Dopo un avvio positivo Wall Street torna a perdere. Piazza Affari chiude in calo. Dalla riunione dei ministri delle Finanze dell'Ue non decolla l'idea del fondo comune, caro all'Italia e alla Francia. Mutui: le rate diventano più care
Milano, 7 ottobre 2008 - La Borsa di New York ha concluso la giornata di contrattazioni con un altro sonoro tonfo. Alla fine della seduta a Wall Street e prima delle operazioni di compensazione, il Dow Jones ha perduto 497,567 punti(-5%), a quota 9.457,94 punti, mentre il Nasdaq è arretrato di 108,08 punti(-5,80%), a 1.754,88 punti. In calo anche lo S&P 500, che è sceso di 59,27 punti (-5,61%), a 997,62 punti.
Mercati sulle montagne russe, dopo lo shock di ieri. Già dopo un'ora, i listini europei hanno cominciato a perdere quota con piazza Affari che ha visto una raffica di sospensioni per eccesso di ribasso o per scostamenti di prezzo. I titoli interessati sono stati, tra gli altri, Unicredit, Fiat e Telecom. Dopo i primi scambi, le borse europee hanno virato in negativo: a trainare al ribasso gli indici è stato il comparto bancario con Royal Bank of Scotland che ha lasciato sul terreno il 33%, sulle voci di un possibile intervento del governo britannico, e Deutsche Bank che ha perso il 14% per effetto dei rumors su un aumento di capitale. A fine mattinata, invece, sono tornate in positivo a parte Francoforte e a parte Milano che a metà seduta è sembrata incerta. Fino all'apertura di positiva di Wall Street, che ha spinto una ripresa generale.
Ma l'entusiasmo è durato poco. La Borsa americana infatti è di nuovo virata in negativo. Quando non è passata neanche un'ora dall'inizio della seduta a Wall Street, il Dow Jones perde 16,49 punti (-0,17%), a quota 9.939,01 punti, mentre il Nasdaq scende di 12,41 punti (-0,67%), a 1.854,45. In rosso lo S&P 500, che arretra di 0,21 punti (-0,02%), a 1.056.68. E così anche Piazza Affari è tornata a calare, chiudendo in calo. L'indice Mibtel segna un ribasso dello 0,91%, a 17.812 punti, mentre l'S&P/Mib cede lo 0,65% e l'All Stars il 2,44%. Scambi stabili, a 4,3 miliardi di euro.
BUSH
Il Presidente americano George W. Bush ha discusso oggi la crisi finanziaria mondiale con i leader di Francia, Regno Unito e Italia, sottolineando la necessità di una cooperazione. Lo ha reso noto il portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, precisando che Bush avrà anche un colloquio con il Cancelliere tedesco Angela Merkel. Bush ritiene "cruciale che ciascuno sia sulla stessa lunghezza d'onda", ha aggiunto il portavoce della Casa Bianca, riferendo dei colloqui telefonici avuti oggi dal Presidente americano col presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier britannico Gordon Brown e il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi. Previsto anche un colloquio con Angela Merkel.
L'idea di organizzare un G8 straordinario per affrontare la crisi dei mercati piace a Silvio Berlusconi che oggi, proprio di questo tema, ha parlato con il presidente americano George W. Bush. Arrivando alla Camera per partecipare ad una riunione dei deputati Pdl, il premier ha spiegato che della questione "si deve ancora discutere. Stiamo vedendo. Ma non vedo motivi per escluderlo".
BERNANKE
La crisi finanziaria degli Stati Uniti "ha peggiorato" le previsioni di crescita e la debolezza economica del paese potrebbe persistere. Lo ha detto il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, parlando da Washington in occasione dell'incontro annuale del National Association for Business Economics (Nabe). Bernanke ha ricordato tuttavia che le decisioni prese dal governo e dalle autorità statunitensi preparano il terreno per una ripresa.
ECOFIN
E, intanto, una doccia gelata, l'ennesima, ha colto oggi i consumatori e in particolare coloro che hanno contratto un mutuo: le rate dei mutui sono diventate più care. Dalla riunione dell'Ecofin, i ministri finanziari - nel tentativo di rassicurare i mercati con una posizione unitaria - non è decollata intanto l'idea del Fondo comune, caro all'Italia ed alla Francia. Ma ha prevalso l'impegno comune a sostenere tutti i grandi gruppi finanziari che si trovino in difficoltà per evitare una crisi generalizzata. Inoltre, è stato anche trovato l'accordo sull'elevazione della garanzia sui depositi bancari a 50 mila euro.
Il Fondo Monetario Internazionale, da parte sua, fa i conti della crisi (costerà 1.400 miliardi di dollari) mentre la Fed è corsa nuovamente ai ripari annunciando di aver creato, con la benedizione del ministero del Tesoro, un organismo per acquistare sul mercato commercial paper, cioè quegli strumenti finanziari molto usati negli Usa per i finanziamenti a breve. È di oggi poi la notizia che la tempesta finanziaria ha mandato in frantumi, è il caso di dirlo, anche i cristalli di Boemia. La più importante azienda ceca per la produzione dei pregiati vetri ha annunciato infatti la chiusura e il licenziamento dei circa 1.250 dipendenti.
EGITTO
Tonfo della borsa del Cairo, con il suo principale indice, Chase-30, che chiude con una perdita del 16,47%, a 5.896 punti. Si tratta del livello più basso degli ultimi due anni.
"C'è il panico, tutto è al ribasso, è incredibile", ha commentato nel corso della seduta Ahmad Hefnaoui, analista di EFG Hermes, la principale banca di investimento della regione. Il Chase-30 aveva aperto in ribasso del 14,5%, sulla scia del crollo delle Borse mondiali.
GIAPPONE
La borsa di Tokyo infila un'altra seduta pesante, sulla scia delle perdite di wall street e presa dai timori per gli effetti della crisi finanziaria. Il Nikkei-225 ha concluso a 10.155,90 (-3,03%), riuscendo a limitare i danni grazie alla timida iniezione di fiducia sorta in asia dopo il corposo taglio dei tassi deciso in Australia. L'indice era scivolato sotto quota 10 mila per la prima volta in cinque anni, arrivando a perdere oltre il 5%.
ISLANDA NAZIONALIZZA UNA BANCA
Il governo dell'Islanda mette mano a un nuovo salvataggio e nazionalizza Landsbanki Islands, secondo maggior istituto bancario del Paese. L'Authority di Borsa dell'Islanda, Financial Supervisory Authority (Fsa), - riferisce l'agenzia Bloomberg - ha assunto il controllo dell'istituto secondo quanto dichiarato dal portavoce della Camera di Commercio, Finnur Oddson, il quale ha spiegato che la decisione riflette le preoccupazioni della Fsa per ''il rischio di default'' della banca.