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Saviano: "Vado via dall'Italia"
Contro di lui minacce del boss dal carcere

Lo scrittore: "Non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere come prigioniero di me stesso, di Gomorra, del mio successo"

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Roberto Saviano (Lapresse) Roma, 15 ottobre 2008 - Roberto Saviano forse resterà in Italia, ma forse no. Forse è tutto da decidere, da rivedere, dopo le parole del pentito Carmine Schiavone che oggi è stato ascoltato dai magistrati della direzione distrettuale antimafia partenopea ed ha detto di non essere a conoscenza di nessun piano contro l'autore di 'Gomorra', né tantomeno di attentati dinamitardi da compiere prima di Natale.

 

Delle 'contro rivelazioni' alle quali, però, Roberto Saviano non crede: "Difficilmente un pentito ammette di avere ancora rapporti con i clan", ha detto in collegamento con il Tg5 dagli studi di Matrix.
 "In realtà io volevo ringraziare quel funzionario di Polizia che ha fatto questa nota che ha permesso alla Procura e a me di sapere tutto questo perchéè è ovvio che un pentito difficilmente ammette di avere ancora rapporti con la criminalità organizzata". "Lui - ha proseguito Saviano riferendosi a Schiavone - si è pentito all'inizio degli anni '90, io all'epoca avevo 15 anni. È difficile che ammetta i rapporti con la criminalità organizzata, non poteva dire altro". "Ringrazio - ha ribadito Saviano - il funzionario di Polizia che ha fatto quella nota e, in qualche modo, ha permesso alla Procura e alle forze dell'ordine di conoscere questa cosa".
 

 

LE MINACCE

Il leader dei casalesi, Sandro 'Sandokan' Schiavone, detenuto nel carcere di Opera in regime di 41 bis avrebbe inviato un fax al suo avvocato in cui, senza mai nominarlo, minaccia Roberto Saviano.

 Il fax sarebbe stato spedito l'11 settembre ad uno degli avvocati di Sandokan e contiene alcune righe su Saviano che aveva da poco concluso un intervento al Festival della Letteratura di Mantova. ''Questo grande romanziere - sarebbe il testo del fax inviato da Sandonkan - che fa il portavoce di chissa' chi deve smettere di fare illazioni calunniose false su di me non solo in conferenza stampa, ma poi riportate sul giornale Repubblica che lo leggono milioni di persone, accostandomi a signori che non ho mai conosciuto''.

 

LO SFOGO: "ME NE VADO"

"Vado via dall'Italia" è lo sfogo di Roberto Saviano dalle pagine di la Repubblica "almeno per un po', non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo''. Da due anni sotto scorta, autore di Gomorra, libro che ha aiutato a fare luce sulle attivita' criminali del clan dei Casalesi, annuncia che vuole ritornare a vivere ma per farlo deve lasciare il Paese.

 

''In privato sono diventato una persona non bella - scrive - diffidente al di la' di ogni ragionevolezza''. E se ritiene di aver ottenuto l'attenzione sul tema della camorra con il suo libro come mai era accaduto prima, l'autore di Gomorra ha deciso di andare via anche per la solitudine in cui e' costretto a vivere.

 

''Nemmeno una casa vogliono affittarmi a Napoli, appena sanno chi sara' il nuovo inquilino'' dicono che ''sono dispiaciuti assai ma non possono'' e gli amici mi hanno detto ''ora basta, non ne possiamo piu' di difendere te e il tuo maledetto libro''.

 

Saviano e' consapevole dell'odio che suscita ''lo sento come un cattivo odore l'odio che mi circonda, non e' necessario che ascolti le loro intercettazioni e confessioni''. Ma nonostante tutto sa che le sue parole hanno dato l'avvio ad una mobilitazione ''la strage dei ghanesi a Castelvolturno ha costretto il governo - scrive - a un impegno paragonabile soltanto alla risposta a Cosa Nostra dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio, non pensavo che soltanto un libro potesse provocare questo terremoto''.










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