Mentre sono in corso le consultazioni per il cessate il fuoco sulla base del piano franco-egiziano, il gabinetto di sicurezza israeliano approva la terza fase di attacchi. Hamas esamina le proposte. Ancora scontri dopo lo stop di tre ore ai bombardamenti per gli aiuti. Onu, non c'è l'accordo nel Consiglio di sicurezza
Tel Aviv, 7 gennaio 2008 - Non c’è accordo in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risoluzione per un cessate-il-fuoco tra Israele e Hamas. Lo ha riferito l’ambasciatore francese Jean-Maurice Ripert, presidente di turno, aggiungendo che i 15 membri continueranno le consultazioni nel tentativo di trovare una posizione comune.
La proposta di una tregua immediata avanzata dalla Libia è stata bocciata dagli Usa e da altri membri perchè ritenuta anti-israeliana. Usa, Francia e Gran Bretagna hanno proposto una dichiarazione meno esplicita. I Paesi arabi hanno esortato il Consiglio ad intervenire per porre fine alla crisi, dicendo che è a rischio la credibilità dell’organo.
Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato un allargamento dell’offensiva in corso contro Hamas nella Striscia di Gaza, mentre sono in corso le consultazioni in vista di un possibile cessate il fuoco nel Territorio costiero sulla base del piano franco-egiziano presentato ieri.
L’esercito israeliano ha lanciato volantini sulla parte meridionale di Gaza: nei manifestini si consiglia agli abitanti di lasciare la zona attorno alla città di Rafah, in previsione del bombardamento dei tunnel attraverso cui passano le armi che riforniscono gli uomini di Hamas. Lo hanno riferito testimoni locali.
È durata come previsto solo tre ore la tregua nei combattimenti nella Striscia di Gaza. I combattimenti sono ripresi immediatamente dopo la scadenza: due razzi sono caduti a Beer Sheba senza causare danni mentre due è palestinesi sono stati uccisi nel nord dell’enclave costiera.
Sul fronte delle trattative il governo israeliano, oltre ad aver deciso di dare vita a un corridoio umanitario sospendendo ogni giorno tutte le operazioni militari per tre ore al giorno, ha deciso di discutere con il Cairo i termini della proposta franco-egiziana per un cessate il fuoco.
Su questo punto però, lo Stato ebraico ha gelato gli entusiasmi di Nicolas Sarkozy che aveva annunciato trionfalmente da Parigi il via libera ‘tout court’ israeliano e dell’Anp.
Israele ha infatti chiarito che i colloqui con gli egiziani sono ancora in corso: "Abbiamo accolto con favore l’iniziativa franco-egiziana e vogliamo verificare se avrà successo", ma, ha sottolineato Mark Regev, portavoce del premier Ehud Olmert, "i colloqui continuano sulla base di quel progetto. Una ‘calma' (tregua) sostenibile nel sud (di Israele) dovrà basarsi sulla totale assenza di lanci di razzi da Gaza verso Israele e su un efficace embargo sul traffico di armi per Hamas, che goda del sostegno internazionale".
Una delegazione israeliana andrà al Cairo per discutere i dettagli del piano e lo stesso farà anche Abu Mazen che sabato inconterà Mubarak. Prudente anche la controparte israeliana sul terreno: Hamas ha fatto sapere di stare esaminando il piano che resta "ancora in discussione".
Intanto il gabinetto di sicurezza israeliano ha deciso di rinviare la decisione su un’eventuale "offensiva totale" anche nei centri urbani nella Striscia di Gaza: la cosiddetta ‘terza fasè dell’operazione Piombo Fuso, i cui piani sono comunque pronti.
La Casa Bianca insiste che per porre fine al conflitto a Gaza "urge un cessate il fuoco durevole e sostenibile" e sull’iniziativa di Mubarak e Sarkozy ha sottolineato che attende ancora di conoscere in maniera dettagliata il piano. In ogni caso, ha continuato, "Hamas dovrà prima di tutto smetterla di lanciare razzi contro Israele affinche ogni tipo di tregua prenda forma.
Da Roma il ministro degli Esteri Franco Frattini ha accolto con favore la notizia di uno stop ai bombardamenti israeliani: "È una tregua che noi dobbiamo con pervicacia perseguire ed è il primo spiraglio per una tregua permanente".
Intanto dal Libano Hezbollah ricorda a Israele che è sempre sotto minaccia anche da nord in Libano. Il leader delle milizie sciite Hassan Nasrallah ha avvertito Israele che "tutte le opzioni restano aperte.
È scontro a distanza, infine, tra l’esercito israeliano e le Nazioni Unite. Tsahal afferma di aver bombardato ieri la scuola dell’Onu nella Striscia di Gaza, causando la morte di 42 palestinesi, dopo che i miliziani avevano sparato dall’edificio contro le truppe. L’Unrwa però smentisce e chiede un’inchiesta indipendente.
LA POLEMICA
Non è piaciuto ad Israele il giudizio del cardinale Renato Martino sulla situazione a Gaza. Intervistato dal quotidiano on-line ‘Il Sussidiario', il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, aveva detto che la Striscia di Gaza, che da 27 dicembre è sotto le bombe israeliane, è diventata simile a "un enorme campo di concentramento". Immediata la replica da Gerusalemme: per Israele, le parole dell’alto prelato sono "basate sulla propaganda di Hamas".
LA DENUNCIA DALLA GIORDANIA
Israele non avrebbe autorizzato l’ingresso nella Striscia di Gaza a un camion giordano che trasportava aiuti sanitari.
Lo ha denunciato l’organizzazione Jhco (Jordan Hashemite Charity Organisation) citata dal quotidiano «The Jordan Times’, precisando che le autorità israeliane hanno bloccato l’ingresso nei territori palestinesi a un camion con 2000 sacche di sangue. Dall’inizio dell’offensiva israeliana ‘piombo fuso' del 27 dicembre, l’organizzazione Jhco ha inviato 251 convogli di aiuti nei territori palestinesi, coordinandosi con l’Unrwa.
LA POSIZIONE DEGLI USA
Condolezza Rice sostiene l’iniziativa per un cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza presentata dal presidente egiziano Hosni Mubarak. «Abbiamo bisogno di arrivare in fretta a un cessate-il-fuoco che possa durare e che possa portare reale sicurezza», ha affermato il segretario di Stato americano nel suo intervento davanti al Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite. «A questo proposito», ha aggiunto, «siamo lieti e vogliamo elogiare il testo presentato dal presidente dell’Egitto e dare seguito a quella iniziativa».
EBREI AUSTRALIANI CONTRO GERUSALEMME
Più di cento ebrei australiani hanno firmato una lettera di condanna dell’offensiva israeliana a Gaza, definendola ‘’sproporzionata’’ e ‘’inumana’’. Intanto il premier laburista Kevin Rudd mantiene una linea moderata, difendendo il diritto di Israele all’autodifesa, ma chiedendo sforzi diplomatici verso un immediato cessate il fuoco e esortando Israele ad ‘’aderire ai suoi obblighi secondo il diritto umanitario internazionale verso la popolazione di Gaza, assicurando che abbia accesso a beni di prima necessita’, cibo, assistenza umanitaria e forniture mediche’’.
’’Siamo ebrei australiani che si uniscono a chi in Israele e nel mondo condanna gli attacchi militari su Gaza’’, recita il documento del gruppo Independent Australian Jewish Voices, i cui firmatari includono l’ex ministro federale Moss Cass, il senatore dei verdi Ian Cohen e le scrittrici Linda Javin e Sara Dowse. ‘’Crediamo che Israele abbia diritto alla sicurezza, ma il lancio di razzi provenienti da Gaza non puo’ giustificare questo attacco militare completamente sproporzionato’’.
MEDICI SENZA FRONTIERE
Centinaia di camion di aiuti fermi ai valichi; centri di distribuzione di cibo e medicinali irraggiungibili; case, scuole, ospedali e ambulanze colpiti dalle bombe israeliane; livelli "impressionante" d’insicurezza per gli operatori umanitari, impossibilitati a intervenire se non mettendo a repentaglio la propria vita. In teleconferenza da Gaza City, Jessica Pourraz, coordinatrice di Medici senza Frontiere (Msf) a Gaza, fa il punto della situazione umanitaria -"catastrofica"- a dodici giorni dall’inizio dell’operazione militare israeliana ‘Piombo fuso'.
"Grazie alla tregua di tre ore, per la prima volta dopo giorni sulle strade di Gaza City sono tornare le auto e la gente sono ripopolate", ha spiegato la cooperante, "tutti alla ricerca disperata di cibo, acqua, medicinali e coperte". E ha continuato: "Impressionanti le file ai forni e ai negozi di generi alimentari, che hanno riaperto per una manciata di ore". Code anche negli ospedali "per fare visita ai parenti o avere notizie di familiari e amici di cui si sono perse le tracce".
Tuttavia, ha sottolineato la coordinatrice di Msf "tre ore di ‘pace' giornaliere non sono sufficienti: la gente a Gaza non ha cibo, acqua potabile, elettricità e i centri di distribuzione sono spesso irraggiungibili". Già prima dell’apertura del nuovo fronte di guerra, ha ricordato Pourraz, "un milione di palestinesi sopravvivevano solamente grazie agli aiuti internazionali, e ora quel numero è aumentato vertiginosamente". Eppure, ha spiegato, "ci sono centinaia di camion carichi di aiuti bloccati ai valichi e irraggiungibili per gli altissimi livelli d’insicurezza". Ciò nonostante, ha annunciato l’operatrice umanitaria, "tra sabato e domenica è previsto l’arrivo di aiuti (cibo, medicinali, tende e coperte) attualmente fermi a Gerusalemme".
Per assistere i feriti in questa situazione "disperata", Msf da alcuni giorni munisce a medici e infermieri del proprio staff di kit di soccorso da portare a casa per le visite a domicilio. "In questo modo", ha spiegato Pourraz, "riusciamo a occuparci dei pazienti e anche dei feriti direttamente nei loro quartieri". Inoltre l’organizzazione (che nella Striscia di Gaza può contare su una settantina tra medici e infermieri palestinesi, oltre a tre operatori espatriati arrivati la scorsa settimana) allestirà due tende di fronte all’ospedale di Shifa, la struttura sanitaria di riferimento a Gaza City, per distribuire i kit medici alla popolazione approfittando della sospensione dei bombardamenti nelle tregue giornaliere. "Non esiste alcun luogo sicuro a Gaza", ha insistito la coordinatrice di Msf, "le continue incursioni aeree e i bombardamenti rendono complicato qualsiasi movimento sia di pazienti, sia di medici e infermieri".
Inoltre, ha aggiunto, "c’è urgente bisogno di chirurghi vascolari e anestesisti". Nel solo ospedale di Shifa, che dista poche centinaia di metri dalla sede di Msf a Gaza, dall’inizio dei bombardamenti sono state effettuate più di trecento operazioni, "per lo più amputazioni e interventi d’urgenza".