A quel protervo, insolente, imbecille di Massimo Fini. In una sua risposta a una lettera che riguardava l’onorevole Boniver, lei si è permesso di scrivere a proposito di una ex attrice che per tutto il resto appariva giovane: «Da quel volto di trentenne mi guardavano due occhi di vecchiaia». Come sarebbe ‘occhi di vecchiaia’? Infossati, arrossati, cadenti? Ma quante ’vecchie’ ha visto? Errare è umano, perseverare è diabolico. E lei persevera nel disprezzare i ’vecchi’. Io sarei vecchia soltanto perché ho 88 anni? Io mi ritengo solo una signora ’matura’. Sono svelta, prestante, attiva e sanissima come affermano le recenti indagini mediche. Lei può dire altrettanto per se stesso? Gli anni, le piaccia o meno, non sono uguali per tutti.
Lettera non firmata
Gentile, benché anonima signora. Io non disprezzo affatto i vecchi, al contrario li rispetto profondamente. Dico solo, con i latini, che la vecchiaia è un’età difficile e che lo è tanto più oggi in cui è proibito essere vecchi ed è obbligatorio, come lei stessa rileva in un’altra parte della sua lettera, darsela da giovani. In quanto all’episodio dell’attrice mi pare che lei cada in un equivoco. Subito dopo il passo da lei citato io aggiungo che se quella donna avesse accettato la sua età invece di strafarsi di lifting, sarebbe stata «una bella, affascinante vecchia signora». A essere ‘orribili’ non erano i suoi occhi ma il contrasto col resto del volto.
Comunque, complimenti per i suoi 88 anni. Non solo e non tanto per la sua forma fisica, ma per la sua capacità di indignarsi ancora. Che, a mio parere, è uno dei pochi modi di rimanere, almeno spiritualmente, ancora giovani.
di Massimo Fini