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LA FINE DI UN INCUBO

Colombia, liberata Ingrid Betancourt
A Bogotà l'atteso abbraccio con i figli

Operazione delle forze armate: quattro mesi di preparativi per un blitz di 5 minuti. "Aspiro ancora alla carica di presidente". Sarà visitata dal medico di Sarkozy. Liberi anche 3 ostaggi americani e 11 militari. Soddisfazione in tutto il mondo: gioia in Vaticano, congratulazioni di Bush e dell'Ue. Il presidente francese: "Fiero del suo coraggio". Messaggio di Napolitano

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Ingrid Betancourt atterra a Bogotà Bogotà, 3 luglio 2008 - Con uno zaino sulle spalle e il giubbotto dell'esercito, Ingrid Betancourt, è scesa dall'aereo che la portava a Bogotà. Molto smagrita e i capelli raccolti con uno chignon, la donna è apparsa sorridente e in buone condizioni, considerato il lungo sequestro, e ha abbracciato per primi la madre, Yolanda Pulecio, e il marito.

 

Dopo di lei sono scesi dalla scaletta dell'aereo, gli altri 14 ostaggi liberati dalle Farc. Una volta a terra, gli ex-ostaggi hanno camminato tutti insieme verso la ritrovata libertà, offrendosi a una foto di gruppo, destinata a entrare a far parte della storia. La Betancourt è apparsa contenta, molto vigile, senza alcun segno di sofferenza e completamente diversa dalle immagini che erano circolate nel novembre scorso.

 

"Sono molto emozionata. Voglio ringraziare Dio e la Vergine Maria: a loro devo molto, per molto tempo ho atteso questo momento". Queste le prime parole di Ingrid Betancourt, subito dopo l'arrivo alla base militare di Catam vicino a Bogotà. Ma l'ex ostaggio delle Farc s'interrompe qualche secondo per invitare la mamma "a non piangere, non ce n'è più bisogno". Poi prosegue: "Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno sostenuto e hanno pensato a me, anche solo per un momento, tutti quelli che hanno provato compassione. Ringrazio tutti i colombiani e tutti i francesi. E ringrazio l'esercito della Colombia, la mia patria. L'operazione è stata perfetta".

 

"Aspiro ancora alla carica di presidente della Colombia", ha ammesso poi l'ex candidata. "La rielezione del presidente Alvaro Uribe nel 2006 è stata molto positiva per la Colombia" ha detto Betancourt, che era in corsa per la carica presidenziale nel 2002 contro Uribe quando fu rapita dalle Farc. "Uribe è stato finora un buon presidente, ma continuo ad aspirare alla sua carica. Anche se per ora sono solo un soldato in più", ha concluso.
 

 

IL MINISTRO DELLA DIFESA ANNUNCIA LA LIBERAZIONE

Sono da poco passate le 21 di ieri (ora italiana) quando  il ministro della Difesa Juan Manuel Santos annuncia la liberazione di Ingrid Betancourt, insieme a tre ostaggi americani e undici militari. 

 

Ingrid Betancourt e gli altri ostaggi si trovano dall'esercito in condizioni "ragionevolmente buone", ha riferito il ministro della Difesa Juan Manuel Santos. La franco colombiana Betancourt, 46 anni, era stata rapita dalle Farc il 23 febbraio del 2002 mentre era impegnata nella campagna elettorale per le presidenziali vinte poi da Alvaro Uribe. Negli ultimi mesi si sono rincorse le voci sul deterioramento del suo stato di salute ed erano apparse delle immagini che la ritraevano molto dimagrita. "Questa operazione non ha precedenti e sottolinea la qualità e il professionismo delle forze militare colombiane".

 

LA DINAMICA DELLA LIBERAZIONE

La liberazione è stata opera di un commando dell'esercito colombiano. Secondo quanto dichiarato da Santos i soldati colombiani hanno catturato alcuni ribelli delle Farc e circondato l'area dove tenevano sequestrati gli ostaggi. Quindi sono riusciti a convincere gli altri guerriglieri a rilasciare i loro prigionieri.  

 

Il generale Jaime Padilla de Leon ha detto, descrivendo in dettaglio l''Operazione Scacco', che il blitz era organizzato in tre fasi: la prima ha consistito nell'individuazione della zona dove gli ostaggi erano trattenuti dalle Farc, nella regione di Guaviare (sud del paese) un ''lavoro di intelligence ed infiltrazione'' della cupola del gruppo guerrigliero e la seconda nell'operazione di riscatto. La terza fase, ha aggiunto Padilla de Leon, consisteva nel piano alternativo preparato in caso l'operazione di riscatto fallisse, il che non è avvenuto.










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