Mosca ha annunciato che, in ottemperanza all'accordo sul cessate il fuoco, ha avviato il rientro delle sue forze dalle postazioni conquistate nei giorni scorsi. Ma Tbilisi smentisce
Washington, 17 agosto 2008 - Oltre alla guerra delle bombe tra Russia e Georgia è in corso quella delle parole. Oggi Mosca ha annunciato che, in ottemperanza all'accordo sul cessate-il-fuoco sponsorizzato dall'Unione europea, ha iniziato il ritiro delle sue forze dalle postazioni conquistate nei giorni scorsi in Georgia verso l'Ossezia del Sud. Tbilisi, dal canto suo, al momento non ha confermato l'inizio del ripiegamento delle truppe di Mosca, anzi, ha denunciato che mezzi russi avrebbero forzato un posto di blocco georgiano.
Intanto è tornato a farsi sentire il presidente degli Stati Uniti, affermando che i soldati russi devono lasciare la Georgia "senza rinvii". "I russi -ha detto Bush, dal ranch di Crawford - hanno affermato che il ritiro sarebbe cominciato entro mezzogiorno di oggi. Continueremo a monitorare le operazioni militari russe per averne conferma. Tutto questo deve avvenire senza rinvii".
Ma la Russia insiste. "Oggi in accordo con il piano di pace, il ritiro dei peacekeeper russi e dei rinforzi ha avuto inizio", ha detto il generale russo Anatoly Nogovitsin, vicecapo di Stato maggiore di Mosca, in un'attesa conferenza stampa. Ieri il presidente russo Dmitri Medvedev aveva annunciato per oggi il ritiro e, quindi, Mosca afferma di aver ottemperato a quanto previsto nell'accordo di cessate-il-fuoco concordato col presidente francese Nicolas Sarkozy lo scorso 12 agosto.
La parte avversa, però, ritiene questo ritiro solo virtuale. Il Segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale di Tbilisi, Alexandre Lomaia ha affermato che "al contrario di quanto afferma lo Stato maggiore di Mosca, le truppe russe non si stanno ritirando dal nostro territorio". "La situazione è invariata", ha specificato Lomaia. "Non si vede alcun ritiro di truppe russe. Anzi - chiarisce - decine di posti di blocco sono stati istituiti dai russi sulla rotta Kachuri-Igoieti", villaggio a 30 chilometri da Tbilisi. Né si vedono movimenti a Gori, la città strategicamente cruciale a 90 km dalla capitale georgiana, occupata dai russi. Diversamente da quanto affermato dall'alto ufficiale di Mosca, secondo il quale il ritiro dalla città sarebbe in corso, visto che "non ci sono più minacce", non si ravvisano rilevanti movimenti di truppe.
Invece, il Ministero degli Interni georgiano ha denunciato che due carri armati russi hanno forzato un posto di blocco della polizia georgiana presso la cittadina di Igoieti, a 30 chilometri dalla capitale, distruggendo due blindati georgiani. Vero o falso che sia, il ritiro russo dalle postazioni conquistate in Georgia non vuol dire un rientro in patria delle forze, ma solo un ripiegamento. "Vorrei distinguere i due termini: c'è una distinzione tra ritirare le truppe e farle ripiegare. Nella conversazione telefonica tra il presidente russo Dmitri Medvedev e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno parlato solo di un ripiegamento e io spero che questa sottile distinzione sia percepita. Non si sta parlando di una ritirata", ha chiarito Nogovitsin.
Sostanzialmente, secondo quanto ha spiegato l'alto ufficiale, le forze russe rientrano nel territorio dell'autoproclamata repubblica dell'Ossezia del Sud, dove permane una forza di pace di Mosca, e nelle cosiddette "aree di sicurezza", previste da un accordo del 1999 in seno alla Commissione congiunta creata in seguito all'indipendenza unilaterale di Tsikhanvili. "In base al trattato firmato nel 1999 - ha spiegato il militare - una commissione speciale determina le aree per prevenire minacce". Distinzione importante, che Mosca pone a sostegno della sua affermazione di aver agito nell'ambito di un mandato e di non aver fatto un "uso eccessivo della forza" come afferma il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice e il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer.
Dal punto di vista militare, il ripiegamento russo, se confermato, rappresenterebbe un alleggerimento, ma che rischia di essere annullato da un'altra presunta mossa di Mosca. Il New York Times ha scritto oggi che i russi hanno iniziato a dispiegare in Ossezia del Sud missili tattici a corto raggio SS-21 (Tochka-U), la cui gittata permetterebbe di colpire anche Tbilisi. Circostanza confermata da una fonte Pentagono, sotto condizione di anonimato.
Nogovitsin, dal canto suo, ha smentito il dispiegamento dei missili. "Questi missili tattici, in grado di colpire obiettivi a 105 chilometri di distanza - ha detto - sono in dotazione alle forze di terra russe, ma non esiste alcuna necessità di utilizzarli in questa situazione". La Russia, secondo il generale, "ha concluso con successo l'operazione per fermare l'aggressione georgiana contro l'Ossezia del Sud e sta completando oggi la sua missione in accordo con l'ordine emesso dal comandante in capo supremo" Medvedev.
Il presidente russo, dal canto suo, s'è avvicinato oggi all'area di conflitto, recandosi a decorare a Vladikavkaz, in Ossezia del Nord (territorio della Federazione), i soldati che hanno partecipato alle operazioni. E ha colto l'occasione per attaccare pesantemente la leadership georgiana. "Quel che fanno le autorità georgiane va oltre la comprensione umana. I loro atti non possono essere spiegati e ancor meno restare impuniti", ha detto Medvedev facendo riferimento all'azione militare georgiana nei confronti dell'Ossezia del Sud. "Noi - ha aggiunto - seguiamo una linea ferma per quel che concerne la sicurezza di tutta la regione, il mantenimento della pace e della stabilità nell'Ossezia del Sud".
Il leader del Cremlino ha affermato che la Russia "farà tutto il necessario e nessuno di faccia delle illusioni". Attacco a Tbilisi, condito però da soddisfazione per quella che viene percepita a Mosca come un'operazione militare riuscita. "Le nostre forze hanno superato la crisi degli anni '90 e sono pronte a combattere, possono implementare qualsiasi missione di peackeeping e proteggere la vita e la dignità dei nostri cittadini", ha detto il presidente russo.
E' andata sostanzialmente a vuoto, insomma, l'apertura di questa mattina da parte di Mikhail Saakashvili, il capo di stato georgiano, il quale aveva auspicato negoziati per evitare un "divorzio definitivo" da Mosca. Il capo di stato di Tbilisi non è considerato come degno di fede dalla Russia. Nogovitsin ha spiegato chiaro e tondo che la Russia accusa la Georgia di aver "preparato per anni una premeditata e pianificata aggressione" contro l'Ossezia del Sud, di praticare attività di natura sovversiva, di voler speculare sugli scambi di prigionieri di guerra. E, come più volte dichiarato nei giorni scorsi da diversi importanti esponenti di Mosca, di aver tentato una pulizia etnica.
Ripiegamento o meno delle forze russe, insomma, non è vicina una fine del conflitto. Tra l'altro, il presidente osseto Eduard Kokoity, che ha fatto fuori proprio oggi il governo, ha chiesto ai russi di stabilire in Ossezia del Sud una propria base militare permanente. Per ora da Mosca è arrivata solo una considenrazione di Nogovitsin, che ha rimandato al problema alla sfera politica.
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