Durante l'intervento al San Matteo di Pavia i medici scoprono che i tessuti dell'organo del donatore sono friabili. Il cardiochirurgo Viganò: "Era stato giudicato idoneo". Lo sfogo straziante della madre
GROSSETO — GIOVEDÌ sera era ancora una ragazza sorridente, che andava incontro a un futuro migliore grazie al nuovo cuore che di lì a poche ore avrebbe ricevuto. Da ieri non c’è più. A piangerla rimane una madre forte, che con grande dignità chiede ai medici il perché della morte di sua figlia. Proprio dopo quel trapianto in cui tutti credevano. Silvia Trabalzini avrebbe compiuto 35 anni il 26 agosto. Il suo sorriso e la sua disponibilità rimanevano in chiunque passasse dall’amministrazione comunale di Grosseto, dove Silvia ricopriva il delicato incarico di capo ufficio stampa. Conviveva da tempo, senza farlo mai pesare a chi gli stava intorno, con la grave malattia che rendeva deboli i tessuti del suo cuore. Giovedì sera stava lavorando. Era a un incontro ufficiale del sindaco quando il suo cellulare è squillato. «C’è un cuore nuovo per te». Silvia lo aspettava da tre mesi quel cuore nuovo.
UNA NUOVA vita, un futuro migliore: questo l’attendeva dopo il trapianto. E quando è salita sull’elicottero del 118 che da Grosseto l’ha portata in Lombardia, dove sarebbe stata operata, la giornalista Silvia Trabalzini ha cominciato a inviare messaggi ai cellulari di tutti quelli a cui voleva bene. «Mi hanno chiamata a Pavia, c’è un cuore disponibile. Sto aspettando Pegaso (l’elicottero del 118, ndr) per partire». Questo l’sms che hanno ricevuto sul loro cellulare gli amici.
«E ADESSO Silvia non c’è più — dice la madre — Finché potrò, dirò a tutti che mia figlia è stata ammazzata. Le avevano promesso un cuore nuovo quei medici, e lei in loro riponeva tutta la sua fiducia. Ma qualcosa è andato storto. Ho parlato con i cardiologi che hanno effettuato il trapianto. Riferiscono di un cuore nuovo i cui tessuti si sono lacerati dopo le suture. Io non combatterò contro l’ospedale, Silvia non lo avrebbe mai voluto. Quello che so è che è entrata in sala operatoria ed era una ragazza in salute. Adesso non c’è più». Silvia ha scritto sms fino a mezzanotte, fino a poco prima di entrare in sala operatoria. «C’è l’ok, entro in sala op verso le 2»: ha raccontato attimo per attimo le fasi precedenti l’inizio dell’intervento. Ha fatto la cronista di sé stessa. Poi il buio.
E NELLE redazioni giornalistiche che la sentivano al telefono ogni giorno, ieri c’era un silenzio difficile da spiegare. Non c’è più quella ragazza che lavorava senza sosta per dieci ore al giorno senza tradire mai la minima fatica, lei che pure viveva da 13 anni con un defibrillatore nel petto.. Era nata a Siena. Una carriera giornalistica iniziata nelle redazioni dei quotidiani locali senesi. Prima con La Nazione, a metà anni Novanta, quindi con Il Cittadino di Siena. Nel 1998 la laurea in Scienze della comunicazione. Diventa giornalista pubblicista, quindi giornalista professionista il 5 ottobre 2006. Una grande tenacia, nonostante ormai da diversi anni sapesse di essere malata.
ARRIVA DOPO poco l’incarico come capo ufficio stampa del Comune di Grosseto, lei che già aveva avuto importanti esperienze nell’ufficio stampa del Comune di Chiusi, in provincia di Siena. Lo scorso 27 giugno aveva fatto gli ultimi controlli all’ospedale di Pavia. Come paziente in lista d’attesa per un cuore nuovo, doveva sottoporsi continuamente a visite e controlli. «Tutto sembrava andare per il verso giusto», raccontano i colleghi del Comune. La speranza era negli occhi di Silvia, negli occhi di tutti. Quel cuore nuovo sarebbe arrivato da un momento all’altro, e per Silvia sarebbe iniziata una nuova vita. E’ tragico, eppur vero, dire che Silvia ha avuto una gran fortuna ad avere, nel giro di tre mesi, un cuore nuovo sulla carta compatibile, ma che invece alla fine l’ha uccisa. I medicinali che assumeva, pur forti, non le facevano perdere la grinta di sempre. Non le facevano perdere la forza. La stessa forza che ha adesso sua madre nel chiedere la verità. Nel chiedere perché quel cuore nuovo si sia improvvisamente sfilacciato nel petto di sua figlia. «Vogliono analizzare il cuore nuovo, vogliono capire cosa è successo», ha raccontato la madre annunciando ieri da Pavia l’inizio dell’autopsia.
LA CARRIERA di Silvia Trabalzini, giornalista, si è chiusa giovedì sera, mentre guardava il cielo dal finestrino dell’elicottero, con il cellulare in mano. Felice di raccontare a tutti: «E’ arrivato il mio cuore nuovo». Felice di pensare che la sua vita sarebbe stata migliore. Perché di quei medici di Pavia, che la seguivano passo passo nella preparazione dell’intervento, c’era solo da fidarsi. Adesso negli occhi degli amici e dei colleghi, negli occhi dei giornalisti che collaboravano con lei, c’è solo incredulità. Silvia, che stava per laurearsi una seconda volta, in filosofia, non c’è più. Silvia, che amava la lirica e la poesia, se n’è andata. Un’città intera vuole sapere, vuole spiegazioni. Fino a giovedì era una ragazza sorridente, che andava incontro a un futuro migliore. Si chiamava Silvia Trabalzini, giornalista.
di FRANCESCO MARINARI
Il pizzaiolo siciliano Pasqualino Barbasso si prepara per lo show di pizza acrobatica, riuscendo a far roteare un 'disco' di pasta del diametro di due metri. Barbasso, che ha vinto il titolo nel 2002, gira il mondo con il suo show. Qui è a Ostrava, nella repubblica