Al momento siamo sui livelli di Barcellona 1992, ma Pechino è destinata a restituirci un’Italia grigia. Siamo mancati negli sport di squadra e nelle discipline-chiave
Ormai, purtroppo, non basteranno miracoli in serie di Alessandra Sensini nella vela, di Josefa Idem nella canoa e dei tre pugili ancora in gara per addolcire l’amara Olimpiade dell’Italia. Da giorni andiamo a dormire con le solite 6 medaglie d’oro, dalle quali non ci schiodiamo dopo l’imprevista accoppiata di Chiara Cainero nello skeet e Andrea Minguzzi nella lotta grecoromana. Più 6 medaglie d’argento e 7 di bronzo, virtualmente 9 queste ultime perché due pugili sono già in semifinale.
Il medagliere ci vede al nono posto, quarti in Europa dietro Gran Bretagna, Germania e Russia, irraggiungibili, e davanti a Ucraina, Francia, Olanda e Romania, vicine ma ancora dietro. Quattro anni fa, ad Atene, fummo ottavi. Al momento dunque siamo sui livelli di Barcellona 1992 (19 medaglie) e meglio di Seul 1988 (14 medaglie), le peggiori dell’ultimo ventennio; ma al di sotto, e non di poco, di Atlanta 1996 (35 medaglie con 13 ori), Sydney 2000 (34 con 13 ori) e Atene (32 con 10 ori). Possiamo ancora arrivare a 23/25 medaglie, una via di mezzo fra il bilancio rosa degli ultimi tre Giochi che ci avevano fatto credere di essere una grande potenza sportiva e quello nero delle due precedenti edizioni. Pechino è destinata a restituirci un’Italia grigia con l’aggravante di un dato numerico, quelle peraltro ancora ipotetiche 23/25 medaglie, sovradimensionato rispetto al dato sportivo.
Cioè, se le medaglie si contano ci si potrà anche dire moderatamente soddisfatti (e figuriamoci se non sarà questa la strada scelta dai responsabili della spedizione azzurra), se si ‘pesano’ l’avventura cinese è fin d’ora da considerarsi un mezzo disastro. Perché? 1) Siamo mancati negli sport di squadra: fuori dal calcio, dalla pallanuoto maschile e femminile, dalla pallavolo femminile e non c’eravamo neppure qualificati nella pallacanestro; 2) Siamo mancati in discipline-chiave, dalla ginnastica all’atletica leggera, o per noi di buona tradizione come il canottaggio (un argento, nel quattro di coppia, non fa primavera) e il ciclismo su pista.
Peccato, perché questi sono Giochi che per mille e una ragione resteranno nella storia. Speriamo ancora che qualcosa di buono sia in arrivo da qui a domenica. E speriamo che il Coni lasci perdere l’annunciato ricorso al Tas (il Tribunale dell’arbitrato sportivo di Losanna) per la mancata squalifica della Danimarca nella vela classe 49er che avrebbe dato un bronzo a Pietro e Gianfranco Sibello. Ricorrere, per una medaglietta in più, alle carte bollate in un’Olimpiade come questa farebbe arrossire di vergogna tutta l’Italia sportiva.
di Paolo Francia
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