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IL DISCORSO DI FINE ANNO

Napolitano: "Pace per il Medio Oriente
Dalla crisi esca un'Italia più giusta"

Il presidente della Repubblica ha aperto parlando del conflitto tra israeliani e palestinesi, poi ha puntato sulla difficile situazione economica che il nostro Paese si trova a fronteggiare insieme al resto del mondo

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Il presidente Giorgio Napolitano (Ansa) Roma, 31 dicembre 2008 - Quattordici minuti incentrati sulla crisi economica, citando Roosevelt e usando come sfondo dietro la scrivania non il solito arazzo di Lille ma i giardini del Colle. Questi gli elementi essenziali del terzo discorso da presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano, che tuttavia ha dedicato l'incipit alla difficile situazione in Medioriente. 

 

"Si è riaccesa in quella terra una tragica spirale di violenza e di guerra. Una spirale che va fermata - ha esordito il Capo dello Stato -. Lo chiedono l’Italia, l’Unione Europea, le Nazioni Unite, il Pontefice: sentiamo oggi, mentre vi parlo, che questo è il nostro primo dovere, riaprire la strada della pace in una regione tormentata da così lungo tempo”.

 

Napolitano è, quindi, passato ad affrontare la crisi economica, di cui non si può ignorare la gravità ma che non deve rendere ostaggio della paura. "Nel corso del 2008 - ha detto - è scoppiata negli Stati Uniti d’America una sconvolgente crisi finanziaria, che ha investito molti altri paesi, anche in Europa, e che sta colpendo l’intera economia mondiale. Non ignoro la forte preoccupazione che ci accomuna nel guardare all’anno che sta per iniziare. Un anno che si preannuncia più difficile, e che ci impegna a prove più ardue, rispetto alle esperienze vissute da molto tempo a questa parte".

 

"Dobbiamo - ha proseguito il Presidente - guardare in faccia ai pericoli cui è esposta la società italiana, senza sottovalutarne la gravità: ma senza lasciarcene impaurire. L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa. Vorrei in sostanza parlare questa sera con voi il linguaggio della verità, che non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza”.

 

"Dalla crisi deve, e può uscire, un’Italia più giusta", è l'auspicio del Presidente. "Facciamo della crisi un'occasione" - ha detto ancora - per liberarci dei problemi che ci portiamo dietro da tempo, dalle riforme istituzionali, alla pubblica amministrazione e "al modo di operare dell’amministrazione della giustizia". Occorre - ha aggiunto - "far leva sui nostri punti di forza e sulle energie vive" e "affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema".

 

"Hanno fatto scalpore nei giorni scorsi le statistiche ufficiali sulla povertà in Italia: ed è parola che esitiamo a pronunciare, è realtà non semplice da definire e da misurare. Sono comunque troppe le persone e le famiglie che stanno male, e bisogna evitare che l’anno prossimo stiano ancora di più o stiano ancora peggio",  ha detto sempre Giorgio Napolitano.

 

"Mi sento - ha detto il Capo dello Stato - egualmente vicino alle famiglie, specie a quelle numerose, o che comunque fanno affidamento su un solo reddito, sulle quali pesa la difficoltà per le donne di trovare lavoro, e che non hanno abbastanza per soddisfare i bisogni fondamentali: e quelli che ne soffrono di più sono i bambini".

 

Il presidente della Repubblica ha ribadito, poi, l'importanza di sostenere l'occupazione che soprattutto se si guarda "al Mezzogiorno che non ha fatto i passi avanti necessari e rischia di essere più di altre parti del paese colpito dalla crisi".

 

Nel discorso di fine anno parole di solidarietà sono state indirizzate a quanti "temono per il posto di lavoro e per la sorte delle loro aziende" e "ai giovani precari, che vedono con preoccupazione avvicinarsi la scadenza dei loro contratti".

 

Per il presidente della Repubblica è "indispensabile" fare “scelte di razionalizzazione e di riforma” della scuola, dell’università e del mondo della ricerca. Un obiettivo a cui giungere con un “confronto aperto e costruttivo” che tenga conto del “valido apporto anche dalle rappresentanze studentesche, come ho avuto modo di constatare in diverse città universitarie, da Roma a Milano a Padova”.

 

Per fronteggiare la crisi, "tocca a ognuno fare la sua parte in un clima di reciproco ascolto e senza pregiudiziali chiusure", ha detto ancora il Presidente sottolienando come questa situazione debba "portare ad un nuovo rigore nell’uso dei soldi pubblici".

 

Giorgio Napolitano, poi, ha difeso la centralità del Parlamento ("la cui capacità di giudizio e di proposta resta fondamentale nel nostro sistema democratico") e invitato l'Italia a "unire le forze", ritrovando "quel senso di un comune destino e quello slancio di coesione nazionale che in altri momenti cruciali della nostra storia" come nel dopoguerra e nella lotta al terrorismo "abbiamo saputo esprimere".

 

Infine non è mancato un appello alle forze politiche affinché "escano da una logica di scontro sempre più sterile", ma possano guadagnare fiducia "esprimendo un nuovo costume, ispirato davvero e solo all’interesse comune".

 

Giorgio Napolitano ha concluso con gli auguri "a voi che mi ascoltate, a tutti gli italiani", ma li ha estesi anche agli immigrati ("a tutti coloro che venendo da lontano operano in Italia nel rispetto delle regole e meritano il pieno rispetto dei loro diritti").










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