Tre consiglieri togati del Movimento per la giustizia chiedono al comitato di presidenza l'apertura di una pratica. "Accuse generiche di parzialità e giudizi preconcetti da parte di esponenti politici"
Roma, 16 luglio 2008 - Dopo tre giorni di isolamento in una cella tre metri per tre, guardato a vista giorno e notte, domani il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, sarà interrogato, alle 11, nel carcere di Sulmona dal pool dei magistrati che seguono l'inchiesta su presunte tangenti nella sanità privata.
Nel carcere di massima sicurezza si recheranno, oltre al gip, il procuratore capo Nicola Trifuoggi con i sostituti Giuseppe Bellelli e Giampiero di Florio. Dal carcere, intanto, si apprende che il governatore denota grande tranquillità e ieri sera ha mangiato il pasto dei detenuti così come ha fatto oggi per il pranzo. Sempre domani saranno interrogati Camillo Cesarone, capogruppo del Pd, alle 9, al carcere di Chieti e l'assessore Boschetti, alle 14, al carcere di Lanciano.
Venerdì sara la volta di Lamberto Quarta, segretario della presidenza della Regione, Luigi Conga, ex manager della Asl di Chieti e Gianluca Zelli, che per diverso tempo ha lavorato per il gruppo sanitario di Vincenzo Angelini, la «gola profonda». Questi tre indagati saranno interrogati al carcere di Pescara. Gli inquisiti finiti ai domiciliari saranno invece interrogati in Tribunale lunedi prossimo. Si tratta dell'assessore regionale alla sanità Bernardo Mazzocca, Angelo Bucciarelli, capo della segreteria politica dello stesso assessorato, l'ex assessore alla sanita Vito Domenici, quando c'era la giunta Pace di centrodestra, e Giancarlo Masciarelli, ex presidente della Finanziaria regionale abruzzese considerata la 'mentè delle cartolarizzazioni della sanità.
Anche Francesco Di Stanislao, direttore dell'agenzia regionale sanitaria, che ha il divieto di dimora a Pescara, dovrebbe essere interrogato lunedì. Oggi, intanto nuova sfilata di indagati in procura a Pescara: sono stati ascoltati gli assessori Mimmo Srour, Franco Caramanico, da poco sostituito in giunta, Fernando Fabbiani, che ha rimesso la delega al suo partito, il Pdci, Marco Verticelli e Giovanni D'Amico.
Per tutti le domande hanno rigurdatO principalmente l'iter della delibera n. 58 del 29 gennaio 2008 con cui si autorizzava una transazione di 14 milioni di euro alle Deutsche bank, la quale a sua volta aveva versato tale cifra al gruppo sanitario privato che fa capo all'imprenditore Vincenzo Angelini.
LE REAZIONI POLITICHE
Numerose, anche oggi, le prese di posizione politiche: Il presidente della 'Fondazione P.Nennì, Giuseppe Tamburranno, dice «non ce posso crede» sulle presunte malefatte di Del Turco che conosce da una vita; Capezzone torna a chiedersi se era proprio necessario l'isolamento del governatore mentre i togati del Csm invocano subito la riforma della giustizia.
Parla anche il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, definendo il caso Abruzzo «un grave danno all'immagine della sanità italiana». Dall'Abruzzo, intanto, si invocano da più p arti le elezioni anticipate. Le vogliono non solo le forze di centrodestra ma anche l'Idv, il Pdc e il Prc.
TRE MAGISTRATI: ATTACCHI DENIGRATORI
Il Csm intervenga a "tutela dei magistrati degli uffici giudiziari di Pescara" impegnati nell'inchiesta che ha portato in carcere il governatore abruzzese Ottaviano Del Turco, oggetto di "attacchi denigratori" e "accuse generiche di parzialità e giudizi preconcetti", che "rischiano di costituire una indebita interferenza con un sereno svolgersi dell'attività giudiziaria".
Attacchi di cui si sono fatti interpreti "esponenti politici, alcuni dei quali rivestono responsabilità istituzionali". A sollecitare l'intervento dell'organo di autogoverno della magistratura sono i tre consiglieri togati del Movimento per la giustizia, Ciro Riviezzo, Mario Fresa e Dino Petralia, che hanno chiesto al comitato di presidenza l'apertura di una pratica in Prima commissione. Nella loro richiesta non si citano esplicitamente i politici chiamati in causa, ma il riferimento è innanzitutto alle parole pronunciate sull'inchiesta abruzzese dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
"Alcune di queste dichiarazioni, lungi dal costituire critiche, sempre legittime, ai provvedimenti giudiziari adottati, contengono - sostengono i tre consiglieri togati del Csm - attacchi denigratori nei confronti dei magistrati che si occupano delle indagini e che hanno emesso l'ordinanza cautelare, con accuse generiche di parzialità e giudizi preconcetti, quando non di strumentalità dell'azione giudiziaria, rispetto a supposti scopi politici".
Parole che "se provengono da soggetti investiti da responsabilità istituzionali, appaiono ancora più gravi - sostengono ancora - in quanto rischiano di costituire un'indebita interferenza con il sereno svolgersi dell'attività giudiziaria, in violazinoe del principio di separazione tra i poteri dello Stato". Si tratta quindi, sempre a giudizio dei tre togati, di dichiarazioni che "impongono al Csm di intervenire a tutela dei magistrati attaccati e, in generale, dell'indipendenza della giurisdizione".
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