Combattimenti violenti nel cuore della città. Israele ha intensificato le operazioni militari: trenta nuovi obiettivi colpiti nella notte. Valichi aperti per il passaggio degli aiuti umanitari. Da Ginevra: "La situazione dei civili palestinesi è traumatica"
Tel Aviv, 5 gennaio 2009 - Le truppe dello Stato ebraico hanno ingaggiato a Gaza City il primo violento combattimento con i militanti di Hamas da quando è iniziata l’offensiva di terra.
Forti esplosioni e violenti scontri a fuoco sono stati segnalati a Shejaiya, nella parte est della città. Fonti militari israeliane hanno confermato combattimenti sono in corso in quell’area, che al momento è attaccata anche dagli elicotteri. Intanto, il pronto soccorso ha riferito che è di 50 palestinesi il bilancio dei morti di oggi a Gaza. Tra le vittime ci sono nove bambini, quattro dei quali sono stati uccisi isieme alla madre nel quartiere di Shujaiya, nella parte orientale di Gaza City.
Almeno tre soldati israeliani sono stati uccisi nel corso dei combattimenti contro i miliziani palestinesi di Hamas nella Striscia di Gaza. Lo riferiscono le televisioni arabe Al-Jazeera e Al-Arabiya. Secondo la televisione Al-Jazeera, che cita “fonti proprie”, tre soldati israeliani sono stati uccisi e altri 30 feriti negli scontri a fuoco con i miliziani palestinesi. Per la televisione Al-Arabiya le vittime tra le truppe dello stato ebraico nella Striscia di Gaza sarebbero invece quattro. In precedenza, il braccio armato di Hamas, le brigate Ezzedine al-Qassam, avevano affermato in un comunicato di avere ucciso “dieci soldati” israeliani e di averne feriti altri 30. Per il momento l’esercito israeliano non ha diffuso alcun comunicato ufficiale sulle perdite.
Il presidente americano, Geroge W. Bush, ha ribadito che Israele ha diritto all’autodifesa che un cessate cessate il fuoco deve prevedere misure che assicurino che i militanti di Hamas fermino i lanci di razzi sulle città dello Stato ebraico.
Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, ha seccamente respinto la proposta dell’Ue di dispiegare osservatori internazionali nella Striscia dopo la fine dell’offensiva, mentre il ministro della Difesa dello Stato ebraico, Ehud Barak, ha avvertito che la campagna militare a Gaza andrà avanti perchè "non è ancora stato raggiunto l’obiettivo fondamentale", cioè porre al sicuro gli abitanti del sud del Paese dagli attacchi con i razzi e i mortai sferrati dalla Striscia dagli estremisti palestinesi. La Livni ha aggiunto che il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla legittima difesa, bensì combattendo contro il terrorismo.
Israele ha autorizzato l’ingresso nell’enclave dal valico di confine di Kerem Shalom di un convoglio umanitario, un’ottantina di camion carichi di aiuti destinati alla popolazione stremata. Un altro varco, quello di Nahal Oz, è stato in parte sbloccato per far affluire 200.000 litri di carburante diretti alla centrale elettrica locale, sull’orlo del collasso, e 120 tonnellate di gas per uso domestico. Consentito inoltre l’espatrio a duecento palestinesi muniti di passaporti stranieri.
Frattanto si moltiplicano le iniziative diplomatiche incrociate: da una parte la missione Ue guidata dal presidente di turno, il premier ceco Karel Schwarzenberg, dall’altra una missione dell’ex presidente Ue, Nicolas Sarkozy, autodesignatosi una volta cessato il suo ruolo mediatore internazionale di pace. Destinazione comune l’Egitto (e il suo presidente Hosni Mubarak) oltre a Gerusalemme, Ramallah.
SARKOZY
Israele deve cessare le violenze nella Striscia di Gaza, ma il comportamento di Hamas è stato “irresponsabile e imperdonabile”: Nicolas Sarkozy ha ribadito a Ramallah l’impegno per un cessate il fuoco, ma anche le accuse verso l’organizzazione estremista palestinese.
Sarkozy, nella conferenza stampa congiunta tenuta con il presidente dell’Anp, Abu Mazen, ha ribadito di voler insistere con i dirigenti israeliani “in tutta franchezza” perché “cessino le violenze”, pur sottolineando come Hamas abbia agito “in maniera irresponsabile ed imperdonabile” decidendo di non rinnovare la tregua e riprendendo a lanciare razzi sul territorio dello Stato ebraico.
”Noi europei vogliamo un cessate il fuoco il più presto possibile: il tempo lavora contro la pace, occorre che le armi tacciano e che venga instaurata una tregua umanitaria provvisoria”, ha concluso il presidente francese.
Abu Mazen da parte sua ha chiesto “la fine immediata e senza condizioni dell’aggressione israeliana contro il mio popolo nella Striscia di Gaza”, escludendo inoltre che l’Anp riprenda il controllo della Striscia come conseguenza di una sconfitta militare di Hamas contro le forze israeliane.
“E’ impensabile che noi si lavori perché Hamas venga distrutto e si possa prendere il suo posto: non accetteremo che la patria venga riunita con la forza delle armi, ma solo attraverso il dialogo”, ha concluso Abu Mazen. L’Anp era stata cacciata con la forza dalla Striscia di Gaza nel 2007, quando Hamas aveva preso il controllo militare del Territorio costiero.
Dura la reazione alle parole di Sarkozy da parte di Hamas, il cui portavoce Fawzi Barhoum ha denunciato “una parzialità totale a favore dell’occupante (Israele, ndr) e un franco sostegno al proseguimento della carneficina in corso a Gaza”.
HAMAS
Per la prima volta dall’inizio dell’offensiva israeliana sulla striscia di Gaza, un alto dirigente del movimento Hamas si rivolge alla gente attraverso la tv: è Mohammed al Zahar, ministro degli Esteri del governo autoproclamato della Striscia, diffuso dalla tv palestinese Al Aqsa e ritrasmessa dalla tv satellitare qatariota Al Jazeera. ”Non ci arrenderemo” è il messaggio di sfida del ‘falco’ ministro degli Esteri, che probabilmente si trovava in un bunker sotterraneo, non identificabile.
Zahar ha promesso la “vittoria” di fronte a Israele e la “Liberazione di tutta la Palestina anche a costo di migliaia e migliaia di vittime”. “Attaccando i nostri figli hanno legittimato l’uccisione dei loro figli” ha aggiunto, invitando alla “pazienza e alla perseveranza”.