Certi intellettuali, in certe epoche e in certi regimi, della disinformazione avevano fatto un’arte. E’ quanto sta accadendo, anche in questi giorni, a proposito della possibilità, che sarebbe stata ventilata da alcuni esponenti della maggioranza, di reintrodurre l’Ici
Certi intellettuali, in certe epoche e in certi regimi, della disinformazione avevano fatto un’arte. E’ quanto sta accadendo, anche in questi giorni, a proposito della possibilità, che sarebbe stata ventilata da alcuni esponenti della maggioranza, di reintrodurre l’Ici sulla casa in parallelo al varo del federalismo fiscale. Ma di cosa stiamo parlando? Leggendo le dichiarazioni di certi politici, si sta facendo una doppia disinformazione perché, da una parte, non si ricorda che è stata abolita solo l’Ici sulla prima casa che rappresenta poco più di un decimo (3,5 miliardi di euro) di tutto il gettito complessivo dell’imposta che raggiunge i 33 miliardi: l’Ici c’è e lotta assieme a noi, o meglio, assieme ai Comuni. D’altra parte si tende, invece, a far passare l’idea che, con il federalismo fiscale, le tasse aumenteranno anziché diminuire.
Credo allora che sia il caso, come hanno fatto ieri Berlusconi e Brunetta, di smentire entrambe le ipotesi. Per il governo sarebbe, infatti, un clamoroso “boomerang” (“gli italiani ci inseguirebbero con i forconi”, dice il ministro) rimangiarsi quanto aveva varato poco più di tre mesi fa come primo segnale tangibile di un cambiamento radicale di rotta alla base di tutta la campagna elettorale del centrodestra. Avviare, cioè, una vera politica di sostegno a favore delle famiglie che, in questo momento, debbono fronteggiare contemporaneamente una grave recessione economica e una pressione fiscale che ha raggiunto livelli record. E, al tempo stesso, sarebbe oggi impensabile proporre un federalismo che, invece di ridurre drasticamente le uscite e gli sprechi dell’amministrazione centrale, appesantisse solo i conti a livello locale
dell’apparato pubblico.
E’ pur vero, comunque, che i Comuni dovranno avere, con la riforma proposta da Calderoli, una maggiore autonomia fiscale. Su questo punto, il ministro parla genericamente di un “tributo sugli immobili” destinato ai sindaci che ha finito per provocare equivoci e strumentalizzazioni. In che modo si può, dunque, superare l’”impasse”? Come si riuscirà a dare più soldi ai Comuni senza aumentare il gettito complessivo delle tasse pagate dagli italiani? C’è una strada, indicata già da anni dall’economista Mario Baldassarri, che potrebbe servire alla bisogna, senza costringere il governo ad alcuna marcia indietro: il senatore del Pdl propone di fare pagare l’Ici ai proprietari d’immobili che, però, avranno la possibilità di detrarla dalla dichiarazione dell’Irpef. In tal modo, a costo zero per il cittadino, i Comuni non dovranno più battere continuamente cassa. Detta così, sembra il segreto di Pulcinella, ma in Italia anche le cose semplici finiscono sempre per complicarsi. E provocare disinformazione.
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