E se anche per le Fs si adottasse la soluzione Alitalia? L’idea la lanciò in aprile, subito dopo le elezioni, l’ancora presidente del Consiglio in fieri Silvio Berlusconi ad una convention dei parlamentari azzurri, ma poi la proposta restò lettera morta...
E SE ANCHE per le Fs si adottasse la soluzione Alitalia? L’idea la lanciò in aprile, subito dopo le elezioni, l’ancora presidente del Consiglio in fieri Silvio Berlusconi ad una convention dei parlamentari azzurri, ma poi la proposta restò lettera morta anche perché il salvataggio della compagnia di bandiera non si è dimostrato affatto semplice. Oggi, invece, l’ipotesi può essere tranquillamente ripresa considerando gli ultimi sviluppi: da una parte la soluzione italiana per Alitalia — con un partner internazionale che potrebbe essere Lufthansa o la stessa Air France — è, ormai, in dirittura d’arrivo, a dispetto di tutti coloro che, sino alla fine, hanno «gufato» contro. Dall’altra, invece, la situazione delle Fs sta precipitando, nonostante i tardivi tentativi dei vertici di rimettere i treni sui binari giusti. Se la matematica non è un’opinione e 2+2 fa 4, mi chiedo quindi per quale motivo non si tenti di formare una seconda cordata tricolore.
Tanto più che, quando ci sono gli affari o, meglio ancora, gli appelli all’orgoglio italiano, non c’è colore politico che tenga: basti pensare che, alla guida del «pool» d’imprenditori per Alitalia c’è proprio quel Colaninno che dieci anni fa scalò la Telecom con l’appoggio del governo D’Alema (e ci furono ugualmente polemiche). Si parlò allora di «razza padana», in contrapposizione alla «razza padrona» che aveva dominato la scena imprenditoriale nel precedente ventennio; si può parlare adesso di «razza italiana» perché, accanto ai Colaninno e Benetton, il Centro-Sud è ben rappresentato: dai toscani Fratini all’abruzzese Toto, fino al siciliano Ligresti.
In primavera tutti (o quasi tutti) dicevano che era impossibile cercare di salvare l’Alitalia, che nessun industriale sarebbe stato così pazzo da mettere i propri quattrini in una missione impossibile, che i licenziamenti e gli esuberi sarebbero, comunque, stati molto maggiori rispetto a quelli prospettati dall’ipotesi Air France. Solo tempo sprecato. I fatti ci dicono, invece, che l’ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha preso la patata bollente solo all’inizio di giugno e che, in meno di tre mesi, è riuscito a mettere tutti i paletti al punto giusto e ha ora passato di nuovo il testimone al Governo che dovrà modificare la legge Marzano per commissariare la compagnia. A questo punto si potrebbe davvero cercare di ripetere l’esperienza per i treni, considerando pure che ci sono imprenditori interessati al «business» ferroviario: è il caso di Della Valle e di Montezemolo che hanno già varato una grande società per gestire direttamente due tratte dell’Alta Velocità in accordo, ovviamente, con le stesse Fs. E’ vero, non è più tempo di sognare e anche i trenini elettrici della nostra infanzia (chi si ricorda più di Rivarossi o Lima?) sono andati in crisi, ma non dobbiamo neppure disperare: c’è sempre una soluzione in fondo al tunnel.
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