Le vecchie polemiche e le nuove gaffes, come ogni 2 agosto, rischiano di far dimenticare che 28 anni fa, alle 10,25 del mattino, una bomba vigliacca esplosa alla stazione di Bologna provocò 85 morti e duecento feriti... di Pierluigi Visci
LE VECCHIE POLEMICHE e le nuove gaffes, come ogni 2 agosto, rischiano di far dimenticare che 28 anni fa, alle 10,25 del mattino, una bomba vigliacca (secondo la verità giudiziaria) esplosa nella sala d’attesa di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna provocò 85 morti e duecento feriti. Una ferita mai rimarginata, nelle vittime che ancora portano nel corpo e nella testa le conseguenze di quella esplosione, e nelle famiglie dei morti per l’infinito lutto. Eppure, dobbiamo ancora discutere se ci saranno i fischi e di che intensità saranno e se il destinatario è il ministro di turno o chissà chi.
C’è sempre stato il manipolo dei fischiatori, regolarmente forniti di fischietti d’ordinanza. Alla faccia della spontaneità. Magari in una gara becera tra chi é più ultrà tra gli ultrà. Ma non era mai successo che il rappresentante del governo fosse preventivamente investito di polemiche tanto da dover rinunciare a presenziare, come è accaduto quest’anno al Guardasigilli Angelino Alfano. Il ministro di Giustizia sarebbe stato il rappresentante istituzionale più adeguato per esprimere valutazioni sulle cosiddette «piste alternative» (quella dei palestinesi e del tedesco Kram, anche ieri rilanciata da Francesco Cossiga, che nell’80 era presidente del Consiglio) rispetto ai neofascisti Mambro e Fioravanti, condannati in via definitiva. Per alimentarle, come sostengono da anni i deputati di An, il bolognese Enzo Raisi in testa, o per chiudere politicamente la questione.
Dopo Alfano, anche il sostituto, il mite Gianfranco Rotondi, del più modesto dicastero per l’Attuazione del Programma, è stato a un passo dal rinunciare perché definito «incolore» da Libero Mancuso, ex magistrato, assessore della giunta Cofferati. Ci sono volute le scuse pubbliche di Cofferati e dello stesso Mancuso per superare l’incidente. Una risposta Rotondi l’ha già data: i politici facciano i politici, i magistrati i magistrati. Buon senso democristiano, ma lascerà qualcuno (della sua maggioranza parlamentare) più che deluso. E’ sconvolgente che la più grave strage di matrice terroristica avvenuta in Italia non trovi la serenità di una celebrazione condivisa dei morti e dei feriti. Rispettiamo da sempre la verità processuale, e il lavoro compiuto per anni dai giudici, ma loro — i morti e i feriti — hanno il diritto di sapere che è anche la verità storica, la verità dei fatti. E non della ragion di Stato o, peggio, della ragion politica.
Madre ghanese, padre tedesco: i gemelli Ryan e Leo Gerth sono nati a Berlino. Uno ha la pelle bianca, l'altro nera, è un caso rarissimo. I genitori, Florence Addo-Gerth e Stephan Gerth, presentano con orgoglio i loro bambini