Milano a - 4,95% è la 'migliore' fra le piazze europee. E New York chiude a -7,97%. Bernanke, presidente della Fed: "Ci vorrà tempo per sbloccare i mercati del credito". Bankitalia: "Ristagno, non recessione"
Milano, 15 ottobre 2008 - E' durata solo due sedute l'euforia sui mercati europei per l'approvazione da parte dell'Eurogruppo e degli Stati Uniti dei piani di sostegno alle banche. I venti di una recessione globale, sui timori che la crisi finanziaria avrà dei riflessi negativi sull'economia reale, e le perdite di Wall Street, con il Dow Jones ritornato sotto i 9.000 punti, hanno spinto oggi in rosso i listini del Vecchio Continente.
A Milano il Mibtel ha perso il 4,95% a 16.840 punti, l'S&P/Mib il 5,33% e l'All Stars il 2,88%. Scambi ridotti, a 2,8 miliardi di euro.
Peggiore piazza in Europa è quella di Londra, con il Ftse100 che ha chiuso in calo del 7,16%. A Parigi il Cac40 ha perso il 6,82%, a Francoforte il Dax ha chiuso in calo del 6,49%. In pesante flessione anche gli indici di Piazza Affari: il Mibtel ha perso il 4,95%, l'S&P/Mib il 5,33%.
Già questa mattina, in scia alla chiusura in ribasso di Wall Street, le Borse asiatiche avevano chiuso incerte. I mercati europei avevano iniziato la seduta con ribassi moderati, che si sono aggravati col proseguire della giornata, in particolare dopo il dato relativo alle vendite al dettaglio degli Usa, in calo a settembre dell'1,2%, il maggior ribasso mensile degli ultimi tre anni. La discesa è proseguita poi ulteriormente con l'andamento sempre più negativo di Wall Street.
WALL STREET
In quella che passerà alla storia come una delle peggiori sessioni di Wall Street dal 1987, sono stati fatali gli ultimi minuti di contrattazioni, dove un'ondata di vendite ha spinto il Dow Jones a perdere quasi l'8% e ha messo a nudo l'inquietudine degli invesitori per una recessione economica sempre più tangibile.
Al termine delle contrattazioni e dopo le operazioni di compensazione il Dow Jones ha perso 733,08 punti (-7,87%), a quota 8.577,91 punti, il Nasdaq è arretrato di 150,68 punti (-8,47%) a 1.628,33 punti, mentre lo S&P 500 ha ceduto 90,17 punti (-9,03%), a 907,84 punti.
Per il Dow Jones è stato il secondo maggior calo di sempre in termini di punti e il più vistoso in termini percentuali dal 1987. Sempre in termini percentuali, quello di oggi è stato il sesto peggiore risultato di sempre. Il fatto che 20 delle ultime 23 sessioni siano terminate con variazioni di oltre 100 punti del Dow Jones conferma inoltre la straordinaria volatilità di questo periodo.
A scoraggiare gli investitori e a provocare questo ulteriore bagno di sangue è stata una serie di dati economici la cui lettura indica che gli Stati Uniti stanno puntando inesorabilmente verso una recessione.
In mattinata il dipartimento del Commercio americano ha reso noto il dato sulle vendite al dettaglio di settembre, che ha mostrato un calo dell'1,2%, quasi il doppio dello 0,7% atteso dagli analisti, evidenziando la riluttanza dei consumatori a spendere mentre l'economia è in rallentamento e il sistema finanziario attraversa la peggior crisi dagli anni 30.
Le spese per consumi rappresentano i due terzi dell'attività economica americana, e il dato è stata una doccia fredda per gli investitori che ha smorzato il cauto ottimismo dei giorni scorsi, dopo gli sforzi del governo americano e di quelli internazionali per ridare impulso al mercato del credito.
Anche quanto emerso dal Beige Book, il rapporto sulla stato di salute dell'economia che la Federal Reserve pubblica ogni sei settimane, è andata ad aggiungersi alle preoccupazione degli investitori. Il rapporto vede un'economia in continuo rallentamento e registra come la difficoltà nell'ottenere prestiti da parte degli individui e delle aziende stia soffocando l'economia.
BERNANKE
La ripresa dell'economia americana non avverrà "immediatamente", anche se i mercati finanziari dovessero stabilizzarsi. Lo ha detto il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, nel corso di un intervento all'Economic Club di New York.
"Non desisteremo finché non avremo raggiunto gli obiettivi fissati per ricostruire e riformare il sistema finanziario e non avremo ristabilito una situazione di prosperità", ha detto il numero uno della Banca Centrale americana, definendo "senza precedenti" la manovra coordinata delle banche centrali che settimana scorsa hanno tagliato in modo congiunto i tassi di interesse per fare fronte alla crisi.
RAPPORTO BANKITALIA
Il quadro congiunturale dell'economia italiana manifesta per quest'anno segnali di "ristagno", ma pur non essendo roseo resta ancora fuori dalla palude recessiva. È quanto emerge dal Bollettino Economico diffuso oggi dalla Banca d'Italia, in cui si sposano sostanzialmente le ultime stime del Fondo monetario internazionale, che ha rivisto le previsioni di crescita per tutti i paesi avanzati nell'ultimo Outlook e che ha cifrato per il pil italiano -0,1% quest'anno e -0,2% nel 2009.
"L'ipotesi sottostante - ricorda il Bollettino - è quella di un successo delle azioni delle autorità volte a stabilizzare i mercati e le economie, sicchè l'attività riprenderebbe gradualmente già nel corso del 2009. Faciliterebbero questo processo i recenti, forti ribassi dei prezzi dell'energia e delle materie prime e il passo ancora sostenuto delle principali economie emergenti".
Per l'Italia, dopo il rimbalzo dell'attività produttiva nel primo trimestre, "si sono susseguiti segnali di debolezza".
Nel secondo trimestre, nota Bankitalia, il prodotto si è contratto rispetto al primo ed "il quadro congiunturale dà segnali di un ristagno per il resto dell'anno. La produttività, che riflette le insufficienze strutturali della nostra economia, risente negativamente del ripiegamento ciclico".
Positivo - e questa è forse la sola vera, buona notizia del Bollettino Economico - l'andamento dell'inflazione, che "flette per il ribasso dei corsi petroliferi e la debolezza della domanda". "La decelerazione della dinamica dei prezzi dovrebbe proseguire nei prossimi mesi favorita anche dalla congiuntura economica negativa". Ciò non esclude tuttavia che la frenata risulti meno eclatante dovendo scontare gli effetti provenienti dall'adeguamento delle tariffe energetiche, "che recepiranno con i consueti ritardi i passati aumenti delle quotazioni delle materie prime sui mercati internazionali".