Il capo della Missione Onu: "dobbiamo assistere le Fardc e proteggere i civili”. L’ex generale tutsi congolese minaccia: "Costringeremo questo governo a lasciare il potere". Arriva il primo convoglio di aiuti umanitari. Un volontario testimonia: "Peggio che in Ruanda"
Goma, 3 novembre 2008 - Il mandato dei caschi blu nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) prevede di “impedire alle forze armate di entrare a Goma”, capitale della provincia del Nord-Kivu minacciata dai ribelli.
Lo ha spiegato oggi il vice Segretario Generale delle Nazioni Unite per le Operazioni di Pace, Alain Le Roy, appena arrivato a Goma durante un incontro con i giornalisti insieme al capo della Missione Onu in Rdc (Monuc), Alan Doss. “Il nostro mandato è quello di assistere le Fardc (Forze armate dell’a Rdc) e proteggere i civili”, ha detto Le Roy.
LA MINACCIA
Il leader dei ribelli Laurent Nkunda ribadisce la sua disponibilità a un dialogo diretto con il governo di Kinshasa, minacciando in caso contrario di “cacciarlo dal potere”. ”Vogliamo un negoziato diretto con il governo - ha ripetuto oggi Nkunda a un gruppo di giornalisti, nella sua roccaforte di Kichanga - aspetto la risposta. E’ una loro scelta di rifiutare un negoziato con noi. Ma noi li costringeremo ad avere questi negoziati o a lasciare il potere”.
Tenuta militare, berretto verde e occhiali sottili, l’ex generale tutsi congolese ha tenuto una conferenza stampa nel suo collegio elettorale di Kichanga, una zona remota della provincia orientale Nord-Kivu senza copertura telefonica, situata a circa 80 chilometri nord-ovest della capitale provinciale Goma.
”Se non se ne farà nulla, costringeremo questo governo a lasciare il potere. Siamo già alle porte di Goma - ha ricordato l’ex generale - le mie truppe infiltrate erano all’aeroporto di Goma. Ho detto loro di fermarsi perché ho visto la sofferenza dei miei fratelli di Goma, dopo la fuga dei militari dagli scontri”. Mercoledì scorso, i ribelli di Nkunda hanno proclamato un “cessate il fuoco unilaterale”, che ha tenuto negli ultimi giorni.
KINSHASA RESPINGE UN NEGOZIATO DIRETTO CON NKUNDA
Il governo di Kinshasa rifiuta un negoziato diretto con il leader dei ribelli della provincia orientale del Nord-Kivu, guidati dall’ex generale tutsi Laurent Nkunda. Lo ha dichiarato alla France presse il portavoce del governo, Lambert Mende. ”Non ci sono piccoli e grandi gruppi armati. Il fatto di creare un disastro umanitario non procura diritti speciali” rispetto agli altri gruppi armati che operano nella provincia del Nord-Kivu, ha dichiarato il portavoce del governo. “Il governo non vede alcuna ragione per discriminare altri gruppi di congolesi che hanno proposte da fare” sulla crisi, ha aggiunto.
Le affermazioni di Nkunda sono “indegne e irresponsabili”, ha replicato Mende, aggiungendo che il governo è pronto a discutere con i ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) del generale Nkunda nell’ambito del processo di pace avviato lo scorso gennaio con la firma di un accordo a Goma. Accordo violato alla fine di agosto, con la ripresa degli scontri.
CONVOGLIO SUPERA LINEE RIBELLI PER PORTARE MEDICINALI
Il primo convoglio di aiuti umanitari ha superato oggi le linee dei ribelli, scortato dai caschi blu Onu, per rifornire di medicinali le cliniche saccheggiate dai militari congolesi durante la loro ritirata.
Il capo dell’Ufficio Onu per il coordinamento degli Affari umanitari nell’est del Congo, Gloria Fernandez, ha precisato che il convoglio non trasporta cibo, ma solo medicinali. Sia l’esercito congolese che il leader dei ribelli, laurent Nkunda, hanno garantire un passaggio sicuro al convoglio.
LA TESTIMONIANZA DUI UN VOLONTARIO ITALIANO: BAMBINI-SOLDATO SPARANO A CHIUNQUE
“E’ una catastrofe”: così il volontario italiano Edoardo Tagliani, della missione Avsi, descrive al quotidiano La Stampa la situazione nella provincia orientale Nord-Kivu della Repubblica democratica del Congo, dove è rimasto per garantire assistenza agli sfollati. “Nelle strade si spara con i mortai, mentre l’epidemia di colera e la mancanza di viveri mettono a rischio centinaia di migliaia di persone”, precisa.
”In Congo ci sono più fosse comuni che in Ruanda - aggiunge - l`esercito e i ribelli trasformano in macchine di morte i bambini-soldato, costringendoli ad ammazzare un familiare. Come occidentali siamo nel mirino, hanno appena saccheggiato un nostro centro, ma restiamo qui con gli sfollati”.
Tagliani sottolinea come la situazione sia oggi più grave, perchè “coinvolge Goma”, capoluogo del Nord-Kivu, “mentre finora i cadaveri per strada li trovavamo a 20 chilometri dalla città”.
”Ci imbattiamo in un gruppo armato ogni cinque metri e assistiamo la popolazione in zone contese tra l`esercito e i tanti gruppi ribelli - precisa - in pochi minuti d`auto si passa da una linea di fronte all`altra. E tutti, incluso l`esercito regolare, schierano bambini-soldati dagli 8-9 anni in su, spesso ubriachi, drogati, addestrati all`atrocità, reclutati a forza, rapiti da casa dalle armate. Li prendono, e con i genitori davanti, li obbligano ad uccidere un fratello o un parente, altrimenti viene sterminata l`intera famiglia. Sono sottoposti a pressioni psicologiche tali che in sei mesi diventano irriconoscibili: macchine da guerra senza nemmeno i tabù di una coscienza adulta. Noi abbiamo paura soprattutto di loro perché con un bambino non si ragiona. Spesso proviamo a recuperarli, ma falliamo”.
Un fallimento determinato dalla mancanza di fondi per i programmi di riabilitazione delle Nazioni Unite, dice il volontario italiano. “L`approccio umanitario delle Nazioni Unite non funziona, i programmi durano troppo poco poi finiscono i soldi e questi bimbi traumatizzati compiono abomini - afferma - non sottostanno più all`autorità paterna perché nell`armata erano stati nominati sergenti e ammazzano i genitori che li riprendono”.
”Sono a Goma da cinque anni - conclude - ma in questi giorni è terribile: fuggi fuggi, morti lapidati, spari per strada, qui si tira con armi pesanti e semi-pesanti, traccianti, mortai. La popolazione è tra i due fuochi, esercito e ribelli e non si sa cosa è peggio. Chi riesce scappa, gli altri si rintanano. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali (cobalto, rame, zinco, oro, diamanti, coltane, cassaterite) sta causando le ricorrenti guerre nelle regioni settentrionali e l`attuale tragedia umanitaria”.
LONDRA NON ESCLUDE INVIO DI TRUPPE PER UNA MISSIONE UE
Il Regno Unito non può escludere l’ipotesi di inviare truppe nella Repubblica democratica del Congo nell’ambito di una missione di pace europea, che avrebbe lo scopo di garantire la consegna degli aiuti umanitari agli sfollati della provincia orientale Nord-Kivu. E’ quanto ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri David Miliband, confermando quanto apparso su diversi quotidiani nazionali sul possibile invio di militari britannici.
Stando a quanto scrivono The Independent e The Times, i piani di Londra prevedono l’invio di un battaglione militare, per 500-700 soldati, e di personale di sostegno. Interpellato dalle due testate, un portavoce del ministero della Difesa ha precisato che non è ancora stata presentata “alcuna richiesta di aiuto”, aggiungendo però che “naturalmente stiamo valutando le opzioni”.
Dal sua missione in Congo dello scorso fine settimana, Miliband ha dichiarato che ci sono “più di 1,6 milioni di sfollati” senza accesso agli aiuti umanitari nell’est della Repubblica democratica del Congo. Quindi ha sollecitato un rafforzamento del contingente Onu oggi presente nel Nord-Kivu, pari a 850 caschi blu, con l’invio di alcuni degli altri 16.000 peacekeepers dispiegati in tutto il Paese, grande quanto l’Europa occidentale.
Da parte sua il premier Gordon Brown ha dichiarato che la comunità internazionale “non può permettere che il Congo diventi un altro Ruanda”, con oltre 800.000 persone uccise in 100 giorni nel genocidio del 1994.