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LA TEMPESTA ECONOMICA

Tremonti: "Prendete Bot e Cct"

Il ministro: "Non saremo noi la nuova Argentina". Berlusconi: "I consumatori non ascoltino la filastrocca della sinistra"

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ROMA, 5 dicembre 2008 - L’ARGENTINA? «Alla fine della crisi l’Argentina saranno altri perché l’Italia ha in sé elementi di grandissima forza». I rischi sul debito? «Comprate i titoli di Stato italiani che sono i migliori del mondo. Bot e Cct sono la cosa più sicura e semplice. State tranquilli, non date retta agli altri». Consigli per gli acquisti di Giulio Tremonti, che se la prende con la titolazione dei quotidiani sulle affermazioni del ministro Sacconi (seccamente smentite dal diretto interessato) sul rischio per l’Italia di finire in bancarotta e fare la fine dell’Argentina: «Il debito pubblico è assolutamente solido. E’ garantito dalla Repubblica.Quel che si è visto su alcuni giornali è inqualificabile».


Ospite di Porta a Porta, il ministro dell’Economia inietta dosi di fiducia: «Quando la crisi finirà, noi andremo meglio di prima». Pensa soprattutto ai mercati, Tremonti. Mentre Berlusconi torna a sollecitare i cittadini a non cambiare stile di vita: «Tutto dipende dai consumatori. Se non subiranno l’influsso della filastrocca dei media e della sinistra su questa crisi terribile, riusciremo ad evitare queste difficoltà». «Non c’è nessuna bancarotta, per carità», si affanna a sottolineare anche Brunetta. «Dobbiamo smettere di martellarci da soli», esorta ancora Tremonti


E poi, «con il petrolio
che costa meno, anche le bollette scendono, il potere d’acquisto sale e non c’è più paura che i prezzi aumentino». Morale: «Il prossimo anno le famiglie italiane risparmieranno almeno 2mila euro». Meno dei 3 mila annunciati da Scajola, ma pur sempre una bella cifra: «E’ tanto, ma era tanto anche quello che ladravano prima con la speculazione». Bene anche il taglio del costo del denaro: «Dimensione giusta».


Ma se per caso la situazione peggiorasse, ha spiegato Tremonti ai senatori del Pdl, «siamo pronti a intervenire nuovamente, in sincronia con gli altri paesi europei». Non ce ne sarà però bisogno: il Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria, riunito ieri dal ministro, ha garantito che i sistemi bancario e assicurativo italiani hanno una «sostanziale solidità» e sono in grado di fronteggiare la crisi. Bankitalia terrà d’occhio il credito erogato alle imprese e il Governo vigilerà sugli aumenti di pane e pasta. Ma come saremo tra un anno? «Molto dipende dall’America — dice Tremonti —. Siamo in chiaroscuro, ma io ho fiducia nel nuovo Governo degli Stati Uniti. Le crisi e le guerre prima o poi finiscono».


Unica nota stonata della giornata, il differenziale tra i rendimenti dei Btp decennali italiani e i bund tedeschi, che è balzato di 140 punti base. Questo numeretto rappresenta una sorta di cartina di tornasole sulla stabilità finanziaria dei paesi. Se il valore sale vuol dire che gli investitori vogliono una maggiore remunerazione per il rischio che corrono sottoscrivendo quei titoli. E lo Stato, dovendo pagare interessi più alti, vede aumentare il peso del proprio debito pubblico. Sempre ieri i credit default swap, cioè le «scommesse» su un’ipotetica insolvenza sul debito sovrano italiano hanno toccato un nuovo record: 184,1 punti base.

di OLIVIA POSANI










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