Bene il ritorno del voto al posto del giudizio, bene riportare l’educazione civica tra le materie di studio, bene la stretta sulla condotta. Ma non è una riforma. E resta il grande dubbio sul tempo pieno (o doposcuola) di Pierluigi Visci
CHI COME me ha sofferto per la progressiva distruzione della scuola pubblica ad opera della sinistra anarco-marxista, non può non plaudire allo sforzo del giovane ministro Gelmini di riportarvi serietà e rigore. Ritengo che questo ministro, dalle idee chiare, vada sostenuto e incoraggiato nella sua meritoria azione fino al varo di una organica e completa riforma.
Amerigo Baruffaldi,
Vigarano Mainarda (Ferrara)
I LETTORI seguono da settimane l’infuocato dibattito su scuola e università, con le contestate e contrastate iniziative del ministro Gelmini. La nostra posizione è stata di apprezzamento per il lavoro del ministro, anche se non abbiamo nascosto dubbi e avanzato perplessità.
Caro lettore, è del tutto evidente - come lei stesso nota - che questa della scuola non è una riforma, ma un intervento finanziario. Passare dal maestro plurimo al maestro unico - con tutti i pro e contro evidenziati, io stesso non mi sono scandalizzato ricordando l’esperienza dei miei figli - serve a «razionalizzare la spesa» (ovvero, tagliare).
Per unanime giudizio la nostra scuola elementare è tra le migliori del mondo e ci si è chiesto: perchè non trovare risorse colpendo gli sprechi (autentici) delle Università? Per il resto, al di là del grembiulino, questione peraltro non presente nel decreto, bene il ritorno del voto al posto del giudizio. Bene riportare l’educazione civica tra le materie di studio per aiutare i ragazzi di oggi a diventare cittadini consapevoli della società in cui vivono.
Bene la stretta sulla condotta con un voto che incida sul rendimento. Ma non è una riforma. E resta il grande dubbio sul tempo pieno (o doposcuola), che il decreto non affronta. Un problema per gli insegnanti che restano a spasso, ma soprattutto per le famiglie.
di PIERLUIGI VISCI