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L'ULTIMA SENTENZA

"Eluana è libera di morire"
Il Vaticano: questa è eutanasia

La Cassazione respinge il ricorso della Procura di Milano contro il provvedimento dil luglio scorso. Beppino Englaro: "Mia figlia ha vinto, ora usciamo dall'inferno".Il fronte del sì e il fronte del no

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eluana englaro, in coma dal '92 (Cardini) Lecco, 14 novembre 2008 - «Finalmente hanno dato ragione a Eluana». Beppino Englaro reprime emozione e gioia dolorosa. Eluana ha vinto. Ha vinto il padre di Eluana. «Sono — dice Beppino — alla fine della salita. Viviamo in uno stato di diritto. E ora via da questo inferno. Ho bisogno di respirare».
E’ il giorno del suo sofferto, terribile trionfo. La Corte di Cassazione a sezioni unite ha respinto il ricorso della procura generale di Milano contro il decreto con il quale, lo scorso 9 luglio, la Corte d’Apppello milanese autorizzava la sospensione dell’alimentazione artificiale e dell’idratazione della donna di Lecco in come vegetativo da quasi diciassette anni. La Suprema Corte ha accolto la richiesta del pg Domenico Iannelli: il ricorso del magistrato di Milano è inammissibile.

 

Ed è polemica, immediata, violenta. Il Vaticano grida forte contro quella che giudica una «eutanasia». Per monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia Pro Vita, la sentenza «è una grande sconfitta per tutti». «Mi sembra — aggiunge — che ci sia arroganza di interpretazione che esula dalle competenze specifiche dei giudici». Il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la salute, ridiscende in campo per ribadire che «sospendere l’alimentazione e l’idratazione significa ammazzare una persona, ucciderla: è peccato contro il quinto comandamento, ovvero non uccidere».

 

La Cei osserva che la vita di Eluana «è ormai incamminata verso la morte» e non può «fare a meno di richiamare alle loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza». E ora, «si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita».
Al giudice estensore Mario Rosario Morelli sono occorse 21 pagine per motivare la sentenza contrassegnata col numero 27145 e mettere fine a una odissea-calvario che dura dal 18 gennaio 1992, quando Eluana Englaro uscì in coma da un terribile incidente stradale. L’impugnazione della Procura generale milanese «è insuscettibile di esame, e non può quindi sottrarsi ad una declaratoria di inammissibilità».

 

La vicenda di Eluana non riguarda un «interesse generale e pubblico ma una tutela soggettiva e individuale». Non è solo arida argomentazione giuridica. La Cassazione riconosce che la valutazione clinica è stata rigorosa e la Corte d’Appello milanese aveva considerato correttamente la «straordinaria tensione del carattere di Eluana verso la libertà» e quello che sarebbe stato il rifiuto della «sopravvivenza solo biologica del suo corpo in uno stato di assoluta soggezione all’altrui volere».
Rien va. E’ l’ultimo gradino giudiziario. L’alimentazione forzata di Eluana può essere subito sospesa. «Non c’è — afferma Vittorio Angiolini, legale di Beppino Englaro — altra possibilità di impugnazione. Nessuno può disporre della vita di altri». «E’ una giornata — rincara Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana — speciale. E’ fatta giustizia».

 

Il mondo politico si spacca. «E’ la prima volta — attacca il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella — che una cittadina italiana morirà per una sentenza. Eluana morirà non perché è una malata terminale, ma perché le vengono sottratti idratazione e alimentazione». «Comprendo lo strazio della famiglia — dice Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità —, ma togliere alimentazione e idratazione a un essere umano ancora in vita equivale a ucciderlo». Di «condanna a morte» parla anche il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, Francesco Cossiga usa il termine «eutanasia», il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano riconosce «forme più o meno velate di eutanasia e di omicido del consenziente». Per Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato, «la sentenza ci grida forte la necessità di una legge che regoli la materia nel nostro Paese».

 

Più pacati altri interventi. «Oggi — dice Mina Welby, la moglie di Piergiorgio — finisce il lutto di Beppino Englaro». «La sentenza della Cassazione — osserva Marco Cappato, deputato europeo radicale, segretario dell’associazione Luca Coscioni — sarebbe stata, in un Paese normale, del tutto prevedibile». Per Chiara Moroni, deputata del Pdl, «è stata finalmente privilegiata la strada della libera volontà della persona».

di Gabriele Moroni










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