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Inchiesta sugli appalti per il petrolio
Il Riesame boccia 'il comitato d'affari'

Secondo i giudici non regge l'ipotesi di associazione a delinquere. Concessi i domiciliari per l’amministratore delegato di Total Italia e gli altri indagati

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Lionel Levha, a.d di Total Italia (Ansa) Potenza, 1 gennaio 2009 - Revocate le ordinanze di custodia cautelare ordinate dal Gip di Potenza, Rocco Pavese nell’ambito dell’inchiesta lucana sulle presunte tangenti pagate per i lavori al giacimento di petrolio Tempa rossa della Total.

 

Il tribunale del Riesame ha concesso i domiciliari all’amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha (nella foto). Uguale decisione anche per i dirigenti della stessa compagnia petrolifera, Roberto Pasi e Roberto Francini, all'imprenditore di Policoro (Matera), Francesco Rocco Ferrara, e al sindaco di Gorgoglione (Matera), Ignazio Tornetta. Domiciliari annullati, invece, quelli per il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, già respinti lo scorso 18 dicembre dalla Camera dei Deputati.

 

Non solo, secondo i giudici del Riesame non regge l’ipotesi, formulata dalla procura, del “comitato d’affari” costituito da imprenditori, politici, amministratori pubblici e funzionari della Total Italia. Il capo “A” dell’ordinanza emessa dal gip Rocco Pavese, quello con l’accusa di associazione a delinquere, è stato annullato per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Resta in piedi l’accusa di corruzione e turbativa d’asta per l’affare da 15 milioni di euro per la costruzione dell’oleodotto in località Tempa Rossa (Matera). Resiste anche l’ipotesi di corruzione e abuso d’ufficio in relazione agli espropri dei terreni di privati cittadini, su cui doveva passare l’oleodotto.

 

L’inchiesta condotta dalla procura di Potenza, ipotizza l’esistenza di una lobby che aveva pilotato gli appalti della Total a favore di un’associazione temporanea di imprese guidata da Ferrara, “svendendo” patrimoni regionali per interessi personali. “Mercimonio di funzioni”, lo aveva definito Woodcock.










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