Tutti gli osservatori concordano che la strepitosa vittoria di Obama segnala la forte voglia di cambiamento degli americani. Luttwak dubita che ci riuscirà, noi tutti lo speriamo (anche per i riflessi per l’Europa e l’Italia). di Pierluigi Visci
Sono un vostro affezionato lettore da ormai più di 20 anni, ma la mia fedeltà sta raggiungendo il limite. Le analisi, e sarebbe meglio dire le controanalisi, di Edward Luttwak sono fastidiose e irritanti. Definire Obama come un ‘mago incantatore’ ed il ‘suo‘ Bush un ‘politico consumato’ (sì, dagli errori) supera ogni limite di faziosità. La mia pazienza di lettore è giunta al termine: se troverò ancora i deliranti commenti di quel guerrafondaio, avrete perso un fedelissimo.
Davide Guerra, Ferrara
CARO GUERRA, il bello di un giornale è proprio questo: stimolare i lettori (tutti) con opinioni forti, che a qualcuno possono apparire «fastidiose e irritanti», ad altri utili per capire di più. Luttwak è uno dei più autorevoli conoscitori americani della politica e della società Usa, consulente del Dipartimento di Stato per vari presidenti. Negli articoli che Lei non apprezza si è limitato a osservare che Obama - del quale aveva previsto l’elezione - è un oggetto misterioso sul terreno dell’amministrazione, avendo solo una breve esperienza da senatore.
George Bush, quando fu eletto, aveva alle spalle due mandati di governatore di uno degli Stati più importanti, il Texas, senza considerare che il padre era già stato per 8 anni vicepresidente di Reagan e per 4 presidente. Poi ha fatto anche errori, com’è umano che sia. Non è offensivo dire che Obama è un «mago incantatore», giacchè è evidente che finora si è limitato a parlare. Non Le sarà sfuggito che già nel discorso della notte di Chicago e nella conferenza stampa di venerdì i toni si sono fatti prudenti e gli atteggiamenti più formali.
Tutti gli osservatori concordano che la strepitosa vittoria di Obama segnala la forte voglia di cambiamento degli americani. Luttwak dubita che ci riuscirà, noi tutti lo speriamo (anche per i riflessi per l’Europa e l’Italia).
di PIERLUIGI VISCI