Il sottosegretario all'Interno: "La sentenza ha creato una legge che incide su un valore fondamentale del nostro ordinamento: il diritto alla vita"
Roma, 29 luglio 2008 - Sostegno dal Sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano al conflitto di attribuzioni fra Senato e Cassazione per la sentenza Englaro, proposto oggi al Senato da una mozione della Pdl.
"La sentenza della Cassazione sul caso Englaro - dice Mantovano - è andata oltre l'interpretazione della legge vigente; ha creato una legge nuova che incide su un valore fondamentale del nostro ordinamento: il diritto alla vita. Ha scavalcato e ha reso inutili tutti i disegni di legge sul "fine vita", consentendo al tutore di una persona divenuta incapace di decidere della vita dell'incapace stesso, in assenza di qualsiasi indicazione chiara e scritta del diretto interessato".
"Spetta al Parlamento, espressione della sovranità popolare, scegliere se e come intervenire con una legge su problemi così delicati. Nessuna presunta "inerzia" del legislatore giustifica un intervento di supplenza dei giudici; così come l'inerzia dei giudici non consente al legislatore di emanare, in loro vece, sentenze. Perciò nei confronti di tale sentenza è sicuramente proponibile, ai sensi dell'art. 37 della legge 87/1953, il conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato".
"Il conflitto può essere sollevato da entrambe le Camere, o anche solo da una di esse - conclude il Sottosegretario agli Interni - perché in un sistema di bicameralismo perfetto sia il Senato che la Camera sono ciascuna titolare del potere legislativo; legittimate a difendere l'ambito di competenza loro attribuita dalla Costituzione".
IL DIBATTITO IN AULA
Con la relazione del Presidente della Commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini, nell'aula del Senato si è aperto il dibattito sulle mozioni di Pdl e Pd sul caso di Eluana Englaro, in coma vegetativo da 16 anni. Vizzini, in particolare, ha esposto le motivazioni per la quale la maggioranza ritiene necessario che il Parlamento promuova il onflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, innanzi alla Corte Costituzionale.
" La relazione - ha dichiarato Vizzini - prescinde da ogni valutazione di merito sul delicato tema etico e sul dramma morale e sociale che dilania i casi come quello di Eluana Englaro. Su una materia così sensibile spetterà al Parlamento pronunciarsi, con una normativa tanto difficile quanto necessaria, ma l'esame svolto oggi consiste in una valutazione per l'Assemblea circa un'eventuale ragione di conflitto fra il potere legislativo e quello giudiziario. Infatti, si può ritenere, in linea di principio, che vi siano fattispecie non regolate specificamente dalla legge e si tratti, come nel caso in questione, di eventi e decisioni che esigono, invece, una base legislativa, a costo di poter compromettere la tutela di valori e beni costituzionalmente protetti, tra i più rilevanti, come la vita stessa delle persone.
In tali evenienze sarebbe impossibile surrogare la mancanza della norma di legge con un atto di giurisdizione che, fuori da ogni canone ermeneutico legittimamente fondato nella forma della pronuncia di un giudice, avrebbe la sostanza di un atto di legislazione del caso concreto".
"La stessa Corte di Cassazione - ha aggiunto Vizzini - ha riconosciuto la mancanza di una base giuridica di diritto positivo. Il potere giudiziario, in altre parole, di fronte ad un vuoto normativo appare aver compiuto un'attività legislativa che l'ordinamento riserva al Parlamento. La sentenza della Corte di Cassazione sembra configurarsi, insomma, come atto sostanzialmente legislativo, innovativo dell'ordinamento vigente ".
" Alla Corte Costituzionale - conclude il senatore Vizzini - spetterà definire i confini della discrezionalità del giudice, identificando il limite oltre il quale tale potere, comunque costituzionalmente garantito, finisca per ledere l'altrettanto costituzionalmente previsto libero esercizio della funzione legislativa, invece conferito al Parlamento".
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