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LA LETTERA

I figli si ritrovano con l'amore, non con il 'radar'

Se al dialogo con i figli si sostituisce la tecnologia di un orologio con Gps incorporato destinato al “controllo”, si rischia di scivolare verso una sorta di dittatura dell’immaginario a sostituzione dei rapporti umani... di Maria Rita Parsi

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 Gentile Professoressa Parsi,
vivo a Quarto Oggiaro e mia figlia, quindicenne, comincia a chiedermi di uscire fino a tardi. Muoio per l’ansia e non so che fare; ho letto sul giornale di un orologio radar per sapere sempre i ragazzi dove si trovano. Se non costa tantissimo, ho pensato di comprarlo. Che ne dice?
Patrizia, Milano


 

Maria Rita Parsi Cara Patrizia,
comprendo le sue legittime preoccupazioni di genitore. Ma la invito a riflettere molto su questa sua modalità d’azione, intesa a risolvere il problema. L’orologino con GPS incorporato “Num 8”, attraverso cui localizzare chi lo indossa sul sito Internet “dedicato” che sta per andare in commercio in Inghilterra è, infatti, il punto di approdo di una tecnologia già adoperata per i furgoni portavalori, per prevenire gli stupri oppure per i detenuti in semilibertà. Ritengo però che, quando al dialogo sincero, alla disponibilità verso i figli, alla presenza umana, all’accompagnamento, all’energia, alla responsabilità dell’essere genitori si sostituisce sempre di più il tecnico apporto dell’uomo inventore di tecnologie sofisticatissime, destinate al “controllo”, soprattutto degli altri, si possa scivolare verso una sorta di dittatura dell’immaginario a sostituzione dei rapporti umani.

 L’uomo inventa le macchine per replicare in sé gli attributi dell’onnipresenza e dell’onniscienza, mirando all’onnipotenza. Questi meccanismi deificanti svuotano il rapporto tra genitori e figli di quel rispetto, senso di responsabilità e anche dei rischi connessi all’educare e al crescere alla base dell’amore tra genitori e figli. Il passo successivo è replicare un terrificante Truman Show, erede della profetica metafora orwelliana, tale da renderci, nel quotidiano, burattini e carnefici/vittime di un processo di disumanizzante tecnocrazia.

di Maria Rita Parsi










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