Romano, accusato insieme alla moglie del massacro, parla in un'aula affollata: "Ho vuoti di memoria, sono rimasto indietro nel tempo". Azouz: "Non devono uscire più"
Como, 19 novembre 2008 - Tutti in coda questa mattina per entrare nell’aula della Corte d’Assise di Como dove riprende stamani il processo per la strage di Erba che vede imputati i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, per i quali lunedì sera il Pm Massimo Astori al termine del suo "viaggio nell’orrore" come ha definito la requisitoria, ha sollecitato l’ergastolo e 3 anni di isolamento diurno.
Si è conclusa alle 11,45 l’udienza dedicata alle parti civili del processo alla strage di Erba. Dopo le dichiarazioni spontanee dell’ex netturbino, accusato con la moglie Rosa Bazzi, di essere l’autore di quello sterminio, il presidente della corte, Alessandro Bianchi, ha aggiornato a lunedì 24 novembre la seduta che sarà occupata per l’intera giornata dai concioni difensivi degli avvocati Enzo Pacia, Luisa Bondeaux e Fabio Schembri. Inizialmente Pacia aveva lamentato l’eventuale scarsità di tempo a disposizione per i loro interventi, tanto che Bianchi era disposto a proseguire nel pomeriggio. Dopo una breve sospensione dei lavori, è stato lo stesso Pacia a insistere affinchè si facesse tutto lunedì.
LE DICHIARAZIONI DI OLINDO
Mancano pochi minuti alle 11:30 quando Olindo Romano prende la parola per le sue dichiarazioni spontanee. Chi si attendeva qualcosa di clamoroso è andato deluso. "Ho chiesto di parlare perchè nelle altre volte a causa dei miei vuoti di memoria sono rimasto indietro nel tempo", attacca. Tre gli argomenti che affronta. Inizia con alcune precisazione sui colloqui avuti con il criminologo Massimo Picozzi: "c’era stato mandato dal nostro avvocato, l’ho incontrato tre volte in tutto. Mi chiese se poteva riprendere i colloqui con una piccola videocamera e mi garantì che gli serviva solo per la mia valutazione psichiatrica e che non sarebbe mai stato reso pubblico il contenuto. Durante le riprese non feci altro che riordinare le mie confessione immedesimandomi nel personaggio".
Il secondo argomento che Romano affronta è la Bibbia: "si colloca in un contesto in cui avevo appena fatto la mia confessione, mi ero dichiarato pentito e in carcere agli occhi di agenti, detenuti, di chiunque, ero il mostro di Erba, pentito ma pur sempre il mostro di Erba. In quegli scritti sono in linea con il pentimento. È vero che alcuni appunti li ho scritto con una punta di rabbia, ma era uno modo per sfogare non per rivendicare qualcosa. Uno sfogo, un passatempo visto che in carcere non si ha mai nulla da fare".
Il terzo ed ultimo argomento affrontato è legato agli psichiatri del carcere: "Ne sono passati, ho avuto complessivamente una sessantina di incontri solo esclusivamente per la terapia. Con loro mai parlato della questione.... Della questione, dei fatti ne ho parlato soltanto con una psicologo così come con le lei di altre cose. Concludo così non voglio dire altro".
Nell’aula sono già presenti i figli di Mario Frigerio, Elena e Andrea, e da poco è arrivato anche Azouz Marzouk. Oggi parleranno i quattro avvocati delle parti civili con un intervento medio di circa mezz’ora ciascuno. Condivideranno le tesi del pm e monetizzeranno il risarcimento danni. L’avvocato Gabrielli, per il solo Frigerio dovrebbe chiedere 300 mila euro. Nell’area riservata al pubblico potranno accedere non oltre 60 persone. I due imputati sono già nella loro cella, lei indossa un giacchetta rosa e un paio di jeans e lui il solito giubbotto verde.
IL RISARCIMENTO
Ammonta a 2.623.000 di euro la richiesta di risarcimento danni avanzata questa mattina dall’avvocato Roberto Tropenscovino a nome di Azouz Marzouk che nella strage di Erba si è visto sterminare la moglie Raffaella Castagna di 32 anni e il figlioletto Yossuf di appena 2 anni, 3 mesi e 2 giorni, oltre alla suocera Paola Galli. Risarcimento morale "per il dolore patito a seguito della perdita della moglie e del figlio, e risarcimento materiale per i danni all’appartamento per colpa dell’incendio appiccato".
L’avvocato Tropenscovino prima di annunciare la cifra ha sottolineato che si tratta di una "richiesta consapevole che non avrà materialmente soddisfazione ben conoscendo la situazione patrimoniale degli imputati". Nel suo intervento, durato poco più di trenta minuti, ha non solo condiviso le tesi accusatorie del pubblico ministero Massimo Astori, ma ha fortemente difeso l’immagine del suo "amico Azouz" criticando pesantemente "tutti coloro che fin dall’inizio hanno voluto gettare su di lui discredito solo perchè è uno straniero e pertanto vittima di pregiudizi. Da subito lo si è sbattuto in prima pagina come un mostro. Si è sempre dimenticato che è anche lui vittima".
Azouz è seduto nell’ultima fila nei banchi riservati agli avvocati e parti civili; indossa un giubbetto e maglioncino di colore nero, prende appunti. I due imputati, come sempre, impassibili.
LA LETTERA DI AZOUZ
"Si, è vero, sto facendo lo sciopero della fame non tanto per l’espulsione ma quanto perchè in Italia è un modo per attirare attenzione". Comincia così la breve lettera che Azouz Morzouk ha affidato al suo avvocato, Roberto Tropescovino, che ne ha dato lettura all’inizio dell’udienza di oggi in Corte d’Assise a Como per la strage di Erba.
Un documento che si conclude con l’auspicio che "la corte d’assise mi ascolti: si devono condannare questi assassini, così non escono più. Si devono condannare Olindo e Rosa per il loro continuare a ridere nonostante in questa aula vi siano ancora persone che soffrono. Si devono condannare, ma non alla pena di morte come chiedevo nei primi tempi ma a un ergastolo senza Dio".
Nel documento il tunisino che nella strage di Erba ha perso moglie, figlioletto e suocera, ammette di aver sbagliato e «ho pagato un conto duro alla giustizia. Voglio ricordare che questo non è il mio processo ma quello agli assassini che hanno sterminato la mia famiglia e altre persone.Vorrei essere trattato come vittima in questo processo. In Italia sono venuto per vivere e lavorare. Mi sono sposato, ho perso tutto: mia moglie il mio angelo Youssuf. Spero di avere altre occasioni nella mia vita». Subito dopo l’avvocato Tropescovino ha iniziato il suo intervento di parte civile. Le dichiarazioni spontanee di Olindo Romano arriveranno non prima che avranno parlato anche gli atri legali di parte lesa. (Fonte: Agi)