La moglie del capoclan dei Casalesi, già sfuggita alla cattura il 26 maggio, è accusata di estorsione aggravata dal metodo mafioso
Napoli, 9 luglio 2008 - Errichetta Avallone, moglie del capoclan dei Casalesi Antonio Iovine, è stata arrestata all'alba dai carabinieri del Comando provinciale di Caserta a San Cipriano di Aversa. La donna, 39 anni, consorte del boss detto ''o ninno', è stata raggiunta da un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. E' accusata di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
La donna, il 26 maggio scorso, era sfuggita all'arresto durante l'operazione che portò alla cattura di 55 affiliati al clan dei Casalesi per i reati di associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi e munizioni, riciclaggio e illecita concorrenza.
In particolare si è accertato che Errichetta Avallone aveva attuato personalmente gli ordini del marito, costringendo la cognata, Rosanna De Novellis, 48 anni e vedova di Carmine Iovine (ucciso in un agguato nel 1994 e fratello di Antonio, ndr) a non recarsi nel territorio di San Cipriano di Aversa.
La donna era stata anche costretta a cessare l'attività commerciale che gestiva, un negozio di biancheria intima situato all'interno del centro commerciale 'Borgo Antico'. Una 'punizione' per aver infranto le ataviche regole dell'organizzazione mafiosa. De Novellis, a pieno titolo inserita nel gruppo dei Casalesi anche per aver favorito la latitanza del cognato, aveva infatti manifestato la volontà di sposare una persona estranea al clan.
Questo motivo aveva scatenato la reazione del gruppo Iovine e le azioni ritorsive attuate proprio da Errichetta Avallone.
L'ex cognata si era, infatti, vista estromessa dai ruoli di vertice che fino a poco tempo prima le erano attribuiti. Le venne, inoltre, impedito di recarsi persino sulla tomba del marito, a consegnare le chiavi e a cedere a terzi la propria attività commerciale. Alla donna, inoltre, venne 'revocato' lo stipendio erogatole dal gruppo criminale e anche il pagamento di un mutuo per l'abitazione di proprietà di Aversa.
L'indagine ha inoltre consentito di far luce sulle minacce di morte ricevute dalla De Novellis nonostante la richiesta di intervento formulata dal figlio della vittima, Oreste, a Filomena Buonanno, sua nonna e madre del latitante Antonio.
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