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LA TEMPESTA ECONOMICA

Epifani: "Non c'è la svolta, scioperiamo"

La Cgil conferma il 'no' e rompe con Cisl e Uil. Confindustria: "Ok, ma servono più fondi alle imprese". Bonanni: "Voglio sfidarli a lavorare insieme contro l'evasione fiscale"

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Guglielmo Epifani, segretario della Cgil (foto Ap/LaPresse, Mauro Scrobogna) Milano, 29 novembre 2008 - IL BICCHIERE è vuoto, accusa la Cgil. No, un po’ si è riempito, ribattono Cisl, Uil, Ugl, industriali e commercianti. Risultato: la Cgil conferma lo sciopero generale del 12 dicembre, mentre le altre parti sociali lo condannano, ma dicendo che «altri provvedimenti dovranno essere presi molto presto». In attesa che il decreto anticrisi del Governo faccia sentire i suoi effetti, la prima conseguenza è la totale spaccatura del fronte sindacale.


«Nel decreto del Governo non c’è la svolta di cui il Paese ha bisogno, né per dimensioni, né per scelte fatte. Noi scioperiamo», ha tagliato corto il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Chiusa la porta a ogni possibile ripensamento, la macchina organizzativa dello sciopero è stata messa in moto malgrado una parte del Pd non condivida la scelta. Ma questa è solo una, e forse non la più pungente, delle spine che assillano Epifani. Ben più consistente, e dalle conseguenze meno prevedibili, il divorzio tante volte annunciato e che ieri si è consumato con i sindacati cugini. Con lo sciopero del 12 dicembre sarà ratificata la fine dell’unità sindacale.

QUALE sia l’aria lo ha fatto capire il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni: «Epifani ha deciso di abbaiare alla luna. In nessun posto al mondo il sindacato sta mettendo in piedi uno sciopero generale in questo momento di crisi». Una stilettata al cugino, ma questo non significa che la Cisl si sia schierata con il Governo. Certo, ha apprezzato «l’aumento da 30 a 35mila euro per la detassazione dei premi e il salario di produttività. Un risultato che la Cisl inseguiva da 15 anni», ha detto Bonanni, però ha anche avanzato precise richieste per i prossimi mesi. Due su tutte: a) utilizzo dei fondi Ue per salvaguardare i precari e i lavoratori delle piccole e medie imprese; b) assicurazioni dal Governo sulla difesa dei lavoratori «se le aziende saltano, come è stato fatto per i risparmiatori se saltano le banche».


In attesa di risposte dal Governo
, Bonanni, ha anche provocato Epifani: «Sfido la Cgil a lavorare insieme contro l’evasione fiscale perché il cuore di tutti i problemi è lì». Il messaggio implicito è che la colpa della spaccatura sindacali è tutta della Cgil, tanto che la Cisl la sfida a «lavorare insieme».

LA UIL è in sintonia con la Cisl. «Quello della Cgil è uno sciopero inutile perché non è in grado di cambiare neppure di un millimetro la situazione», la sferzata del segretario della Uil, Angeletti.
Anche l’Ugl boccia con decisione la sciopero generale, ma non si spertica in applausi sul decreto anticrisi: «E’ un bene che siano arrivate alcune risposte emergenziali a sostegno delle fasce più povere della società. Però, già dai prossimi giorni il governo deve cominciare a lavorare per sostenere quel ceto medio fatto di famiglie con reddito fisso da lavoro dipendente e da pensione».

IL TEMA dello sciopero generale è liquidato dal presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, con una generica esortazione «a unire tutte le forze per cercare soluzioni che vengano incontro alle richieste dei cittadini e delle imprese». Più a cuore agli industriali stanno i contenuti del decreto che «va nella giusta direzione», ma non è ritenuto sufficiente tanto che Marcegaglia aggiunge: «Ci aspettiamo altri interventi nelle prossime settimane a favore di imprese e famiglie». Ovvero: «Agevolazioni fiscali per le imprese che investono in risparmio energetico e riduzione delle emissioni, supporto ai redditi sotto forma di ammortizzatori sociali e con risorse che vadano alle famiglie. Questo è possibile utilizzando i fondi Ue». Si è dunque già aperta la battaglia sul come utilizzare i fondi che arriveranno dalla Ue.

LA CONFCOMMERCIO ha valutato positivamente le «prime mosse del governo», ma non ha nascosto il suo disappunto per la mancata detassazione delle tredicesime che avrebbe potuto dare una spinta ai consumi. I commercianti, però, non considerano finita la partita, tanto che «perano» sia il Parlamento, durante la conversione in legge del decreto, a fare il regalo di Natale piegando la resistenza di Tremonti. 

di NUCCIO NATOLI










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