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Derrick ha voluto morire
"Eseguito il testamento biologico"

La vedova dell’attore Horst Tappert: "L’abbiamo firmato insieme". Si è spento il 13 dicembre, a 85 anni. "La morte è una buona cosa", aveva detto lui stesso in una delle sue ultime interviste

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Horst Tappert, l'interprete dell'ispettore Derrick (foto Ansa) Berlino, 5 febbraio 2009  — "L’HO LASCIATO morire", rivela la vedova di Horst Tappert, l’interprete del più amato poliziotto televisivo al mondo, l’Oberinspektor Derrick. "Quando ho visto che le sue condizioni peggioravano di giorno in giorno, che non riusciva a parlare, e che non aveva più percezione di nulla, e quando prendevo la sua mano non la sentiva, ho consegnato ai medici curanti il testamento biologico, che avevamo firmato insieme alcuni anni fa", spiega Frau Ursula, 80 anni. In clinica vennero sospese le fleboclisi, e subito dopo staccata la spina per la respirazione artificiale. L’attore si spense il 13 dicembre, a 85 anni.

LA SIGNORA ha citato il Patientenverfügung, molto simile al testamento biologico di cui si discute in Italia, il documento che deve essere autenticato da un notaio, in cui si dichiara di non voler essere sottoposto a cure e a interventi chirurgici, lesivi della dignità umana, quando non c’è alcuna speranza di guarigione. Così, spiega un opuscolo del ministero della Giustizia, ogni cittadino può stabilire le "condizioni della sua fine" quando ancora è in pieno possesso delle sue facoltà mentali. "La morte è una buona cosa", aveva detto Horst Tappert in una delle sue ultime interviste.

LA FINE di Tappert è stata seguita con dolore in tutto il mondo. I suoi 281 telefilm in cui è l’ispettore Derrick, sono trasmessi dal 1973 in 108 paesi. Era malato di diabete in forma grave, e il suo stato era andato peggiorando rapidamente negli ultimi anni. Alla fine era costretto su una sedia a rotelle. L’ultimo film in cui appare fu girato in Italia nel 2003. "I medici hanno tentato di salvarlo fino all’ultimo, tentando di tutto — continua Frau Ursula —; mio marito amava la vita, ma voleva vivere in piena coscienza e con dignità. Abbiamo dovuto constatare che ormai tutto era inutile, e ho deciso di rispettare le sue volontà. Ora tocca a me scrivere il mio testamento biologico".

"CREDEVO che il documento lasciato da Horst riguardasse anche me — afferma la vedova —, ma mi hanno spiegato che mi sbagliavo. Penso che la sua scelta sia stata giusta. Anch’io desidero morire con onore, come mio marito. Temo che adesso le mie rivelazioni faranno scandalo e scateneranno un’ondata di proteste. Ma io non ho dubbi. Nessuno può essere costretto a sopravvivere in condizioni inumane. Ci sono pazienti che vengono tenuti in vita artificialmente. Grazie ai macchinari il cuore batte e i polmoni respirano, per anni e anni. È solo apparenza. Non bisogna rimanere vittime di una pratica crudele. Ho voluto che venisse risparmiata al mio Horst".

di ROBERTO GIARDINA










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