Il Pm di Milano: "Reato ai limiti dell’omicidio volontario con dolo eventuale”. L'uomo è accusato di omicidio colposo con l'aggravante della colpa cosciente: ha superato sulla destra l'autobus che si era fermato per consentire a Michela Corica di attraversare, travolgendola
Milano, 7 marzo 2009 - Arrestato il motociclista che lo scorso 23 febbraio ha investito e ucciso Michela Corica, 23 anni, studentessa, travolta mentre attraversava sulle strisce pedonali in corso XXII Marzo. L'uomo è accusato di omicidio colposo con l'aggravante della colpa cosciente, dell'aver agito, dunque, nonostante la previsione dell'evento. Questo perché ha superato sulla destra l'autobus che si era fermato per far attraversare la ragazza, travolgendola. L'impatto è stato tale, che il motorino è stato ritrovato a quasi nove metri dal punto di impatto. Nei confronti dell'investitore, un pizzaiolo di 40 anni, sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Matteo Grassitelli si è reso responsabile di un reato “ai limiti dell’omicidio volontario con dolo eventuale”. Lo scrive la Procura nella richiesta degli arresti domiciliari . Ad avallare la posizione della Procura, “la velocità certamente elevata” a cui stava andando il motociclista al momento dell’impatto e il fatto che si sia “allontanato dal pronto soccorso prima degli accertamenti volti a verificare l’assunzione di sostanze stupefacenti”.
La velocità non è stata accertata, anche perché dopo l’ incidente il motorino è stato spostato dalla cosiddetta “posizione di quiete” utile per ricostruzione della dinamica. Nella relazione i vigili scrivono che “la velocità non si può rilevare, né dedurre, in quanto al suolo non vi sono tracce di frenata”. Sull’asfalto ci sono solo le “tracce lasciate dalle strutture metalliche del ciclomotore. In ogni caso la distanza dal presunto punto di impatto al termine delle scalfitture è di 8.6 metri”. Un dato che per gli investigatori, e qui parla la loro esperienza, dimostrerebbe comunque la velocità elevata del mezzo.
Nell’ordinanza il gip si rammarica di questo mancato accertamento, quando nell’ordinanza parla di “censurabile approssimazione” nei rilievi. Il riferimento è anche al mancato test dell’alcol che poteva essere fatto subito, al fatto che l’indagato sia riuscito ad allontanarsi dall’ospedale senza che nessuno lo fermasse.
L’ interrogatorio di garanzia dell’indagato non è ancora stato fissato. Il gip ha dieci giorni di tempo per disporre la data.