Afghanistan, le coltivazioni diminuite del 19%. Mercato, è un'invasione di stupefacenti: il costo al consumo è sceso del 25%. Onu, dal 'pizzo' sul traffico i talebani incassano 250-450 milioni di dollari
Roma, 5 febbraio 2009 - COMPARE un raggio di luce nel buio del narcostato afghano, quel pozzo senza fondo né legge che da solo produce il 92% dell’eroina che intossica le nostre città. E’ un timido segnale di speranza contro i traffici dei mercanti di morte, contro quella gallina dalle uova d’oro che finanzia le guerre talebane con 250-450 milioni di dollari all’anno: un fiume di denaro che destabilizza la regione e il mondo.
E’ fresco di stampa il rapporto sul mercato dell’oppio afghano pubblicato dall’Unodc, l’agenzia delle Nazioni Unite per la droga e il crimine. E i dati, stavolta, sono incoraggianti. Nel 2008 gli ettari coltivati sono scesi del 19% rispetto al 2007 e la produzione è calata del 6% scendendo a 7.700 tonnellate: questo significa che i guadagni alla frontiera per i trafficanti afghani sono scesi a 3,3 miliardi di dollari dai 4 dell’anno precedente. Considerando che la tassa — l’ushr — pretesa dai talebani è del 10% , questo significa 70 milioni di dollari in meno per finanziare l’insorgenza. E il 2009 promette di andare anche meglio.
"DICIOTTO province afghane che lo scorso anno erano libere dall’oppio — osserva Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell’Unodc — lo rimarranno anche quest’anno e a esse se ne portrebbero aggiungere altre quattro. Nel Nord, nel Centro e nell’Est la pressione da parte del governo, l’aumento dei prezzi del grano e una campagna informativa pre semina delle agenzie antidroga hanno contribuito al declino, mentre nel Sud e nell’Ovest non ha inciso tanto l’azione del governo quanto l’aumento dei prezzi del grano, il calo dei prezzi dell’oppio e la grave siccità".
SE SI considera che nel 2004 l’oppio era coltivato in ben 31 province su 34 e nel 2006 in 28, il miglioramento è evidente. A creare problemi è stata anche la sovraproduzione degli anni precedenti che ha causato un calo del 25% dei prezzi. Il mercato è inondato di droga e i prezzi calano nonostante la produzione segni il passo. Certo, adesso servirebbero interventi strutturali sui coltivatori e una più dura azione contro i trafficanti. Quest’ultima il governo Karzai la promette, ma la fa assai poco.
CI PENSERÀ la Nato, sinora molto refrattaria a una operazione del genere? Dal vertice di Bucarest, l’Alleanza ha dato il via libera ad azioni di questo genere (purche siano iniziative nazionali) e nei giorni scorsi ha causato viva irritazione nel quartier generale Nato lo scoop del settimanale tedesco Spiegel, che ha pubblicato una lettera del generale John Craddock, comandante supremo dell’Alleanza in Europa, con la quale lo scorso gennaio ha chiesto ai suoi colleghi David Mc Kiernan e Egon Ramms (che sono di parere diverso) di adottare una lotta senza quartiere "contro tutti i trafficanti di droga e le loro installazioni e attrezzature, da considerarsi obiettivi militari".
"PER AVERE successo — osserva Andrea Margelletti, presidente del Cesi, il think tank che ieri ha organizzato con il ministero degli Esteri un seminario su "stabilità e sicurezza in Asia" che ha dato ampio spazio all’Afghanistan— è necessario attuare una doppia strategia. Da un lato intensificare l’attività militare contro le strutture talebane e anche contro i trafficanti, dall’altro è fondamentale avviare una azione presso i coltivatori per convincerli con incentivi a riconvertire la produzione".
IL LEGAME con l’insorgenza è del resto chiarissimo. Dei 157 mila ettari coltivati a papavero da oppio in Afghanistan, 132 mila sono nel Sud e di questi ben 103 mila si trovano nella provincia di Helmand, rovente santuario talebano. E delle 32 province afghane, le sole che hanno visto un aumento della produzione nel 2008 sono Helmand, Urzugan, Zabul e la provincia occidentale ma confinante di Farah. Sono tutte aree a forte concentrazione talebana. "Ma nel 2009 — osserva Costa — ci attendiamo una riduzione della produzione anche nel Sud, Helmand compresa". Se sarà transitoria o meno dipenderà anche dalle poltiche di contrasto che verranno attuate".
di ALESSANDRO FARRUGGIA