Quest’anno ci ho ripensato: quella festa diventata un po’ superficiale fatta di rametti di mimose a sette euro e cenette tra colleghe in pizzeria, va messa nel calendario accanto al Natale e alla Giornata della Memoria. Sarà perché mi ha colpito il dettato della maestra di mia figlia ... di Alba Donati
QUEST’ANNO ci ho ripensato: quella festa diventata un po’ superficiale fatta di rametti di mimose a sette euro e cenette tra colleghe in pizzeria, va messa nel calendario accanto al Natale e alla Giornata della Memoria. Sarà perché mi ha colpito il dettato della maestra di mia figlia con la storia delle cento operaie americane bruciate nella loro fabbrica o perché mi sono ricordata della domanda che ossessionava, sempre mia figlia, già dalla materna: «ma perché i maschi danno le spinte?». Ecco, c’è ancora questo piccolo, innominabile, vergognoso, problema della violenza. Ma chi l’avrebbe detto, in pieni anni 70, quando le battaglie si facevano in piazza, che nel 2008 tre ragazzotti di 15 anni avrebbero strangolato con un cavo, una ragazza di 14 anni, dopo averla violentata a turno e picchiata selvaggiamente? Quel delitto di un anno fa a Niscemi, nel centro della Sicilia, mi aveva fatto fermare il cuore. E’ vero che non si contano le ragazze uccise dal fidanzato, dal marito, dall’amico. Spesso il motivo è che lei stava per lasciarlo. E giù fucilate, coltellate, sgozzamenti. Un continuo proprio qui, sul suolo della nostra amata Italia, non in un paese di guerra, distrutto dalla fame e afflitto dall’ignoranza, non dove vige la legge del coltello e dell’odio razziale. Nel 2008 un milione di donne ha subito violenza fisica o sessuale. La violenza uccide le donne tra i 14 e i 50 anni più del cancro e degli incidenti stradali. E il più delle volte abita in famiglia. Qualche caso arriva in tv – soprattutto quando è coinvolto un extra-comunitario - ma molti rimangono sepolti nei trafiletti delle cronache locali.
Eppure Niscemi mi aveva colpito per un quid in più. Lorena, forse era incinta, o forse voleva spifferare alle fidanzate dei ragazzi la frequentazione che avevano con lei. Si può immaginare che i ragazzi abbiamo reagito alla paura uccidendola. E fin qui tutto tornerebbe, almeno come consecutio psicologica. Ma invece l’hanno picchiata e stuprata. Hanno esagerato, hanno provato piacere prima di ucciderla, hanno avuto tempo per il sesso mentre la gonfiavano di cazzotti. Cos’è questa cosa? Come si chiama? Dove è stata coltivata? Perché questo quid si aggira per l’Europa ancora oggi? Non sono una psicologa, né un sociologo, né un politico. Io, come essere umano, non ho risposte. Ma credo di sapere che il seme dell’odio e della violenza va sconfitto con la luce della ragione e non con la ronda notturna che richiama altre violenze. E un’altra cosa. Questa sera festeggerò la Festa delle donne: le operaie uccise, Lorena, e tutte le altre, passate, presenti e future. Andrò in pizzeria con mia madre e mia figlia e farò una piccola catena di mani strette sotto i tavoli. Farò un cerchio di tre generazioni, nella speranza che dopo il silenzio, e dopo la rivolta possa finalmente, arrivare la pace. La mimosa brillerà sul nostro tavolo.
di Alba Donati