Il ministro per le Pari opportunità parla di 'nessuna pietà ma invita a non creare allarmismi". Monito del Pontefice nell'Angelus
ROMA — UN 8 MARZO fra tradizione e voglia di nuovo, si potrebbe dire. Tra chi avanza dubbi sull’utilità di una festa ‘tematica’ e chi propone soluzioni innovative.
Secondo un’indagine svolta da quinews.it Rita Levi Montalcini, Maria Montessori e Oriana Fallaci sono le donne più importanti del Novecento. Del premio Nobel e senatore a vita Montalcini (il campione intervistato era composto da 500 donne, di cui la metà universitarie e divise per tutte le età e le collocazioni geografiche) si apprezzano l’«intelligenza», il suo essere donna «semplice», «per nulla saccente» e «non presuntuosa.
Il ‘secondo posto’ a Maria Montessori, la prima donna italiana a essersi laureata in medicina, grande pedagogista, viene giustificato, tra l’altro, con l’essere la più «importante artefice» dei metodi «di recupero dei soggetti portatori di handicap» e per l’educazione di tutti i bambini delle scuole materne ed elementari. La Fallaci piace come «prima» donna che ha raccontato la guerra. Ma la festa non parla solo italiano.
A HERAT i militari italiani, su iniziativa del tenente Paola Treglia, hanno donato materiale umanitario alle donne afgane. A Roma, donne appartenenti a polizia, carabinieri, finanza, municipale e forestale hanno chiesto di abolire la festa perché «obsoleta, anacronistica e che testimonia un vecchio retaggio del passato».
Interviene anche il Vaticano. Si domanda l’«Osservatore romano»: «Che cosa nel Novecento ha maggiormente concorso all’emancipazione delle donne occidentali?». Risposta: la lavatrice.