A Natale l’arcivescovo di Milano, a Capodanno il cardinale di Bologna. La Chiesa prende di petto la questione povertà e ne fa la missione del 2009...
Bologna, 2 gennaio 2009 - A Natale l’arcivescovo di Milano, a Capodanno il cardinale di Bologna. La Chiesa prende di petto la questione povertà e ne fa la missione del 2009. Lancia appelli, formula proposte, ci mette sostanza non solo cuore. Da mesi, se non anni, dalla cattedra di Ambrogio, Tettamanzi chiede ai suoi preti di dividere le loro case con i più bisognosi ed è arrivato la notte di Natale ad annunciare un fondo speciale. Carlo Caffarra, dalla cattedra di Petronio, pensa, forse, a qualcosa di analogo, ma intanto assicura l’intensificazione del tradizionale "servizio di carità", con le strutture che operano da sempre, a cominciare dalla Caritas.
Ma più ancora dovranno fare le parti sociali, gli enti locali, soprattutto le istituzioni bancarie. E’ arrivato il tempo, insomma, di "investire" sulla povertà. Messaggi che paiono in sintonia con le parole di Giorgio Napolitano, che chiede di guardare alla crisi economica, che ci sta dietro e davanti, come una opportunità. Una opportunità che, con bella immagine, Enzo Bianchi, priore di Bose, chiama "il pane di domani", che significa ridestare, specie nei giovani, la cultura dei valori. Intanto c’è il problema angosciante del pane quotidiano, delle mense dei vescovi e dei parroci sempre più frequentate da famiglie che non ce la fanno, da operai in cassa integrazione o già espulsi dal mercato ufficiale del lavoro che di giorno s’arrangiano con qualche lavoretto e di notte dormono sotto i cartoni per strada.
Realtà non più o non solo di immigrati, ma di italiani. Questa drammatica realtà la Chiesa la conosce prima e meglio delle strutture di assistenza sociale pubblica: basta girare la notte nelle nostre città. Lì si trova il popolo dolente, quello in carne e ossa, non quello delle statistiche che fanno polemizzare i politici sulla soglia di povertà. Caffarra invoca un "patto" d’azione comune tra le imprese, i sindacati, le banche, le istituzioni.
E così altri presuli in Italia. Siamo ai primi vagiti del 2009, un anno annunciato come orribile, ma che proprio per questo deve trovare persone di buona volontà e di capacità d’intervento. E fare anche della povertà una "opportunità". La politica che s’appresta a scendere in campo per rinnovare decine e decine di comuni e province colga il messaggio: le nuove amministrazioni si misureranno dalla capacità di dare risposte ai cittadini meno fortunati. Che, purtroppo, sono sempre più numerosi.
di Pierluigi Visci