Con il complice Wolfgang Abel ha compiuto dodici omicidi (era ancora minorenne) sotto la sigla della formazione neonazista. Fra le vittime, clochard, religiosi, prostitute, tossici, omosessuali
MILANO, 9 gennaio 2009 - DODICI omicidi compiuti a partire dal ’77 (quando era ancora minorenne) sotto la sigla "Ludwig", formazione neonazista organizzata con l’amico e complice Wolfgang Abel. Fra le vittime clochard, religiosi, prostitute, tossici, omosessuali. Marco Furlan è tornato libero; era stato condannato a 27 anni, ridotti grazie a quattro anni di carcerazione preventiva, a tre indulti, alla buona condotta.
Scarcerato il 23 aprile di un anno fa, dopo 19 anni passati dietro le sbarre, ha trascorso questi mesi affidato in prova dal tribunale di sorveglianza di Milano ai servizi sociali. Sarà lo stesso tribunale di sorveglianza a notificargli in questi giorni l’atto di fine pena. Quanto ad Abel, dalla vigilia di Natale è in licenza dalla casa di lavoro di Sulmona, dov’era dal 2006.
E’ TORNATO nella sua casa di Negrar, nel Veronese, seguito dalle assistenti sociali e controllato dai carabinieri. Se non violerà gli obblighi imposti sarà libero in febbraio. Marco Furlan oggi ha 48 anni, vive a Milano in un alloggio Aler. Due lauree a pieni voti in fisica e ingegneria, lavora come consulente in una società di informatica. «E’ un uomo — dice il difensore Corrado Limentani — che ha pagato e chiede solo di essere dimenticato». Abel (il leader della coppia) e Furlan vennero arrestati il 3 marzo 1984 a Castiglione delle Stiviere (Mantova), poco dopo avere tentato di bruciare una discoteca. Il 10 febbraio ’88, in primo grado, furono condannati a 30 anni. Nel giugno dello stesso anno la Cassazione accolse il ricorso contro il prolungamento dei termini di custodia cautelare e vennero scarcerati.
NEL ’91 la Suprema Corte confermò la condanna di entrambi a 27 anni. Furlan si rese irreperibile. Venne rintracciato nel maggio ’95 a Creta, ricondotto in Italia e rinchiuso nel carcere milanese di Opera.
di Gabriele Moroni