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DOPO LE POLEMICHE SU AIDS E PRESERVATIVI

Bagnasco: "Contro il Papa irrisione e volgarità"

Il presidente della Cei sul caso Englaro: "Raccapricciante diritto a morire". Poi ha esortato il parlmento ad approvare “senza lungaggini o strumentali tentennamenti” la legge sul testamento biologico

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Monsignor Angelo Bagnasco Città del Vaticano, 23 marzo 2009 - Nel recente viaggio del Papa in Africa la polemica pretestuosa sul preservativo ha superato il limite e "non ci si è limitati a un libero dissenso, ma si è arrivati a un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici. L’irrisione e la volgarità tuttavia non potranno far mai parte del linguaggio civile, e fatalmente ricadono su chi li pratica". È quanto ha affermato oggi pomeriggio il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente.


Del resto, ha sottolineato il presidente della Cei, "la conferma più significativa circa la pertinenza delle parole del Papa sull’argomento è venuta da quanti, professionisti, politici e volontari, operano nel campo della salute e dell’istruzione. C’è da promuovere un’opera di educazione ad ampio raggio, che va inquadrata nella mentalità degli africani e si concretizza in particolare nella promozione effettiva della donna; soprattutto bisogna alimentare le esperienze di cura e di assistenza, finanziando la distribuzione di medicinali accessibili a tutti".

 

CASO ENGLARO

Secondo il cardinale l’evoluzione della vicenda di Eluana Englaro ha messo in luce una tendenza culturale volta a far emergere un raccapricciante diritto a morire, ribaltando in questo modo tutta una cultura giuridica fondata sul 'favor vitae' che aveva portato anche alla cancellazione della pena di morte.

 

L’arcivescovo di Genova ha ripercorso le fasi salienti della vicenda Englaro mettendo in luce i diversi momenti di contrasto fra la Chiesa e la conclusione della storia di Eluana. "Benchè non fosse attaccata ad alcuna macchina, dato che l’opinione pubblica ha scoperto solo con grande fatica, e benchè sia da tempo invalso nei vari ambiti della nostra vita sociale quel saggio ‘principio di precauzione' per il quale nulla di irripristinabile va compiuto se i dati scientifici non consentono una valutazione obiettiva del rischio, s’è voluto decretare che a certe condizioni poteva morire", ha rilevato Bagnasco.

 

Con tale prospettiva è stato messo in atto "un procedimento che, in un solo atto, avrebbe voluto ribaltare tutta una cultura giuridica minuziosamente costruita sul ‘favor vitae', contraddicendo un’intera civiltà basata sul rispetto incondizionato della vita umana, e smentendo un lungo processo storico che ci aveva portato ad affermare l’indisponibilità di qualunque esistenza, non solo a fronte di soprusi o violenze, ma anche di condanne penali quale la pena di morte".

 

"Tutto, per certe intenzioni, messo a repentaglio -ha spiegato il cardinale- attraverso una operazione tesa ad affermare un ‘diritto' di libertà inedito quanto raccapricciante, il diritto a morire, cioè a darsi e a dare la morte in talune situazioni da definire".

 

TESTAMENTO BIOLOGICO

Bagnasco ha poi esortato il parlmento ad approvare “senza lungaggini o strumentali tentennamenti” la legge sul testamento biologico e, in implicito riferimento all’ipotesi di referendum abrogativo già prospettata da alcuni parlamentari di opposizione, incoraggia i cattolici a “mobilitarsi” al fine di evitare, in futuro, “tentazioni di delega”.










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