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IL CASO / ELUANA ENGLARO

La procura: "Non fate nulla prima della nostra decisione"

Il ricorso: "Caso complesso, la prossima settimana ci sarà la pronuncia". Ma la richiesta di sospensione pare certa

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Il padre di Eluana englaro con una foto della figlia in coma dal '92 Milano, 15 luglio 2008 - La procura generale decide di non decidere fino a metà della prossima settimana. «Nella convinzione — si legge in un comunicato firmato dal facente funzioni di procuratore generale, Gianfranco Montera — che da parte di tutti i protagonisti di una così dolorosa e problematica vicenda ci si ispiri alla massima cautela e ponderazione». Tradotto, vuol dire che la procura confida che, ancora per qualche giorno, ad Eluana — da 16 anni in stato vegetativo permanente — non verrà staccato il sondino naso-gastrico che, alimentandola e idratandola, la tiene in vita.
Ma perché non ricorrere subito, allora, contro il decreto della Corte d’appello civile che, nel solco tracciato mesi fa dalla Cassazione, ha autorizzato il padre di Eluana a procedere al distacco senza dover attendere ancora?

 

Perché la Procura generale «manifesta la necessità di un adeguato approfondimento delle complesse problematiche giuridiche poste dal caso». In realtà, la decisione del ricorso sembrerebbe ormai presa. Il problema, però, sono i tempi. Beppino Englaro, che ha lottato 16 anni per poter mettere fine all’odissea della figlia, ora ha il diritto di farlo sulla base di un decreto che è immediatamente esecutivo: ha trovato il luogo — l’hospice di Airuno — e l’ex primario del Niguarda Carlo Alberto Defanti ha già dato la sua disponibilità. Per ottenerne la sospensione, la procura generale dovrà chiederla alla stessa Corte d’appello che ha emesso la storica sentenza. E se, nel frattempo, il padre di Eluana decidesse di procedere? «Se dovesse farlo, se ne assumerebbe la responsabilità», fanno sapere in procura, dove sembrano convinti che una presa di posizione in tal senso potrebbe non essere condivisa neppure da chi lo sta appoggiando nella sua battaglia.

 

Sul comunicato della procura generale, il commento dell’avvocato Vittorio Angiolini, legale della famiglia di Eluana, è piuttosto duro: «E’ un atto irrituale che non ha alcun effetto giuridico e non cambia nulla». Il legale aggiunge di non capire «cosa potrebbero scrivere nel ricorso». E poi, a proposito delle pressioni di una certa opinione pubblica contraria ai principi del decreto emesso dalla Corte d’appello, protesta: «Oltre a dar conto della lettera del sottosegretario alla Salute, i giornali dovrebbero anche ricordare che questa vicenda è passata attraverso otto gradi di giudizio tra cui per ben due volte la Cassazione. E che proprio quest’ultima, lo scorso ottobre, ha tracciato la strada in maniera vincolante».

 

E, ieri sera al termine della riunione a cui hanno partecipato il padre, l’avvocato e il professore Defanti, la curatrice speciale di Eluana, Franca Alessio precisa: «Confermiamo che si procederà, ma sulle modalità e sui tempi non diremo più nulla». 

di Mario Consani










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