E' avvenuto intorno alle cinque di mattina ore locali. Le religiose sono state rapite dai loro alloggi. Appartengono al centro missionario Charles de Foucauld di Cuneo
Nairobi, 10 novembre 2008 - Due suore italiane di 61 e 67 anni - Maria Teresa Olivero e Caterina Giraudo - sono state rapite a Elwak, nel distretto settentrionale keniota di Mandera, al confine con la Somalia, da un commando armato somalo appartenente al gruppo al Shabab. Lo hanno riferito fonti governative, sottolineando che i rapitori hanno anche rubato due veicoli. La notizia è stata confermata dalla Croce Rossa internazionale e da fonti locali.
Il sequestro è avvenuto intorno alle cinque di mattina ore locali. Le religiose sono state rapite dai loro alloggi. Le due religiose appartengono al centro missionario Charles de Foucauld di Cuneo. Un funzionario somalo, il capo del distretto somalo di Elwak, Hussein Kotalow, ha fatto sapere che le due suore sono state trasferite nel sud della Somalia.
Intanto, ieri un altro operatore umanitario è stato assassinato nella cittadina di Jamame, a nord di Chisimaio, in Somalia, roccaforte dei miliziani fedeli alle deposte Corti islamiche. Si tratta di Mohamud Sakow, responsabile locale della fondazione benefica americana ‘Mercy Corps’. È stato aggredito e crivellato di proiettili mentre stava tornando a casa. Sempre ieri, altra giornata di sangue a Mogadiscio, teatro da oltre un anno dell’aspro conflitto tra le milizie islamiche e i soldati governativi sostenuti dalle truppe etiopiche. A farne le spese sono stati cinque civili morti e altrettanti gravemente feriti.
Una decina di giorni fa quattro cooperanti della ong francese ‘Azione contro la famè (Acf) -due donne francesi, una bulgara e un belga- sono stati rapiti insieme ai due piloti kenioti che li accompagnavano a Dhusa Mareb, cittadina della Somalia centrale, vicino al confine con l’Etiopia.
Negli ultimi mesi sono aumentati gli omicidi e i rapimenti di operatori umanitari stranieri in Somalia: quello dei sequestri è un business molto redditizio. A praticarlo sono perlopiù bande criminali che agiscono autonomamente da clan e miliziani fedeli alle deposte Corti islamiche, anche se alcuni recenti sequestri sono stati compiuti dall’ala più estrema di Shebab. Tuttavia, nella maggioranza dei casi gli ostaggi vengono rilasciati dopo il pagamento di un riscatto.
Nelle mani di gruppi somali ci sono ancora una dottoressa giapponese e un’assistente all’infanzia olandese dell’organizzazione francese ‘Medicins du Monde', che da settembre dovrebbero trovarsi in Etiopia. Un altro gruppo tiene in ostaggio due giornalisti stranieri. (AGI) .
VATICANO: PAPA INFORMATO
Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della santa Sede spiega: “Il Papa è stato prontamente informato. Seguiamo la vicenda con preoccupazione e chiediamo che il rapimento si risolva in modo positivo nel più breve tempo possibile”.
”In Vaticano si segue la vicenda, anche attraverso la nunziatura - ha detto il portavoce vaticano - si partecipa alla preoccupazione, si auspica che la cosa si risolva in modo positivo nel più breve tempo possibile”.
IL SOSPETTO
C’è la precisa volontà di colpire chiunque porti aiuto alla popolazione somala dietro al rapimento delle due suore a Elwak, cittadina keniana al confine con la Somalia. Lo ha riferito all’AGI Cinzia Giudici, del consiglio nazionale dell’Associazione ong italiane e presidente del Cosv, ong che da 28 anni lavora in Somalia e dal 2003 presta soccorso con cibo e medicinali alla popolazione di Elwak. "C’è la volontà di colpire il personale, straniero e somalo, di ong e organizzazioni umanitarie internazionali".
E ha aggiunto: "Anche i missionari, sono diventati dei bersagli perchè si vuole isolare completamente la Somalia". Nei sei mesi passati, ha spiegato Giudici, "sono stati rapiti operatori umanitari, internazionali e somali, non solo a scopo di estorsione, perchè le assidue richieste di denaro non giustificano le tantissime uccisioni, che nella maggioranza dei casi non sono tentativi di sequestro falliti. Molti rapimenti e attentati sono messi in atto per eliminare la presenza di chi lavora sul campo. Penso anche al personale somalo delle ong, che nel Paese riveste ruoli di gestione sempre più importanti". Decine di operatori umanitari somali sono ancora nelle mani dei loro aguzzini, ha continuato la presidente del Cosv, "da mesi e mesi non si hanno notizie di loro, e non ci sono trattive in corso. Non sappiamo se sono ancora vivi, e il motivo non è certo il riscatto".
Le bande armate che compiono i sequestri lo trattano come un business ma, sottolinea Giudici, "occorre chiedersi chi sono i mandanti" e spiega, "la Somalia non è mai stata in questo stato di caos e isolamento; anche durante la guerra le ong potevano lavorare. Oggi ci troviamo di fronte all’impossibilità di capire quali siano i passi da fare per proteggere i nostri operatori somali". La preoccupazione più grande, racconta Giudici, "è che anche i responsabili locali delle ong oggi non riescono a dare un’interpretazione ai fatti: il Paese appare come un’oscura regione instabile sia dall’esterno ma anche dall’interno".
A fine novembre si avvierà il ritiro delle truppe etiopi, come stabilito dagli accordi di Gibuti, ma l’escalation di violenze e attentati non sembra destinata a fermarsi: "Il processo di pace di Eldoret", ha continuato Giudici, "non è stato sostenuto dalla comunità internazionale e nessuno si è impegnato a farlo rispettare. La Somalia è stata abbandonata a se stessa, ed è stato permesso che la situazione degenerasse fino a fare diventare il Paese terra di nessuno". E ha concluso: "Oggi ci si domanda se sia ancora possibile una soluzione negoziale. Intervenire resta una responsabilità della comunità internazionale". (AGI)