L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo attualmente è detenuto in Brasile, dove si era rifugiato dopo aver vissuto a lungo in Francia. Nel nostro Paese è stato condannato all'ergastolo per quattro omicidi
Rio de Janeiro, 10 gennaio 2009 - Cesare Battisti teme che l’estradizione in Italia metterebbe la sua "vita in pericolo”. L'ex terrorista di estrema sinistra, 54 anni, ha confidato la propria paura al settimanale Epoca, che lo ha intervistato nella prigione di Brasilia dove è detenuto. “Sono sicuro che se vado in Italia, sarei assassinato”, ha affermato Battisti che è in attesa di una decisione da parte del Paese sudamericano sulla richiesta di estradizione depositata dall’Italia.
Battisti, condannato all’ergastolo nel nostro Paese per quattro omicidi compiuti quando faceva parte dei Proletari armati per il comunismo, per anni ha vissuto in Francia. Successivamente è fuggito in Brasile, dove è stato arrestato nel 2007 mentre si trovava sulla spiaggia di Copacabana. Nel novembre scorso, il Comitato nazionale per i profughi del Brasile ha respinto la sua domanda per ottenere lo statuto di profugo politico, cosa che ha aperto l’iter per la sua estradizione verso l’Italia.
Spetta ora al ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, decidere sull’estradizione. “Spero che il ministro Genro, che ha sofferto la repressione politica quando era militante (sotto la dittatura, ndr) non accetterà le argomentazioni del governo italiano che ricorre a tutti i sotterfugi per falsificare il carattere politico del processo contro di me”, ha affermato Battisti proclamando ancora una volta la sua innocenza.
L’ex terrorista ha anche ricordato di soffrire di una grave epatite B, di ulcere gastriche, di problemi di glicemia e di insonnia.
Finora il Brasile ha sempre respinto le domande di estradizione verso l’Italia per gli ex terroristi italiani, in particolare appartenenti alle Brigate rosse, perché rifugiati politici. Ma nell’aprile scorso, il procuratore generale della repubblica, Antonio Fernando Souza, ha espresso parere favorevole alla domanda di estradizione di Battisti, rifiutando di considerare i suoi crimini come “politici”.