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LA TEMPESTA ECONOMICA

G7, divisioni a Washington
Tremonti: "O impegni forti o non firmo"

L'obiettivo dei sette Grandi: riportare la fiducia sui mercati, messi in ginocchio da una delle peggiori crisi dal 1929

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G7 a Washington (foto Ansa) Washington, 10 ottobre 2008 - Un G7 tra i più drammatici della storia ha preso il via a Washington. Obiettivo: riportare la fiducia sui mercati, messi in ginocchio da una delle peggiori crisi dal 1929. Al tavolo i ministri si sono presentati in ordine sparso senza che gli 'sherpa' siano riusciti a definire una posizione comune forte e chiara. Al punto che il responsabile dell'Economia, Giulio Tremonti, minaccia: il documento messo a punto dai consiglieri è "Vecchio stile", dice, "noi", incalza, "quel testo non lo firmiamo".

 

Serve, osserva, "un testo nuovo con impegni più forti". Il ministro ne ha anche per i partner europei: "Se c'è un problema", aggiunge, "è quello di dare liquidità all'economia. Le banche hanno i soldi, ma devono metterli nelle imprese in base alla fiducia. Su questo forse dobbiamo fare di più. Abbiamo aspettato la banca europea, abbiamo aspettato il concerto europeo. Se c'è bene, altrimenti facciamo da soli, noi in Italia, le cose giuste".

 

Per il momento, l'unico elemento nuovo allo studio dei Grandi è una dichiarazione di principio comune con l'impegno a salvare le banche ed evitare il fallimento di quelle di maggiori dimensioni. Dagli operatori scossi da una serie senza fine di ribassi dei listini arriva però la richiesta di una posizione comune forte che dimostri la volontà dei sette Grandi di non lasciare la crisi a se stessa. Lo stesso presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, è intervenuto rivolgendosi direttamente ai cittadini americani per invitarli a non farsi prendere dal panico e assicurare che la Casa Bianca "continua a lavorare con intensità".

 

Difficilmente però il comunicato finale che concluderà la riunione del G7 conterrà l'indicazione di un piano uguale per tutti i Paesi. C'è accordo sui punti su cui devono insistere le eventuali misure: allargare le garanzie sui depositi che forse potrebbero essere estese anche al mercato interbancario, assicurare la liquidità necessaria al sistema, ricapitalizzare le banche in difficoltà. La traduzione in interventi concreti è però demandata ai singoli Governi. Troppo diverse norme, procedure e specificità sistemiche per arrivare alla definizione di una ricetta valida per tutti.

 

La crisi, spiegano alcune fonti, non è più di liquidità. Quella è stata fornita in grande quantità al mercato a tassi di favore. Il problema è la paura, che dagli Stati Uniti si è diffusa in Europa e che ora rischia di travolgere anche i mercati emergenti. Il Giappone, presidente di turno, si è detto pronto a convocare un vertice straordinario del G8 se dalla riunione di Washington non dovessero uscire misure sufficienti a rassicurare gli investitori. E domenica i capi di Stato e di Governo dell'Eurozona si vedranno a Parigi per analizzare la situazione. Si fa largo poi l'idea che il "coordinamento anti-crisi" possa essere allargato oltre il G7.

 

Anche per questo già domani nella capitale statunitense è previsto un vertice del G20, dove sono rappresentati anche i principali Paesi emergenti e in via di sviluppo. Sempre domani i ministri del G7 saranno ricevuti alla Casa Bianca. Ci sarà anche il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in qualità di presidente del Financial stability forum.










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