Sfruttando con intelligenza i nostri giacimenti e costruendo una serie di terminali di rigassificazione, come ha fatto per esempio la Spagna in questi anni, la nostra penisola potrebbe diventare lo snodo gasiero ideale fra le vaste riserve del Mediterraneo e i mercati europei assetati di metano
CARI ITALIANI popolo del no,
collocata in una posizione geografica ideale per diventare un hub del gas a livello europeo, l’Italia non riesce nemmeno a costruire gli impianti necessari a coprire il proprio fabbisogno di metano, in caso di crisi politiche come quella in corso fra la Russia e l’Ucraina.
Sfruttando con intelligenza i nostri giacimenti e costruendo una serie di terminali di rigassificazione, come ha fatto per esempio la Spagna in questi anni, la nostra penisola potrebbe diventare lo snodo gasiero ideale fra le vaste riserve del Mediterraneo e i mercati europei assetati di metano. I tubi di collegamento, con l’Austria da un lato e con il Nord Europa dall’altro, ci sono già e potrebbero essere sfruttati per esportare il prezioso combustibile, piuttosto che viceversa, approfittando del progressivo esaurimento dei giacimenti nel Mare del Nord.
Uno scenario vantaggioso, caldeggiato dal presidente dell’Authority Alessandro Ortis, ma reso impossibile dalle fortissime resistenze locali a ogni proposta di insediamento energetico. D’altro canto, gli italiani usano più gas di tutti gli altri partner europei, perché con il metano ci fanno anche l’elettricità, mentre altrove si usa il nucleare. Ma la botte piena e la moglie ubriaca, si sa, non si possono avere.