "muro". Allo quattro di notte mi obbligarono a lasciare il salotto ed andare via in camera da letto per comunicare con i morti e fornire il responso a Vittorio.

 

Con riferimento alla vicenda della dott.ssa Saitta, Vittorio non voleva privarsene assolutamente e continuò a tenerla più defilata, in modo da evitare il problema di doverla revocare, fino a quando la dott.ssa Figliolia riuscì ad imporne la revoca e l'allontanamento. Devo precisare che Vittorio è una persona mollo debole e che già difficilmente riusciva a reggere l'enorme pressione psicologica esercitata dalla Figliolia.

 

La presenza della maga, che assumeva di comunicare con la madre di Vittorio, lo rendeva assolutamente vulnerabile, cosicché se Vittorio fosse riuscito a superare l’insolenza della Figliolia, avrebbe certamente ceduto alle cose dette dalla maga e millantate come affermazioni della madre defunta. La Dominici, detta maga, esercitava su Vittorio Cecchi Gori una insostenibile violenza, imponendo di fatto le cose che la dott.ssa Figliolia non riusciva ad ottenere con la sua opera di pressione e convincimento.

 

Questo episodio cominciò a ingenerare in Vittorio un serio timore nei confronti del gruppo della Figliolia, mi manifestava la sua paura generata dalla violenza con la quale la Figliolia e la maga si erano rapportati con lui…










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