L'Accademia di Stoccolma ha assegnato il prestigioso riconoscimento anche al collega di Montagnier Francoise Barre-Sinoussi e al virologo tedesco Harald Zur Hausen
Stoccolma, 6 ottobre 2008 - Il virologo tedesco Harald Zur Hausen e i francesi Francoise Barre-Sinoussi e Luc Montagnier hanno vinto il premio Nobel 2008 per la Medicina. Lo comunica L'Accademia di Stoccolma. Il Nobel è stato assegnato a Zur Hausen per le ricerche sulle cause del tumore alla cervice. La dottoressa Barre-Sionoussi e il virologo Luc Montagnier sono stati insigniti per le scoperte sul virus dell'Aids.
Lo scorso anno il premio nobel per la medicina, pari a 10 milioni di corone svedesi circa un milione di euro, era andato alla ricerca per le cellule staminali a due statunitensi, Mario Capecchi e Oliver Smithies e a un britannico, Martin Evans.
Harald zur Hausen, 74 anni e professore all'Università di Duesseldorf, ha scoperto i papilloma virus causa del cancro alla cervice, secondo tipo di tumore più diffuso tra le donne.
Francoise Barre-Sinoussi, 61 anni è professoressa all'Istituto Pasteur in Francia e ha lavorato insieme al 78enne Luc Montagnier, considerato il 'padrè delle scoperte sull'Aids, nell'individuazione del virus dell'Hiv. «Una scoperta essenziale - si legge nella nota - per la conoscenza di questa malattia e per il suo trattamento anti-retrovirale».
IL PREMIO A MONTAGNIER
Ci sono premi Nobel che sono nell'aria da anni, altri già virtualmente assegnati, come quello pronto per chi riesca finalmente a debellare il cancro. Il Nobel per la Medicina a Luc Montagnier è uno di questi premi «annunciati»: il medico, biologo e virologo francese è papabile almeno dall'inizio degli anni '90, quando il mondo scientifico gli assegnò la titolarità della scoperta del virus dell'Hiv.
Una storia che ha le tinte del giallo: quando, già cinquantenne, Montagnier fu chiamato dal dottor Willy Rozenbaum, medico dell'Hopital Bichat di Parigi, per trovare il bandolo della matassa di una nuova, terribile sindrome che mieteva vittime soprattutto negli ambienti gay e tra i tossicodipendenti, il virologo francese non sapeva che stava per scoprire il «virus del secolo». Era il 1982, e solo un anno dopo, attraverso una biopsia al linfonodo di uno dei pazienti di Rozenbaum, il gruppo di ricercatori guidato da Montagnier scoprì il virus, che fu chiamato Lav (virus associato a linfoadenopatia).
Una scoperta confermata l'anno dopo da un team americano guidato da Robert Gallo, che «riscoprì» il virus battezzandolo Hiv. Ne nacque una disputa non solo lessicale tra i due gruppi di ricerca: si scoprì che il virus di Gallo era stato identificato su un vetrino prestatogli dallo stesso Montagnier, e proveniente dal medesimo paziente. Eppure, nel 1984 il Ministero della Sanità degli Usa dichiarò solennemente che «il professor Gallo ha scoperto il virus dell'Aids».
La polemica non si fermò al campo scientifico: i francesi citarono addirittura in giudizio l'Istituto americano della Sanità: in ballo c'era il possibile sfruttamento commerciale della scoperta. Alla fine, furono Chirac e Reagan, nel 1987, a firmare la «pace dell'Aids»: le royalties sarebbero state divise a metà tra i due ricercatori, che avrebbero meritato entrambi il titolo di «scopritore dell'Aids».
Ma da quando nel 1990 si seppe che il virus di Gallo proveniva dai laboratori francesi, è opinione comune assegnare la scoperta al solo Montagnier, senza nulla togliere all'eccezionale lavoro di ricerca di Gallo e la sua equipe. I due in ogni caso hanno superato gli antichi dissapori, e da alcuni anni lavorano insieme al progetto di un vaccino contro l'Hiv, destinato soprattutto a fermare la malattia in Africa. Ma la carriera di Montagnier, classe 1932, non si ferma all'Aids: ha studiato i meccanismi biochimici che portano al cancro, e si è occupato di malattie generative. Fu lui a consigliare a Giovanni Paolo II l'estratto secco di papaia femrentata contro il Parkinson.
Ma il «nemico» di una vita sono i virus: «infinitesimali - disse una volta - sono in grado di invadere un corpo e modificarlo. Un potere davvero enorme, che non è ancora stato compreso totalmente, e continua a intrigarmi».