Indifferenta alle polemiche e alle pressioni, Beppino Englaro comunica che non ha intenzione di attendere la decisione del Pg sull'eventualità di impugnare il decreto e sulla struttura rpecisa: "Certo non in un ospedale con medici obiettori"
Lecco, 11 luglio 2008 - Beppino Englaro non ha intenzione di attendere la decisione della Procura generale di Milano sull'eventualità di impugnare il decreto col quale la Corte d'appello civile ha autorizzato la sospensione dei trattamenti che tengono in vita la figlia Eluana. Lo ha reso noto uno degli avvocati, Vittorio Angiolini, che ha tutelato gli interessi della giovane donna nel procedimento.
"Preso atto del carattere esecutivo del pronunciamento della Corte d'appello - si legge in una nota diffusa dal legale - in adesione ai principi di diritto della Corte di Cassazione, in qualità di tutore Beppino Englaro rende noto di aver valutato, in accordo con la curatrice speciale avvocata Franca Alessio, che l'interesse di Eluana comporti il disporre l'interruzione dei trattamenti di sostegno vitale artificiale in atto, quale è stata autorizzata e di cui si sta valutando l'attuazione nel più rigoroso, pieno e trasparente rispetto di ogni direttiva e indicazione espressa in sede giurisdizionale".
Il papà di Eluana, inoltre, "richiama la stampa e tutti i mezzi di informazione all'esigenza di rispetto della riservatezza dovuto per il mantenimento della dignità personale di Eluana, in relazione allo stato in cui si trova e ai suoi personali convincimenti come giudizialmente accertati". L'avvocato Angiolini ha poi aggiunto che l'interruzione dei trattamenti terapeutici avverrà "in modo chiaro e controllabile dall'opinione pubblica in modo tale da sapere come verrà fatto".
"Beppino Englaro ci tiene a far sapere - ha precisato - che, ora che finalmente i giudici gli hanno dato ragione, non ha cambiato idea e non ha alcuna esitazione; è una persona cosciente di quel che fa e di quel che pensa". Secondo quanto riferisce l'avvocato, non è ancora stata individuata la struttura nella quale avrà luogo l'ultimo 'attò della vita di Eluana.
LA SCELTA DELLA STRUTTURA
Indifferenta alle polemiche e alle pressioni, il papà di Eluana, che negli ultimi 9 anni ha combattuto per togliere la ragazza dal limbo della sua non-morte dichiara: "Non abbiamo ancora deciso come muoverci - ha detto al telefono all'Apcom - Non è facile attenersi a tutti gli obblighi di legge. Finora abbiamo sempre rispettato la legalità. Quel che è certo è che ora si tratta di giorni, non sono più anni".
Difficile individuare una struttura dove accompagnare verso la morte Eluana. La sentenza parla di "un hospice o di altro luogo di ricovero". In ogni caso bisognerà trasferirla dalla casa di cura "Beato Luigi Talamoni" gestita dalle Suore Misericordine che "non sospenderanno mai l'alimentazione a Eluana".
In merito Beppino dice: "Stiamo cercando la struttura dove farlo. Per certo non entreremo mai in una struttura con medici obiettori. E quello che posso dire è che l'ospedale di Lecco non è una struttura che può essere presa in considerazione. Il Manzoni non c'entra".
Beppino prende anche le distanze dalla posizione assunta ieri dell'ospedale lecchese. "E' diventata una situazione così confusa quando invece è così limpida - si è limitato a dire il signor Englaro - Ha fatto tutto Massei io non sono mai intervenuto e non lo farò mai. Non non abbiamo alcuna confusione in testa. La sentenza è chiara e di massimo livello e noi vogliamo agire al massimo livello con trasparenza cristallina".
Alla iniziale disponibilità ad aiutare la ragazza in questa ultima fase della sua vita, espressa dal primario Riccardo Maffei, ieri è arrivato il dietro front del professore che con una dichiarazione ufficiale chiarisce che la sua posizione "è sempre stata e sempre sarà per la vita, qualunque essa sia".
CHI TOGLIERA' IL SOONDINO
Per il papà di Eluana, che da circa nove anni si batte per poter staccare la spina alla figlia, togliere il sondino che la alimenta e la idrata non è un problema. "Non ho ancora chiarito se sarò io a togliere il sondino a Eluana. Ma non è un problema nè per me nè per un medico".
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