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Ecco come morirà Eluana Englaro
Qui passerà dal sonno alla morte

Nell’hospice del Lecchese dove il padre ha già chiesto che venga trasferita la figlia, in coma vegetativo dal 1992. La donna vi entrerà da malata terminale quando un medico le avrà staccato il sondino

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eluana englaro, in coma dal '92 Airuno (Lecco), 15 luglio 2008 - All’esterno nulla lascia pensare a una clinica. Le ampie finestre, le travi di legno scuro del tetto, i ballatoi di una volta, i muri giallo ocra che si affacciano sulla corte impreziosita qua e là da fiori, piante e rampicanti. In mezzo un grazioso praticello, solcato da un sentiero di sassi che conduce all’ingresso. Sembra una semplice e accogliente casa nel centro storico di Airuno.


Non lo è. In questa casa, su cui incombe — protettivo — il campanile della chiesa del paese lecchese, ci sono malati che trascorrono gli ultimi giorni della loro vita. Tecnicamente si chiamano malati terminali, all’Hospice «Il nespolo» sono persone speciali da accompagnare alla morte con la professionalità di un istituto di cura, ma anche e soprattutto con tanto amore.

 

Sarà questo l’ultimo luogo terreno anche per Eluana Englaro, la ragazza lecchese in coma vegetativo dal 1992. Lì papà Beppino e mamma Saturna potrebbero dirle addio per sempre, placando forse così quel dolore mai accettato per il sorriso strappato loro troppo presto. Ieri il papà ha chiesto ufficialmente il ricovero della figlia proprio qui. Eluana — spiega un comunicato dirmamato ieri sera dall’Hospice — vi entrerà però solo da malata terminale, quando un medico le avrà, altrove, staccato il sondino che l’alimenta da 16 anni.

 

E su questo la nota della struttura è categorica: entrano solo pazienti con aspettative di vita medio-brevi. Le suore Misericordine, dove da anni la figlia è ricoverata, si sono opposte a che l’interruzione dell’alimentazione avvenga nella clinica lecchese ‘Beato Luigi Talamoni’. Beppino Englaro si è incontrato con Mauro Marinari, ex primario di Rianimazione al San Leopoldo Mandic e ora direttore sanitario dell’Hospice, per visitare la struttura. Le camere possono accogliere al massimo dodici pazienti. Sono tutte confortevoli. Prevale la compostezza della sobrietà: colori pastello alle pareti, tende blu copriletti a tinte floreali. Sono tutte singole, sono provviste di bagni e cucine per i parenti che assistono i malati.


Papà Beppino e mamma Saturna potranno così trascorrere gli ultimi giorni di vita di Eluana al suo fianco. Potranno vivere con lei tutti gli istanti che la separano dall’ultimo respiro. Il caldo sole estivo penetra dalle finestre sul cortile interno, una vecchia corte che dà serenità. Da quelle finestre si vedono anche le rose lilla, quelle che tanto piacevano ad Eluana. Chissà se papà Beppino e mamma Saturna glielo racconteranno. Saranno loro, soli, insieme a quella figlia che tanto hanno amato e per la quale tanto hanno sofferto.

 

Saranno gli ultimi giorni e l’Hospice è pronto ad assicurare loro tutta la serenità di cui ognuno ha bisogno in questi momenti cruciali. Per chi va e chi resta. Nelle ultime ore ha spiegato lo stesso dottor Marinari: «Ho prospettato la possibilità di un ricovero a casa della ragazza». Questo anche perché attualmente i 12 letti disponibili sono tutti impegnati «e la lista di attesa — aggiunge il direttore — è comunque lunga». Eluana potrebbe dunque ritornare nella sua casa di via Spirola. Manca dalla notte del 18 gennaio 1992, la sera dell’incidente che l’ha mandata in coma. Al rientro da una serata in discoteca con amici, perse il controllo della sua Bmw. Quella notte Eluana smise di essere quella ragazza capace di ammaliare tutto e tutti con un semplice e spontaneo sorriso. Papà Beppino non è mai riuscito ad accettare di non vedere più quel sorriso.

 

La battaglia legale è stata vinta: i giudici gli hanno dato ragione. Ma adesso arriva la decisione più dura da prendere. Perché di fronte alla morte nessuno, nemmeno dopo sedici anni di coma vegetativo, può dirsi pronto. Nemmeno Beppino e Saturna, che ora cercano la serenità prima di dire addio per sempre alla loro Eluana.

di Andrea Morleo










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