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IL COMMENTO

Quindici anni dopo, il referendum tradito

                    

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Giuseppe Mascambruno Bologna, 18 novembre 2008 - TRA I TANTI, in questo nostro Paese, c’è un paradosso che, in tempi di crisi e di quotidiana richiesta di sacrifici rivolta ai cittadini, assume un significato particolarmente urticante. E’ quello che nasce dal risultato dell’incrocio tra lo straordinario successo popolare della sempre più vasta saggistica sui costi della politica, irrobustita dalle quotidiane denunce dei giornali, e gli effetti reali, concreti, tangibili che essa ha prodotto tra i suoi diretti destinatari. Ovvero zero.

 

Tant’è che, arrivati a questo punto, diventa lecito chiedersi se vale davvero la pena di continuare a bombardare il fegato, già duramente provato dalle quotidiane angosce per gli effetti della sindrome della quarta settimana, di euribor, tan e taeg, con le aggiuntive e acidissime dosi di indignazione a vuoto.

 

Neanche un briciolo di soddisfazione rappresentato da un segnale di buona volontà che avrebbe almeno il pregio della partecipazione simbolica al momento economico particolarmente duro.Nei giorni scorsi la Finanziaria ha superato la prova del voto parlamentare. Il nobile obiettivo di Tremonti di tenerla al riparo dal consueto assalto alla diligenza, non ha impedito l’approvazione delle meno nobili norme che mantengono il doppio stipendio ai parlamentari membri di governo e, soprattutto, il rimborso elettorale prolungato fino al 2011 anche alle forze politiche che sono sparite dal Parlamento.

 

Un giochino che consente di spartire anche con chi ha toccato solo l’1% dei consensi una torta da 300 milioni di euro destinato a mantenere, a spese nostre ovviamente, gli apparati di partito. E che, guarda caso, non ha segnato il tradizionale e spesso pregiudiziale scontro tra schieramenti. All’ovvio voto favorevole della maggioranza si è associato quello del Pd e l’astensione dell’Udc.Senza contare che, secondo un calcolo approssimato per difetto, la politica in Italia, da Roma all’ultimo comune, costa già 8 miliardi di euro all’anno, una parte dei quali riversati proprio, in forma indiretta, nel mantenimento dei partiti.

 

E pensare che proprio quest’anno cade il quindicesimo anniversario del referendum del 1993 che spinse il 90% di 31 milioni di italiani a votare contro il finanziamento pubblico delle forze politiche. Viene in mente una battuta di Corrado Guzzanti diventata celebre: se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori. E salviamoli almeno dai calcoli al fegato: non parliamone più.

(giuseppe.mascambruno@quotidiano.net)

 

di Giuseppe Mascambruno

  • 18/11/2008 18:21
    Graziano Grazzini
    Sig. Giuseppe Mascambruno Costi della politica: quindici anni dopo il referendum tradito Sono d’accordo con quanto da lei esposto nel suo articolo. Non condivido invece il non parlarne più è opportuno e necessario invece parlarne molto spesso, perché a forza di battere si spezza anche l’acciaio. Se mi consente vorrei esprimere un mio pensiero sui costi della politica in Italia (i più alti al mondo) assurdi, esorbitanti e vergognosi; i sindacati tutti nessuno escluso, affermano in tutte le salse di difendere, lavoratori in ogni ordine e grado e i pensionati, sempre pronti a proclamare scioperi (danneggiando molto spesso altri lavoratori) perché non hanno mai indetto uno sciopero per i faraonici stipendi e privilegi dei politici? A questo sciopero sono sicuro parteciperebbe tutto il popolo Italiano, meno gli interessati naturalmente. La domanda è indirizzata al Segretario di una sigla Sindacale. Distinti Saluti, Graziano Grazzini
  • 18/11/2008 18:22
    Roberto Traversone
    A me sembra francamente che quello che Lei ha scritto sia una pagina vergognosa della nostra storia e io mi domando attonito come la cosa possa finire in una bolla di sapone. Ma come è possibile che venga dato un rimborso elettorale a partiti che non ci sono più. E tutto questo quando la gente non riesce ad arrivare a fine mese; è chiaramente una presa in giro dei parlamentari nei confronti dei cittadini. Io propongo di istituire una commissione formata da gente comune che controlli l'operato del governo, della camera, del senato, delle varie commissioni e che ci elimini da tutti questi sprechi, che invece potrebbero essere usati per altre priorità. Penso che il suo articolo debba essere ampiamente enfatizzato e utilizzato per rimuovere questa cosa e per mandare in galera chi ha votato a favore. ci siamo proprio rotti. -- Roberto Traversone
  • 21/11/2008 12:07
    paolo venerucci
    Da sempre diciamo: 1)sono troppi i parlamentari 2)troppo alti i loro stipendi 3)troppi privilegi 4)Destra e Sinistra risolvano i conflitti d'interessi eclatanti 5)via i condannati dal Parlamento 6) ecc., ecc., ecc. Da sempre sembra che qualcosa cambi. Sembra, purtroppo.
  • 22/11/2008 18:06
    lorenzo primo
    Che la politica abbia dei costi è innegabile, ma trasformare qesta realtà nel mezzo per arricchirsi o di campare alla grande senza produrre alcunchè, è veramente scandaloso. Lo è maggiormente quando ad approffittarne sono partiti, sindacati e singoli politici che quotidianamente si sbracciano per raccontarci che il loro operato è tutto volto nell'interesse del cittadino e delle classi più disagiate... evidentemente i loro privilegi sono frutto delle scelte sciagurate e autolesioniste dei pensionati, dei precari, dei cassintegrati, dei disoccupati... la verità è che nemmeno i sindacati, che invocano ovunque trasparenza, hanno mai reso pubblici i loro bilanci!!!! Pur non essendo privi di peccati scagliano sempre la prima pietra per trasformarla poi in una sassaiola.
  • 23/11/2008 11:36
    Amelia S.
    Solo 4 commenti? Si vede che vi va bene così. Evviva i politici, evviva i loro stipendi d' oro, evviva i giornaletti di partito strafinanziati a nostre spese. Se non vi lamentate vuol dire che siete contenti!!!
  • 23/11/2008 18:22
    daniele v,
    IO HO VOTATO PER L'ATTUALE PARTE POLITICA AL GOVERNO,PERO' SE NON PROVVEDERA' IMMEDIATAMENTE AD ABOLIRE LA LEGGE CHE CI FA PAGARE LO STIPENDIO AI PARLAMENTARI TROMBATI, A DIMEZZARE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI, AD ABOLIRE LE PROVINCIE, A DIMINUIRE I PRIVILEGI DEI SINDACALISTI CERCHERO' DI ORGANIZZARE UN GRUPPO CONSISTENTE DI ELETTORI DEL CENTRO DESTRA AFFINCHE' NON VOTINO PIU' PER LA CDL E CERCHINO DI FARE PRESSIONE PERCHE' QUESTA SCHIFEZZA FINISCA.
  • 23/11/2008 21:43
    Amelia S.
    Ve lo ricordate Lamberto Dini, quando abbandonò il governo Prodi chiedendo l' immediata abolizione delle province e non so che altre riforme? Che fine ha fatto? E soprattutto che fine ha fatto l' abolizione delle province?
  • 24/11/2008 10:47
    graziano
    ho avuto la sfortuna di leggere il libro "la casta" di Rizzo. non c'è proprio vergogna nei nostri politici (di qualsiasi colore),che pur di rimanere ancorati alle loro poltrone cambiano il loro lavoro, da rappresentatnti del popolo (sigh!!), a rappresentnti del ladrocinio.W l'ITALIA che purtroppo non s'è ancora desta dall'incontro di Teano.Dai! facciamoci coraggio, che essendo un paese di Santi qualcuno il miracolo ce lo fa. Ciao Graziano 9H
  • 24/11/2008 20:12
    giorho
    cos'altro dire di chi con la faccia tosta (tutti i partiti)ha stravolto il volere del popolo italiano sperperando denaro pubblico.se si tiene conto di tutti i miliardi presi dai partiti ci sarebbe da risollevare l'italia.quando finirà questa pacchia per i politicanti. non si rendono conto che non sono più benvoluti dalla gente che li vota sperando che qualcuno cominci a cambiare qualcosa anche se resta un'utopia.
  • Sono presenti 9 commenti
 

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