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A 'CHE TEMPO CHE FA'

Camorra, Saviano mostra i giornali:
"Silenzio che non fa capire al Paese"

Lo scrittore, autore di ‘Gomorra', racconta da Fazio la sua battaglia e mostra una serie di titoli di giornale estratti dalla stampa locale: un modo per dimostrare l’assenza dell’eco nazionale e la complicatezza del lessico

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ROBERTO SAVIANO OSPITE DI CHE TEMPO CHE FA (ANSA) Milano, 25 marzo 2009 - Roberto Saviano parla di "guerra": "guerra quotidiana", "guerra come costante", come "qualcosa di fisiologico che è stato sempre così". Dietro tutto questo, ha spiegato a ‘Che tempo che fa?’, la trasmissione di Fabio Fazio, "c’è qualcosa di ferocissimo che ci raggiunge soltanto quando si sparge molto sangue anche se spesso tre persone al giorno sono ammazzate e la cronaca nazionale ignora. Tutto questo vive in un silenzio spesso colpevole che non fa capire al Paese".

 

Lo scrittore, autore di ‘Gomorra', ha introdotto l’argomento mostrando una serie di titoli di giornale estratti dalla stampa locale: un modo per dimostrare l’assenza dell’eco nazionale e la complicatezza del lessico. È un vero e proprio processo al linguaggio, durante il quale Saviano dice: "Si usano termini che generano una sorta di intimità tra chi legge e chi titola, parlano solo a chi già sa".

 

Lo scrittore ha spiegato che spesso non vengono indicati i boss per nome e cognome, ma attraverso soprannomi, ha analizzato parola per parola i messaggi dati dalla camorra attraverso la stampa. "È come se ti abituassi alle parole - ha detto - e queste condizionassero la lettura dei fatti. Mi sono sempre chiesto se la cronaca locale abbia anestetizzato tutto".

 

Accanto ai testi anche le foto: quelle soprattutto di uomini uccisi ritratti a terra col volto sanguinante ed esposti alla curiosità della gente. Saviano ha fatto notare che ci sono "sempre bambini in prima fila che guardano il morto" e ha chiesto: "Che Paese è quello che permette questo?". "Sono ragazzini - ha proseguito - che vivono la guerra come costante quotidiana, come qualcosa che è sempre stato così. Tutto è dato per scontato l’arresto e la morte. Qui o si emigra o si ha la fortuna di qualcuno che ti assume. C’è una questione meridionale che non è ancora stata risolta".

 

Un passaggio è dedicato anche alle parole dei boss che arrivano sui giornali. Uomini condannati e detenuti in regime di carcere duro, dove vige il divieto di comunicare con l’esterno, che, ha detto Saviano, "basta che scrivano lettere che queste vengono pubblicate sui giornali. Mi sono sempre chiesto come questo tipo di comunicazione possa avvenire, come se fosse informazione, senza che il Paese si indigni".

FONTE AGI










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