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NORME ANTISISMICHE

Ma le case in cui viviamo
sono a prova di terremoto?

Ecco come controllarle. Dai solai alle cantine, tutte le ‘spie’ del pericolo. Per conoscere il livello di rischio, prima di tutto è necessario consultare le mappe del territorio

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Una casa danneggiata dal terremoto a L'Aquila Bologna, 16 aprile 2009 - PALAZZI di cemento armato che si sono accartocciati e candide villette di campagna rimaste perfettamente in piedi. Le immagini choc del terremoto dimostrano una volta di più quanti morti e danni si sarebbero evitati se in tutta L’Aquila si fossero rispettati i fondamentali criteri di costruzione antisismica. E, anche abitando lontano dal dramma, c’è da chiedersi quanto le nostre case siano sicure e a prova di scossa.
Per conoscere il livello di rischio, prima di tutto è necessario consultare le mappe del territorio. Sul sito dell’Istituto nazionale di geofisica, quello del ministero delle Infrastrutture e sui siti regionali, si scopre un’Italia divisa in zone sismiche. In Emilia Romagna non esistono aree di rischio massimo (livello 4), ma in certe zone dell’appennino forlivese e reggiano-parmense si raggiunge comunque il livello 2 e lì la terra ha tremato di recente.

DUNQUE se sono da escludere terremoti catastrofici, la prevenzione è fondamentale. La Regione, a tal proposito, ha stabilito un censimento obbligatorio per verificare il grado di sicurezza di tutte le strutture pubbliche (ospedali, scuole, prefetture, centri commerciali). E per gli edifici privati? La legge stabilisce valutazioni di sicurezza quando ricorrano gravi e provati errori nei progetti di costruzione, cambi delle destinazioni d’uso con variazione significativa dei carichi, eventi eccezionali come esplosioni, incendi, terremoti. Per il resto la prevenzione è lasciata al buon senso di amministratori e proprietari. Cercare le piante progettuali è relativamente facile per le abitazioni costruite dopo il 1971 (esiste un archivio presso il genio Civile); più difficile per quelle antecedenti, archiviate nelle Prefetture (non è detto siano state conservate).
Tuttavia, come spiega Giovanni Manieri, uno dei responsabili regionali del servizio geologico e sismico dei suoli, ci sono indicazioni fondamentali per verificare lo stato di sicurezza di un’abitazione.

PER QUELLE in muratura, tipo villette o case di campagna si parte da consigli base come evitare di piazzare ai piani superiori pesi eccessivi, per esempio grosse librerie. Importante evitare gli indebolimenti locali, per esempio una canna fumaria posta in un muro portante; fondamentale verificare lo stato della ‘tessitura’ muraria cioè che le pareti siano saldamente collegate tra loro e con i solai anche mediante cordoli; ridurre la spinta della copertura (il tetto) che in caso di terremoti viene accentuata, con incatenamenti ai muri. Cruciale poi, soprattutto nei centri storici, dove gli edifici antichi sono collegati gli uni agli eltri, evitare ristrutturazioni disomogenee. «Mi vengono i brividi se penso a certi solai o soffitte rifatti in cemento armato — racconta Manieri — quando il resto del complesso è di mattoni e travi. Sono proprio le rigidità diverse a favorire lo sgretolamento dei muri». Lo stesso concetto si applica ai lavori di ristrutturazione delle facciate: è importantissimo l’allineamento delle eventuali nuove finestre e la chiusura il più efficace possibile di quelle vecchie che si vuole eliminare.
Per quanto riguarda i palazzi in cemento armato, i rischi sono molto minori. Gli edifici in pianta quadrata o rettangolare sono comunque più solidi nell’assorbire le scosse di quelli a elle o a ‘serpente’. Quanto al calcestruzzo, per verificare la sua qualità si possono effettuare carotaggi. Ma il controllo dei materiali dovrebbe già essere stabilito in fase di edificazione. Il problema semmai, in questo caso, è quello di verificare la serietà dell’impresa costruttrice.

di ALESSANDRO GOLDONI










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