La deflagrazione ha investito una pattuglia di militari italiani nei pressi di Kabul: tre sono rimasti feriti, in modo non grave. La coalizione bombarda nell'ovest del Paese: strage di donne e bambini
Kabul, 22 agosto 2008 - Settantasei civili, in maggioranza donne e bambini, sono stati uccisi oggi da un bombardamento della coalizione a guida Usa, nell'ovest dell'Afghanistan. Lo annuncia il ministero degli Interni afgano con un comunicato, aggiungendo di aver avviato un'inchiesta sull'accaduto.
ITALIANI SOTTO TIRO
Tre soldati italiani sono rimasti feriti oggi in un'esplosione a nord di Kabul, a quattro giorni dall'imboscata tesa alle truppe francesi a est della capitale afgana, costata la vita a 10 soldati.. Alle 7,20 locali, le 4,50 in Italia - riferiscono fonti del contingente - "un mezzo del tipo VM90 Protetto è stato investito da una esplosione in area rurale a 20 Km a nord di Kabul". I militari si stavano recando a svolgere "un'attività pianificata di bonifica di ordigni rinvenuti nei giorni scorsi". Al momento sono ancora in corso gli accertamenti sulle cause dell'esplosione. I familiari dei feriti sono stati informati.
Solo ieri altri otto soldati della forza internazionale hanno perso la vita in diverse zone del Paese. Un'escalation di violenze che potrebbe rendere il 2008 l'anno più sanguinoso dall'inizio della guerra, nel 2001.
Stando ai dati dell'Associated Press, dall'inizio dell'anno sono morti 3.400 afgani, per lo più militanti, e 178 militari stranieri. E nelle ultime settimane il campo di battaglia sembra allargarsi: ieri le forze della coalizione hanno annunciato la morte di 30 guerriglieri in uno scontro nell'est del Paese, dove nei giorni scorsi i militanti hanno attaccato in due occasioni una base Usa; oggi le truppe della coalizione hanno riferito di altri 30 morti in combattimenti scoppiati nella provincia occidentale di Herat. Sul fronte internazionale, tre soldati canadesi, tre soldati polacchi e altri due militari di nazionalità non ancora precisata hanno perso la vita tra mercoledì e giovedì. Solo nel mese di agosto sono 40 i soldati stranieri uccisi in Afghanistan. A giugno, il mese dal bilancio più pesante dal 2001, furono 49 i caduti.
Preoccupa soprattutto l'allargarsi del conflitto a Kabul. Secondo un think-tank di analisi militare londinese, Senlis Council, l'attacco dei talebani alle forze francesi dimostra che la guerriglia ha alzato il tiro e sta conducendo una nuova controffensiva con un obiettivo chiaro: la capitale afgana. I talebani avrebbero moltiplicando i loro attacchi nella zona di Wardak e Logar, rispettivamente a ovest e a sud della capitale afgana, nel "quadro di una marcia sulla capitale". "Più della metà della provincia di Wardak, a 45 minuti di auto da Kabul, è sotto il controllo dei talebani", si legge nel rapporto pubblicato lo scorso luglio. Nella provincia di Logar, a soli 50 chilometri di distanza da Kabul, sono stati uccisi nei giorni scorso tre operatori umanitari canadesi e statunitensi.
Un esperto del centro, Haroun Mir, afferma che è ormai iniziata da tempo "la strategia d'accerchiamento di Kabul" e "il governo è incapace di contrastarla". L'esperto riferisce quindi di un'alleanza tra talebani, al Qaida e il gruppo Hezb-i-Islami guidato dell'ex signore della guerra, Gulbuddin Hekmatyar, principale sospettato dell'agguato ai francesi.
Nei giorni scorsi, la stampa britannica ha anticipato la nuova offensiva che le forze internazionali intendono lanciare contro la leadership talebana. Le forze speciali britanniche verranno dispiegate al fianco dei marines Usa per rafforzare la strategia denominata 'decapitazione', volta cioè a colpire i capi talebani, e verranno aumentate le truppe presenti nel Paese: le forze americane aumenteranno di un terzo, oggi sono 34.000, mentre il numero dei militari britannici subirà un incremento man mano che Londra richiamerà uomini dall'Iraq.
A sette anni dalla caduta del regime talebano, i comandanti britannici, Usa e Nato sanno che per ogni militante semplice che rimane ucciso in Afghanistan, ci sono pronti tanti 'combattenti', indottrinati nelle madrasse del vicino Pakistan, pronti a sostituirlo. Per questo hanno deciso di mettere a punto la strategia 'decapitazione', anche alla luce della situazione di instabilità politica del Pakistan, dove lunedì scorso si è dimesso il Presidente Pervez Musharraf, alleato dell'Occidente nella lotta al terrorismo. Secondo fonti di intelligence, si teme un'ulteriore "implosione della sicurezza" in Pakistan, che consenta ai gruppi islamici di usare la zona di frontiera dei due Paesi come base per i loro attacchi in Afghanistan.
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